ORA ANCHE LE POP STAR SONO CONTRO I MANIFESTANTI DI HONG KONG

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In questo scatto del marzo 2015, parte della band musicale sudcoreana K-pop EXO.
Lay, secondo da sinistra, parla durante una conferenza stampa a Seoul, in Corea del Sud. 
Almeno otto star del K-pop in Cina e persino una a Taiwan e una a Hong Kong hanno dichiarano pubblicamente il loro sostegno alla politica della Cina unica, suscitando un misto di delusione e comprensione da parte dei fan. È l’ultimo esempio di come le celebrità e le aziende sentano la pressione del governo cinese. 
(AP Photo / Ahn Young-joon)

di Chao Zeng

Anche le pop star della Cina continentale, ossia dei territori sotto il diretto controllo della Repubblica Popolare Cinese, a esclusione di Taiwan, Hong Kong e Macao stanno dichiarando pubblicamente il loro sostegno a Pechino, suscitando un misto di delusione da parte dei loro fan. Le dichiarazioni sono arrivate dopo che i manifestanti si sono opposti alla crescente influenza di Pechino sulla semi-autonoma Hong Kong rimuovendo e gettando una bandiera cinese nel Victoria Harbour all’inizio di questo mese. Lay Zhang, Jackson Wang, Lai Kuan-lin e Victoria Song alcuni dei cantanti K-pop più noti, recentemente si sono dichiarati “uno degli 1,4 miliardi di guardiani della bandiera cinese” sui loro account ufficiali sui social media Weibo e tenuto conto che Wang è di Hong Kong e Lai di Taiwan, il peso del loro messaggio per i residenti a Hong Kong, è facilmente intuibile.

Wang, membro del gruppo Got7, si è visto mostrare con orgoglio la bandiera di Hong Kong e indossava un cappello con il simbolo della città, un fiore di bauhinia. In più Wang non contento ha portato una bandiera cinese nel suo tour di concerti e ha anche indossato una felpa con cappuccio con bandiera cinese nel suo video musicale.

In questa foto del 14 gennaio 2019, il cantante di Hong Kong Jackson Wang si esibisce alla fine della collezione autunno-inverno 2019-20 di Fendi, presentata a Milano, in Italia. 
(Foto AP / Luca Bruno)

Song e Zhang invece hanno mostrato il loro orgoglio cinese su Instagram, Song caricando un’immagine della bandiera cinese con la didascalia “Hong Kong è parte della Cina per sempre” su Weibo, visto che Instagram, Twitter, come la maggior parte dei siti social media occidentali, sono bloccati dai censori del Partito Comunista Cinese al potere.

I fan del K-pop hanno reagito nell’immediato alle dichiarazioni di fedeltà alla Cina. C’è chi le ha definite vergognose e chi invece ha mostrato maggiore comprensione. Erika Ng, riporta AP, una fan di Hong Kong di 26 anni di Jackson Wang, non è stata sorpresa dalla sua affermazione. Ha detto che “valorizza il mercato cinese più del mercato di Hong Kong” a causa della sua grande presenza nella terraferma.

Anche gli EXO,  un gruppo musicale sudcoreano-cinese formatosi a Seul nel 2012 e che oggi conta 9 membri, Suho (nato a Kim Jun-myeon, Seul, 22 maggio 1991, voce) Xiumin (nato a Kim Min-seok, Guri, 26 marzo 1990, voce, rap), Lay (nato a Zhang Jiashuai, ha poi cambiato nome all’anagrafe in Zhang Yixing, Changsha, 7 ottobre 1991, voce), Byun Baek-hyun (nato a Bucheon, 6 maggio 1992, voce), Chen (nato a Kim Jong-dae, Siheung, 21 settembre 1992, voce), Park Chan-yeol (nato a Seul, 27 novembre 1992, voce, rap), D.O., (nato Do Kyung-soo, Goyang, 12 gennaio 1993, voce), Kai (nato Kim Jong-in, Suncheon, 14 gennaio 1994, voce, rap), Oh Se-hun (Distretto di Jungnang, 12 aprile 1994, voce, rap),top 5 delle celebrità più influenti nella Forbes Korea Power Celebrity dal 2014 fino al 2018, hanno dichiarato di stare dalla parte di Pechino.

Gli Exo nel 2016. Da sinistra, in piedi: Byun Baek-hyun, Chen, Lay, Oh Se-hun, Park Chan-yeol, D.O. e Kai. Da sinistra, in ginocchio: Suho e Xiumin

Ellyn Bukvich, un 26enne americano che è stato un fan degli EXO per cinque anni, ha detto che molti giovani fan probabilmente supporteranno Zhang e il suo messaggio perché lui è idolo del pop-K con molti followers.

China or nothing

La politica della Cina non ammette deroghe di alcun tipo e minaccia di fare passi da gambero se necessario riguardo il destino di Hong Kong, Macao e Taiwan, che Pechino vede come una provincia separatista che potrebbe ricongiungere alla terraferma con la forza, se necessario.

Nel caso di Hong Kong, ex colonia britannica restituita al controllo cinese nel 1997, Pechino mantiene una politica “un paese, due sistemi” in cui alla città sono garantite maggiori libertà rispetto a a quelle previste sulla terraferma fino al 2047. Il governo cinese e i media interamente controllati dallo stato hanno costantemente rappresentato il movimento di protesta di Hong Kong come un gruppo di criminali, sostenuti da stranieri ostili, che cercavano di dividere il territorio dalla Cin. Basta soltanto vedere quello che è accaduto a 4 marchi di fama internazionale, che involontariamente “hanno mancato di rispetto alla Cina” sono stati costretti a presentare scuse pubbliche per le presunte violazioni di tale politica, come elencare Taiwan e Hong Kong come paesi separati sui loro siti Web o sulle magliette. Zhang, per esempio, ha interrotto la sua collaborazione con Samsung Electronics la scorsa settimana, accusando il colosso della Corea del Sud di aver danneggiato la “sovranità e integrità territoriale” della Cina. E Samsung, al contrario dei famosi marchi di moda, ha preferito non commentare spiegando che lo farà quando Weibo smetterà di usare opzioni linguistiche diverse per Taiwan e Hong Kong.

In passato sono state state tante le star passato è disseminato di esempi di celebrità, sia cinesi alle quali è stata distrutta la carriera per avere indisposto il governo cinese. Nel 2016, la star della K-pop taiwanese Chou Tzu-yu si scusò pubblicamente per aver sventolato la bandiera di Taiwan mentre appariva in uno spettacolo televisivo sudcoreano. Una campagna di diffamazione cinese contro di lei la fece poiscomparire dalle scene. Forse sarà per questo motivo che Liu Yifei, la stella di origine cinese dell’imminente versione Disney del film “Mulan”, in questi giorni ci ha tenuto a sottolineare che stava dalla parte di Pechino. “Sostengo la polizia di Hong Kong”, ha scritto Liu, sul suo account Weibo. “Ora potete attaccarmi tutti. Che peccato per Hong Kong. ” Molti sono stati coloro che hanno messo in dubbio le sue motivazioni, chiedendosi se il post fosse stato calcolato per garantire che il suo film fosse distribuito ampiamente in Cina, il più grande mercato cinematografico del mondo. Di sicuro gli unici spettatori certi che non avrà il prossimo anno, saranno quelli Hong Kong.


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Executive Editor Patrizia Vassallo

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