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Da sinistra, Juan Guaidò, (ph. EPA/MIGUEL GUTIERREZ), nuovo presidente ad interim del Venezuela e Nicolas Maduro, tuttora formalmente in carica, nonostante l’appoggio incondizionato degli Stati Uniti a Guaidò

«Non rinuncerò mai», ha tuonato Maduro dando dei “pagliacci” agli oppositori del governo parallelo guidato da Guaidò. Parlando alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, il presidente ha detto che “i diplomatici americani devono lasciare il Venezuela entro domenica”, ossia passate le 72 ore concesse agli Usa dopo la rottura delle relazioni diplomatiche.

Che cosa accadrà ora in un Paese dove di fatto ci sono due presidenti? Sebbene la discesa in piazza del popolo e l’appoggio immediato degli Stati Uniti a Guaidó abbia fatto pensare a un cambio ai vertici questa volta arrivato per davvero a una svolta decisiva, in realtà le cose non sembrano profilarsi verso questa direzione.

Maduro infatti può contare su la Forza armata nazionale bolivariana (Fanb), sull’Assemblea nazionale costituente (Anc) e sul Tribunale supremo di giustizia (Tsj). La Russia, ha messo in guardia dal rischio di un “bagno di sangue”), Cina e Turchia.

Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto l’altro ieri i poteri di presidente ad interim, ha dichiarato di essere disposto a concedere un’amnistia “a tutti coloro che siano disposti a mettersi dalla parte della Costituzione per recuperare l’ordine istituzionale”, compreso lo stesso Nicolas Maduro.


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