SALUTE: ECCO COME SALVARCI LE OSSA

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Intervista al dott. Carmine Naccari Carlizzi, specializzato in Ortopedia e in Medicina dello Sport che consiglia in base alle età differenti come prendersi cura delle proprie articolazioni

di Silvia Secchi

Laureato in Medicina e chirurgia nel 1982 presso l’Università degli Studi di Pavia, il dott. Carmine Naccari Carlizzi, specializzato in Ortopedia presso la Clinica Ortopedica dell’Università degli Studi di Pavia e in Medicina dello Sport presso l’Istituto di Medicina dello Sport dell’Università degli Studi di Pavia, dal settembre 1990 al giugno 1998 Medico sociale responsabile del settore giovanile dell’INTERNAZIONALE F.C. MILANO, nella stagione 2002/03 consulente ortopedico e poi nella stagione successiva responsabile del settore medico e medico sociale dell’UDINESE CALCIO oltre che consulente del NOVARA CALCIO. Considerato un esperto della chirurgia ortopedica in particolare del ginocchio e dell’anca, tra i pochi in Italia ad effettuare ricostruzioni combinate del legamento crociato anteriore e posteriore, trapianti meniscali e cartilaginei, ricostruzioni legamentose associate ad osteotomia o protesi monocompartimentale, chirurgia protesica mininvasiva di anca e di ginocchio, chirurgia robotica del ginocchio, What-U.com lo ha intervistato presso la Clinica Columbus di Milano, all’avanguardia nella chirurgia protesica, per chiedergli un po’ di consigli toccando tematiche e problematiche che possono interessare tutti, in base alle diverse età.

Chirurgia personalizzata e mininvasiva quali le nuove frontiere dell’ortopedia?

La ricerca in campo ortopedico è all’avanguardia. Mantenere più a lungo possibile funzionanti le proprie articolazioni deve essere l’obiettivo primario per tutti, giovani, anziani, sportivi e non. La medicina rigenerativa oggi è l’alternativa e poi c’è la possibilità di optare per interventi mini-invasivi che permettono di ricostruire i tessuti in artroscopia, ossia senza aprire, per esempio, anche in presenza di tendini completamente degenerati, utilizzando innesti dalla banca dei tessuti e cellule staminali da tessuto adiposo dello stesso soggetto. La terapia cellulare con staminali per curare traumi conseguenti all’attività sportiva può essere oggi praticata anche a soggetti in età avanzata costituendo una delle nuove frontiere dell’ortopedia.

Quando optare per le terapie conservative al posto dell’intervento?

Come ho appena detto, quando c’è la possibilità di scegliere le terapie conservative io lo faccio sempre. La possibilità di mantenere la struttura ossea originaria, senza prevedere alcun tipo di integrazione o di modifica, quando è possibile farlo, è un obiettivo che io tengo in primaria considerazione. Va detto che oggi ci avvaliamo di tecniche rigenerative per intervenire sulle articolazioni e sui tendini di tutte le età. Con le terapie rigenerative si possono curare traumi conseguenti ad attività sportiva, con cellule staminali da tessuto adiposo si possono curare problematiche degenerative e traumatiche conseguenti ad attività sportiva o la stessa artrosi. Queste terapie rigenerative possono essere utilizzate anche in associazione a veri e propri interventi chirurgici, a tutte le età. Quando per esempio bisogna intervenire per ricostruire un menisco che si è distaccato e che vogliamo conservare, un legamento che si è solo parzialmente lesionato e che vogliamo rinforzare, un tendine che si è consumato o rotto e che vogliamo ricostruire. In pratica queste terapie conservative/rigenerative ci devono consentire di riprendere una qualità di vita in linea alle nostre aspirazioni. Quindi se ci permettono di riprendere le nostre attività di routine, sportive, di lavoro o di svago ben vengano, altrimenti è meglio optare per l’intervento chirurgico, se esso ci si prospetta risolutivo.

Come si sceglie una protesi? Quali i nuovi materiali consigliati?

Oggi una protesi non deve più fare paura perché le tecniche mininvasive e le riabilitazioni veloci ci consentono di ripristinare le articolazioni molto rapidamente e con minimi danni. Sono interventi che si riescono a gestire con tecniche anestesiologiche moderne e analgesie post operatorie efficaci, riuscendo ad avere poco dolore. L’evoluzione della tecnologia e dei materiali protesici ci ha consentito di avere delle protesi sempre più moderne e che si avvicinano sempre di più all’anatomia dell’articolazione da sostituire. E spesso è possibile sostituire solo una parte dell’articolazione, per esempio nella spalla soltanto una parte di testa omerale danneggiata, nel ginocchio soltanto la porzione danneggiata del ginocchio con una protesi monocompartimentale, ossia che interessa solo quella parte. Risultati eccellenti si ottengono anche con le protesi totali soprattutto quando queste protesi sono costituite da materiali il cui coefficiente di scivolamento delle sue superfici si avvicina o è addirittura pari a quello della cartilagine, materiali le cui proprietà anallergiche ci mettono al riparo da spiacevoli rigetti o dismissione di metalli che potrebbero fare fallire l’intervento chirurgico protesico.

In pratica ad oggi il vantaggio delle protesi di oggi è l’uso e la qualità di nuovi materiali? 

Di prassi una protesi è costituta da alcune porzioni metalliche che sono in titanio o derivati di questa lega, che si integrano molto bene con l’osso. Talvolta le protesi possono essere rivestite da nitruro di zirconio le cui principali caratteristiche tribologiche sono durezza, basso coefficiente d’attrito  e inerzia, esso in pratica è ceramica e ci serve per isolare il metallo al quale il paziente potrebbe essere allergico, ma anche per isolare la stessa protesi allo scopo di evitare che con l’attrito vi sia il deposito di ioni metallici che potrebbero interferire con la tollerabilità della protesi. L’obiettivo da raggiungere sempre è quello minimizzare l’attrito allo scopo di rendere la protesi più simile all’articolazione normale e più duratura. Esistono protesi che rigenerano tendini e legamenti lesionati. Spesso utilizziamo dei tessuti che noi chiamiamo scaffold (R.d.R.: impalcatura) che non sono altro che uno stimolo affinché il nostro organismo reagendo con questi e stimolato da cellule mesenchimali  ricostruisca un tessuto di cui siamo mancanti. Si tratta di materiali che vengono riabitati dalle nostre cellule, in pratica è come se noi avessimo una spugna che fa da impalcatura al cui interno, negli spazi vuoti si collocano le cellule per ricostituire un tessuto, un tendine, una nuova struttura ossea oppure ingrandire un menisco, fortificare un legamento. Essi quindi consentono al chirurgo ortopedico di salvare l’articolazione, per esempio nel ginocchio, laddove il menisco sia stato precedentemente asportato.

Protesi d’anca possibilità di riuscita?

Occorre operare una persona quando è nelle condizioni di accettare un intervento. Io, per esempio, non opererei mai un anziano il cui unico movimento è quello di percorrere 50 metri al giorno, quindi dalla camera da letto alla cucina e viceversa, perché le motivazioni non giustificherebbero la necessità di un intervento di questo tipo, anche in presenza di un dolore persistente sceglierei altre strade. L’innesto di una protesi è un tipo di intervento che viene fatto a una persona che ha necessità di muoversi per offrirgli l’opportunità di effettuare una vita normale anche uno sport se richiesto, restituendo alla persona una funzionalità ottimale con il proprio stile di vita. Le possibilità di riuscita sono ottime ed infatti esso è un intervento largamente diffuso e frequente.

Però quello dell’anca è un intervento particolarmente indaginoso…

Si può operare sull’anca attraverso varie vie chirurgiche. Minore è l’indaginosità di un intervento e minori sono le probabilità di avere delle complicazioni. ll chirurgo può accedere all’articolazione dell’anca attraverso diverse vie d’accesso, seguendo una tecnica chirurgica “convenzionale” o una Chirurgia Mini Invasiva. Una vera Chirurgia Mini Invasiva (MIS) è caratterizzata dalla preservazione di muscoli e tendini, associata ad una ridotta incisione cutanea. L’approccio anteriore è l’unica tecnica che segue una via sia intermuscolare che internervosa, riducendo il rischio di danneggiare muscoli, tendini, vasi e nervi. Eventuali gesti di liberazione muscolare sono sempre ridotti al minimo, e in ogni caso meno importanti rispetto alle altre vie d’accesso chirurgiche. Per questa ragione quella anteriore è la via d’accesso ideale per una chirurgia non traumatica, fondamentale per un rapido recupero: migliorerà la qualità della vita velocizzando la ripresa. Con essa perciò l’incidenza delle complicazioni viene diminuita rispetto alle tecniche “convenzionali”. E’ quindi è più rispettosa dell’anatomia e biologia del nostro corpo. I vantaggi dal punto di vista della riabilitazione sono che i pazienti possono rimettersi in piedi il giorno stesso dell’intervento e nel giro di 4-5 gg possono anche andare a casa ed essere autonomi.

Quando un soggetto è predisposto a recidive cosa consiglia?

Se un soggetto comune o un atleta amatoriale si rompe il menisco più volte o avrà un altro infortunio in recidiva dovrà accertare le cause e rimuoverle curandosi opportunamente ma, avendo riguardo per la propria salute, è importante che comprenda che non è più opportuno che rischi la sua articolazione per una partita di calcetto, o qualsiasi altro sport che possa mettere a repentaglio la sua articolazione. Se invece l’attività sportiva è la sua professione allora occorre ovviamente oltre a valutare i fattori che hanno contribuito a causare questa rottura, capire per quale motivo continui ad essere soggetto allo stesso traumatismo intervenendo per la loro risoluzione ma con tempistiche più rapide per il recupero funzionale. La differenza consiste nella valutazione del rischio, lo sportivo professionista sa che questo fa parte dei propri rischi e che dalla sua attività ricava un utile che non è solo quello del piacere nel praticare lo sport, ma anche quello di accumulare guadagni, lo sportivo amatoriale invece deve fare i conti con un’altra professione, con il mancato guadagno che l’infortunio gli procurerà, con la possibilità di perdere il lavoro senza aver guadagnato dallo sport nulla al di fuori dell’usura della propria articolazione, del proprio fisico.

Quali gli interventi che statisticamente lei ha eseguito maggiormente negli ultimi 5 anni.

Tutta la chirurgia mininvasiva praticata anche per le protesi d’anca e di ginocchio, e le ricostruzioni legamentose

Prevenzione. Cosa fare?

Bisogna scegliere lo sport in base all’età e porsi dei limiti. Dai 20 fino ai 30 anni, se si è in buona salute e quindi in assenza di malattie che possano limitare nell’attività sportiva, si può praticare qualsiasi sport e scegliere in base alle proprie predisposizioni e desideri. Dai 40 in avanti occorre iniziare a fare delle scelte. Anche perché persino il fisico più allenato può dare segni di stanchezza. I legamenti si deteriorano e quindi la partita a calcetto può andare bene se si fa non più di 2 volte la settimana. Perché questa comincia essere un’età in cui in caso di trauma il recupero può essere più lento e talvolta più difficile.

Lo sport meno pericoloso sotto il profilo ortopedico? 

Dipende molto anche dall’età. Se si inizia a praticare sci freestyle a 45 anni e non a 15 anni è certo che si corrono molti più rischi. Ma se una persona matura o di mezza età  pratica con regolarità uno sport quale lo sci e le piste e le condizioni climatiche e l’allenamento sono adeguate alla sua età non vedo controindicazioni. Ci sono sport che minimizzano il sovraccarico ed il rischio come il nuoto, la palestra, le passeggiate di buon ritmo, questi possono essere praticati da tutti e fanno bene alle articolazioni, ai muscoli e al sistema cardiovascolare. In ogni caso il mio consiglio è sempre quello di fare attività sportiva sotto il controllo di un esperto per evitare sovraccarichi eccessivi per tutto l’organismo. Lavorare con personal trainer qualificati è la migliore scelta.

Quali le problematiche ossee da tenere sotto controllo dalla nascita?

La prevenzione della lussazione o displasia d’anca in Italia è un obbligo. Il monitoraggio è previsto in tutti i soggetti con visite pediatriche obbligatorie per verificare l’armonico sviluppo psico-fisico nel bambino. Saranno i pediatri in prima istanza ad indirizzare allo specialista ortopedico quei casi che potrebbero essere a rischio come per esempio malformazioni congenite dei piedi, le dismetrie ossia la differente lunghezza degli arti, la scoliosi, il controllo della colonna vertebrale per correre ai ripari con immediate correzioni.

E nell’adolescenza?

Gli adolescenti possono essere soggetti alla sindrome di Osgood- Schlatter, più frequente negli sportivi maschi. Si manifesta con un doloroso gonfiore in prossimità dell’osso sporgente sulla parte superiore della tibia, è una patologia che non si opera mai e guarisce spontaneamente appena il bambino ha completato la sua crescita. Il mio consiglio è evitare i sovraccarichi negli adolescenti. Oltre al nuoto si può fare palestra ma la pesistica nel bambino e nell’adolescente non sono corrette. Le attività vanno scelte in base alle età. Bisognerà sviluppare da piccoli qualità quali la coordinazione, la destrezza, il gioco come divertimento e poi si passerà anche all’attività agonistica. Essa deve essere gestita da allenatori e preparatori professionisti perchè prevede un allenamento da competizione, un diverso utilizzo del proprio corpo, tecniche e competenze per migliorare le prestazioni sportive particolari e non praticabili da tutti.

Che cosa è la sindrome di Marfan?

E’ una sindrome genetica non è molto diffusa la diagnosi è clinica ma la conferma è genetica, è causata da genitori portatori. Nel bambino questa patologia si può sospettare nel corso dello sviluppo.

Il segreto per essere sempre in forma e avere ossa più forti?

 Non dimenticarsi di muoversi, restare agili ed elastici, dedicarsi quindi al classico stretching, al pilates, fare esercizi a corpo libero, è una buona scelta, ovviamente senza esagerare. Visto che per esempio molte sono le patologie da sovraccarico legate alla corsa. E poi, e questo vale per tutti gli sport: mai fare esercizi a freddo e optare sempre per esercizi ed allenamenti progressivi per evitare tensioni eccessive.

Quando le ossa ci danno dei segnali che ci devono fare chiamare l’ortopedico?

Il persistere di una sintomatologia dolorosa o fastidiosa per più di una settimana nonostante il riposo.

Osteoporosi non colpisce soltanto le donne…

Va sfatato il dato che l’osteoporosi sia una problematica solo femminile perché può colpire la donna che va in menopausa, essa invece è un processo parafisiologico del soggetto anziano, e colpisce anche l’uomo.  Quando si ha un indebolimento dell’osso e quindi un danneggiamento delle articolazioni e delle cartilagini, si ha una perdita di elasticità. Colpisce quindi il tessuto connettivo. L’osso non è un tessuto statico e rigido, è molto elastico quindi quando diventa povero di cellule ossee diventa un’impalcatura rigida e per questo motivo diventa fragile. La sedentarietà aggrava questa situazione, quindi va evitata anche nei soggetti che accusano dolori. Il movimento aiuta l’osso a diventare più resistente e migliora le cellule ossee. Occorre seguire una dieta con giusto apporto di vitamina D e fare vita all’aria aperta esponendosi ai raggi solari.

Campioni si nasce, oppure è un obiettivo che si può conquistare?

Bisogna sapere intervenire sul fisico e sulla psiche. Gli atleti che diventano campioni hanno doti naturali, ma hanno avuto un allenamento corretto e quindi conoscono il segreto del gesto sportivo e la coordinazione. Non tutti però riescono a diventare Ronaldo a parità di qualità. La differenza a volte sta nel sacrificio che occorre mettere in conto per raggiungere certi risultati che non tutti sono pronti ad affrontare.

I campioni sembra che guariscano sempre prima?

La biologia è legata a predisposizioni genetiche. E’ vero esistono soggetti che guariscono più rapidamente. Guarire da un traumatismo spesso dipende anche dalla volontà di un soggetto a volere recuperare. Come un paziente oncologico nel momento in cui si deprime diventa più vulnerabile alla malattia, la stessa cosa succede nel paziente traumatizzato a causa di un incidente sportivo.

Zanardi un fuoriclasse del recupero…

Zanardi ha compensato il deficit degli arti inferiori sviluppando la sua parte superiore. E comunque è da considerare un uomo con un fisico con qualità superiori alla norma. Le prestazioni non si possono confrontare perché ogni atleta è un fuoriclasse nella propria categoria e nella propria disabilità. Comunque gli atleti disabili sono suddivisi in diverse categorie a seconda dello stato fisico e della gravità del loro handicap. Sarebbe meglio chiamarli atleti diversamente abili in quanto godono di un limite che non li limita.


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What-u.com

Mi chiamo Patrizia Vassallo, sono il direttore di What-u, scrivo da sempre, da quando alle elementari ho iniziato a fare il mio primo giornalino scolastico e sono una giornalista professionista dal 1993 (iscritta all'Albo dei Giornalisti Professionisti della Lombardia). Ho lavorato per alcuni quotidiani, (Il Secolo XIX, Il Mercantile, The Daily Mirror, Le Monde), e poi per molti magazine italiani e alcuni stranieri, The Face, Gente, Onda Tv, Gente Viaggi, Gioia, Gente Money, Il Nostro Budget, Eva Tremila, Marie Claire), sono spesso stata in giro per il mondo... Ora, da poco più di un anno, sono il direttore di What-u! Scrivere per me non è una professione, ma una passione da condividere con i lettori!

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