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Da sinistra in ordine orario, Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Alessandro Di Battista

di Matteo Ciacci

Oggi al Senato è previsto il voto sul decreto sicurezza bis. Ci sono i numeri per la fiducia? Matteo Salvini ieri da Milano Marittima ha risposto:”Non lo so: non mi sono ancora informato, ma lo farò nel pomeriggio”. Il governo sul provvedimento sarebbe intenzionato a mettere il voto di fiducia. I numeri sono comunque ristretti, la maggioranza assoluta è di 161 voti ed è quindi appesa a cinque voti. Poi c’è la questione Tav. Salvini continua a promettere battaglia. “Mercoledì c’è una mozione del M5S contro la Tav. Chiunque dirà no alla Tav stia bene attento perché metterà a rischio il governo” ha tuonato il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Nel M5S c’è una pessima componente di sinistra al loro interno. A furia di far niente il Paese è fermo. Io voglio un Paese in cui le infrastrutture partono a manetta. Su questo i nodi verranno al pettine. Sono stufo degli attacchi quotidiani degli alleati di governo”,  ha rincarato. “O si parla di meno e si lavora di più o la pazienza finisce”. Parole dure, dette con uno stile laconico che non lascia spazio ai “sé e ai ma”. Salvini poi è tornato all’attacco sulla riforma della giustizia, “una bozza che è poca roba. Ma in un Paese civile c’è la certezza della pena e non sconti di pena e attenuanti”. Ieri ai media che lo pungolavano sul fronte “ritorno al voto” ha risposto: “Dipende se c’è una maggioranza. La Lega c’è ed è compatta e vuole fare cose per questo Paese. Se altri sono divisi e hanno difficoltà, è un problema. Poi vediamo come vanno le votazioni sul decreto Sicurezza e sulla Tav. Se un pezzo di maggioranza vota per bloccare un’opera così importante, è un problema. Vediamo domani sul decreto Sicurezza se c’è una maggioranza o no”.

Luigi Di Maio intervistato dal Corriere della Sera ha detto: “La nostra manovra dovrà dare risposte concrete agli italiani. Le dico con grande onestà una cosa, così spegniamo subito tutte le polemiche che sono state alimentate sui giornali: io sono stanco di litigare. E così la pensano anche tutti gli italiani che incontro ogni giorno. Il M5S non ha paura di governare, scriviamo insieme la manovra e continuiamo a cambiare il Paese”, ha proseguito Di Maio. “Bisogna abbassare le tasse con la flat tax e il taglio del cuneo fiscale, poi dobbiamo fare il salario minimo e tanti altri provvedimenti importanti che servono ai cittadini. Non soffermiamoci sui puntini e sulle sfumature, andiamo direttamente alla sostanza. L’abbiamo fatto in un anno e mezzo di governo. Adesso prendiamoci i meriti delle cose fatte e continuiamo su questa strada. Con Conte e Salvini abbiamo lavorato bene, andiamo avanti così“. E sul fronte Tav aggiunge: “Abbiamo ribadito la massima fiducia al premier Giuseppe Conte. A lui, ad esempio, abbiamo riconosciuto la grande capacità di riuscire a dialogare in Europa. Questa è una caratteristica fondamentale. Tra l’altro la mozione impegna il Parlamento, non il governo, proprio perché solo il Parlamento può intervenire. Non vogliamo regalare 2 miliardi alla Francia per realizzare un’opera inutile che nascerebbe già vecchia. Sul Tav stiamo dimostrando coerenza. È la Lega che ha cambiato faccia sull’opera“. Sull’autonomia Di Maio sottolinea: “Sarà una riforma equilibrata che vi assicuro darà risposte concrete alle Regioni del Nord e non andrà a penalizzare quelle del Centro Sud. Stiamo andando avanti, stiamo sciogliendo tutti i nodi. Con la Lega stiamo trovando la quadra su tutto”. E assicura di poterlo fare anche sul fronte giustizia: “I tempi dei processi sono troppo lunghi e vanno accorciati. Questo ci chiedono i cittadini e questo dobbiamo impegnarci a fare”. Sul decreto Sicurezza bis al Senato Di Maio precisa: “Ormai manca poco all’approvazione” e dice di essere fiducioso”, ricordando anche l’emendamento voluto dal M5S, quello della confisca della navi non autorizzate ad entrare nelle acque italiane. Su un possibile rimpasto a settembre chiosa: “Non voglio parlare di poltrone, io ho una lista di cose da realizzare, spero che la Lega voglia continuare a condividere con noi questo percorso, non è mia abitudine puntare il dito sugli altri”. E anche riguardo al Commissario Ue risponde diplomaticamente: “Non partecipo al toto-nomi. Riconosco alla Lega il merito di aver vinto le elezioni e aspetto di conoscere il nome del commissario che andrà in Europa a tutelare gli interessi dell’Italia”.

Ma se Di Maio continua a tendere la mano a Salvini, perché diventato emozionalmente resiliente ai suoi appelli agli Italiani, Alessandro Di Battista lo liquida con un affondo dicendo: “Conta zero per quello che mi riguarda”.

Il premier Giuseppe Conte

Misure per il lavoro e il welfare, il Governo incontra le parti sociali

“Con il terzo incontro con le parti sociali, inizia domani un’altra settimana di lavoro cruciale”. A sottolinearlo ieri il premier Giuseppe Conte su Facebook, alla vigilia del nuovo round con sindacati e imprese in programma per domani pomeriggio a Palazzo Chigi. Un percorso, quello intrapreso in vista del varo della manovra, dove l’ascolto e il confronto costituiscono un passaggio imprescindibile per realizzare “il progetto riformatore del Paese. Con i sindacati e le associazioni di categoria”, ha spiegato il premier, “ci confronteremo sul tema del lavoro e del welfare e sulle misure che abbiamo intenzione di attuare con la prossima manovra economica. Queste misure saranno oggetto di approfondimento dei tavoli tecnici del governo che partiranno già nei prossimi giorni. Mi riferisco ai tavoli tecnici su cinque aree tematiche: riforma fiscale; spending review – tax expenditure e cuneo fiscale; privatizzazioni; piano per il sud; investimenti ed export. I lavori continueranno di concerto con tutti i ministeri per arrivare a settembre con il lavoro già impostato per la manovra. L’ascolto e il confronto con tutte le parti coinvolte costituiscono per noi un passaggio imprescindibile per realizzare in maniera organica il progetto riformatore del Paese. Continuiamo, giorno dopo giorno, a lavorare con il massimo impegno per l’Italia”.

Questi gli orari delle riunioni:

  • ore 16.00 – Cgil, Cisl, e Uil;
  • ore 16.45 – Ugl, Usb, Cisal e Confsal;
  • ore 17.30 – Alleanza delle Cooperative Italiane;
  • ore 18.00 – Forum Terzo settore;
  • ore 18.30 – Confagricoltura, Coldiretti, Cia, FederDistribuzione, Copagri;
  • ore 19.15 – Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance, Confedilizia, Casartigiani, Confapi, Confprofessioni;
  • ore 20.15 – Unimpresa, Confimi Industria, Confimpreseitalia, Cida;
  • ore 20.45 – Abi, Ania.

“DECRETO SICUREZZA BIS” I NUMERI

Il decreto sicurezza bis, che scadrà a metà agosto, arriva in Aula al Senato oggi e sul provvedimento sarà posta dal governo la questione di fiducia. A Palazzo Madama la maggioranza può contare sulla carta su 167 voti, inclusi due senatori del gruppo Misto, su un totale di 321 senatori, contando anche i sei senatori a vita. La maggioranza dunque assoluta è pari a 161 sì.

M5S, il gruppo più numeroso, ha 107 voti, ai quali però potrebbero venire a mancare, oltre a quello di Elena Fattori (che ha già annunciato di non votare la fiducia), il voto di altri senatori (Mattia Mantero, Virginia La Mura, Alberto Airola, Lelio Ciampolillo). Si scenderebbe quindi a 102 pentastellati, ancora meno in caso di assenze. L’altro partner di governo, la Lega, portabandiera con il leader Matteo Salvini del dl sicurezza bis, ha 58 senatori, ma potrebbe scendere a 57 perché Umberto Bossi non è detto che venga a votare per motivi di salute. A questi potrebbero aggiungersi il voto favorevole alla fiducia dell’ex M5S Maurizio Buccarella e quello di tre senatori della Südtiroler Volkspartei (Svp) e uno dell’Union Valdotaine.Con l’apporto di questi quattro la fiducia potrebbe contare alla fine, sottraendo i “dissidenti” 5S, su 166 voti. All’opposizione ci sono 51 senatori del Pd, che voteranno compattamente contro come i 4 del gruppo Misto-Leu, a cui si aggiunge l’ex 5S Paola Nugnes, la senatrice Emma Bonino di +Europa, il senatore del Psi Riccardo Nencini e gli ex M5S Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, oltre altri due del gruppo delle Autonomie. Forza Italia può contare su 61 senatori, esclusa la presidente Elisabetta Casellati che per prassi non vota, mentre Fratelli d’Italia su 18 voti. Le opposizioni dunque, al netto delle assenze, potrebbero arrivare a quota 141 senatori.


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