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Oggi si celebra un’altra triste ricorrenza dopo quella della strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, quella dell’attentato terroristico di tipo dinamitardo al treno espresso 1486 “Italicus”, compiuto nella notte tra il 3 e il 4 agosto del 1974 , mentre il convoglio transitava presso San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Considerato uno dei più gravi attentati che si sono verificati nei cosiddetti anni di piombo, assieme alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, alla strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 e alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, per la strage dell’Italicus, come per le altre stragi, furono incriminati come esecutori diversi esponenti del neofascismo italiano, ma l’iter processuale si è poi concluso con l’assoluzione degli imputati per mancanza di prove. Stando a quanto affermato nel 2004 dalla figlia Maria FidaAldo Moro, all’epoca Ministro degli Esteri, si sarebbe dovuto trovare a bordo del treno, ma pochi minuti prima della partenza venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero che lo fecero scendere per firmare alcuni documenti. L’ordigno che esplose nella quinta vettura del treno che proveniva da Roma ed era diretto a Monaco di Baviera via Brennero, venne collocato in una valigetta nascosta sotto un sedile rivolto contro il senso di marcia collegato a una sveglia di marca tedesca, Peter, molto comune all’epoca, ritrovata nel corso delle prime perlustrazioni dove era avvenuta l’esplosione. La temporizzazione del timer avrebbe dovuto fare esplodere l’ordigno mentre il treno attraversava la Grande galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, ma poiché durante la corsa tra Firenze e Bologna, l’espresso recuperò tre dei minuti di ritardo accumulati nelle tratte precedenti di conseguenza la bomba esplose lo stesso all’interno della galleria, ma in un tratto a soli 50 metri dall’uscita. L’esplosione fece sollevare il tetto della quinta carrozza, che poi cadde frantumandosi in migliaia di schegge, mentre le lamiere si deformarono per la temperatura altissima, oltre 3000 °C , dell’incendio che divampava. Nell’attentato morirono 12 persone (alcune per l’esplosione, altre arse vive dall’incendio) e altre 48 rimasero ferite. La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell’ordine di centinaia di morti, se l’ordigno fosse esploso all’interno della Grande Galleria dell’Appennino, come sarebbe avvenuto dieci anni dopo nella Strage del Rapido 904. Nella tragedia, un uomo si è distinto fra tanti, un ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, il forlivese Silver Sirotti, poi insignito di Medaglia d’oro al valore civile alla memoria perché munito di estintore, si lanciò tra le fiamme per soccorrere i viaggiatori intrappolati nel treno e in questo tentativo pure lui perse la vita. “I procedimenti giudiziari non hanno potuto portare a sentenze definitive di condanna e il mancato accertamento di così gravi fatti interpella le coscienze di ciascuno. Si tratta di una lesione al principio di giustizia solennemente affermato dalla nostra Costituzione, a cui una comunità democratica non può mai rassegnarsi”, ha detto oggi il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricordando la strage dell’Italicus.


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