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di Paolo Venditti

Una mostra da non perdere quella organizzata dal noto gallerista Angelo Bolzani, titolare dell’omonimo studio, in Galleria Strasburgo a Milano a due passi dal Duomo.  I disegni di Giovanni Fattori  in piccolo formato della Collezione Malesci 1870 – 1890, fanno riparlare di un artista considerato uno dei più sensibili esponenti del movimento dei Macchiaioli.

Ma perché da pochi giorni una mostra su di lui nella sua galleria? «Fin da piccolo ho imparato ad apprezzare la pittura dell’800, mi ricordo alcune mostre del nonno , stimato gallerista dagli anni Trenta agli anni Settanta, dove di fronte  ad alcune tavolette di piccole e medie dimensioni, partiva l’esclamazione :” Uhhh, questo è un Fattori!».

Perché puntare sui disegni e non sui suoi dipinti? «Vivendo in prima persona il mio lavoro, concentrato per parecchi anni solo nell’arte su carta (acquarelli, disegni, incisioni, litografie,xilografie) dai classici del ‘500, ho imparato ad allungare ancora di più quella vocale seguita dal punto esclamativo, scoprendo i risvolti della poetica di tante opere di questo geniale artista toscano. Nei primi anni 90’ grazie alla collaborazione con la signora Anna Allegranza Malesci, vedova del primo allievo di Fattori, Giovanni Malesci, suo esecutore testamentario, ho potuto organizzare una bella mostra d’incisioni, seguita da una mostra di litografie (tecnica molto rara per Fattori) e limitata a poco più di una ventina di soggetti, che poi hanno trovato spazio nella loro completezza in un unica collezione privata. Ho poi realizzato un’altra mostra che fu addirittura paragonata a quella organizzata alcuni mesi prima al museo Du Lac di Lugano con opere incisorie provenienti da tutta Europa. E poi sono seguiti tre appuntamenti con i disegni, dal 2012 ad oggi, sempre con il timbro a secco della collezione Malesci».

Cosa c’era di così straordinario nei suoi dipinti rispetto ad altri vicini, contemporanei ? «Unicita’ geniale. Fattori era insofferente alla pittura accademica e ai suoi temi storico-celebrativi, per questo motivo aveva aderito quasi fisiologicamente alla macchia, una nuova tecnica pittorica ed espressiva legata con

la poetica naturalistica. Il suo scopo era quello di instaurare una pittura di ‘impressione’ modulando i volumi e le lontananze non più con il tradizionale chiaroscuro, bensì con la giustapposizione omogenea di campiture di colore accordate tra di loro in base al «tono», al «valore» e al loro conveniente «rapporto» (come spiegò egli stesso)».

Che cosa riusciva a trasmettere di così speciale? «Fattori ha descritto il quotidiano della vita, la sua terra, la Maremma, gli animali, i cavalli, una cultura contadina dove poteva nascere Dalcò Olmo, protagonista del ritratto da Bernardo Bertolucci nel film “Novecento”. Meno sociale di un Pelizza Da Volpedo, e altrettanto attento e forse più intimo nei particolari, mi ha sempre affascinato perché io sono attratto dalla genesi della terra e dalla genesi del suo tratto. Il disegno è la prima immediata volontà dell’artista, per dar vita ad un ‘opera, sono appunti d’immagine raccolti sull’onda di una prima emozione. Il tratto di Fattori è sicuro e geniale e anticipa i colori delle future opere e dando nell’illusoria semplicità del bianco e nero forza a piccoli capolavori. Fattori è sereno di fronte al lavoro, accetta la quotidianità anche nelle più gravose fatiche. La natura anche nella famosa “Libecciata” (Firenze- Museo d’arte moderna), curva gli alberi, gonfia le onde, ma non è spaventosa è un momento della vita, una testimonianza di forza che ci affascina senza terrorizzarci. Lo stesso possiamo dire dei soggetti militari, con drappelli, bivacchi,postazioni, dove traspare un sereno quotidiano senso del dovere. Persino nella “Carica di Cavalleria” o nel “Quadrato di Villafranca”, c’è una grande forza, grande movimento, disordine di battaglia, mai sgomento. Sereno, soddisfatto forse curioso, come lo sguardo del ritratto della sua terza moglie, che nonostante l’età avanzata mi ricorda lo sguardo di una giovane Katharine Ross- Elaine, nell’ultima inquadratura de “Il laureato”  di  Mike Nichols, Fattori era davvero speciale, geniale poetico, osservatore, storico, sincero ed inevitabilmente sereno».

Bolzani scriva lei la chiosa di questo articolo… «Fattori, geniale poetico, osservatore, storico, sincero ed inevitabilmente sereno».

 

                                                                                                                                                                                             

 


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