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È MORTO SAVERIO BORRELLI, EX CAPO POOL MANI PULITE - WHAT-U

Francesco Saverio Borrelli, ex capo Pool di Mani Pulite con Antonio Di Pietro

E’ morto oggi a Milano Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era Procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano. Protagonista di un capitolo scottante della storia d’Italia, per 47 anni ha indossato la toga per tanti anni. Borrelli si è spento a 89 anni, dopo una lunga malattia. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti. Come cinque anni fa per il suo vice Gerardo D’Ambrosio, anche la camera ardente dell’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, sarà aperta nel Palazzo di Giustizia di Milano, solo domani mattina dalle 9,30. Lunedì, 22 luglio, il funerale sarà celebrato a Milano, dal parroco nella chiesa di Santa Croce alle 14.45.

La sua carriera

Dal marzo 1999 alla pensione nell’aprile 2002 è stato procuratore generale della Corte d’appello milanese. Per circa 40 anni la sua carriera giudiziaria ha avuto come epicentro il capoluogo lombardo, dove è stato giudice presso il Tribunale, consigliere della Corte d’appello, Presidente di sezione del Tribunale, per poi passare all’ufficio del PM. Nel febbraio 1992, con l’inizio dell’inchiesta sul Pio Albergo Trivulzio cominciò l’era di Tangentopoli e diresse il pool di magistrati che indagò sullo scandalo politico di Mani Pulite assieme ad Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo e si distinse subito per la sua determinazione. Fu infatti lui a spedire al leader socialista Bettino Craxi il primo avviso di garanzia. Anche dopo il crollo della Prima Repubblica, continuò a seguire le inchieste di Mani pulite. Dal 1999 al 2002, per sua stessa richiesta, rivestì la carica di Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano e all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte d’appello, il 12 gennaio 2002 concluse nella sua relazione, con la frase, ripresa dal discorso del 1917 di Vittorio Emanuele Orlando dopo la disfatta di Caporetto, «resistere, resistere, resistere» facendo un sottinteso riferimento alle riforme dell’allora governo Berlusconi. Il 23 maggio del 2006, dopo un grave scandalo che coinvolse pesantemente il mondo del calcio italiano, fu nominato capo dell’ufficio indagini FIGC dal commissario straordinario di tale organismo, Guido Rossi, incarico che abbandonò nel giugno 2007. Nel marzo dello stesso anno fu nominato, su Borrelli su proposta del Consiglio Accademico, Presidente del Conservatorio di Milano e assieme all’ex collega e amico Gerardo D’Ambrosio, fu tra i firmatari dell’appello per la candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico, in vista delle elezioni del 14 ottobre 2007. “Ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato”, queste le parole di Bobo Craxi, figlio di Bettino, l’ex premier socialista morto nel 2000, sull’ex procuratore della Repubblica di Milano negli anni di Mani Pulite.


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