VENEZIA, MOSE, CONDANNATI MAZZACURATI, MAZZI E IL CONSORZIO VENEZIA NUOVA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Giovanni Mazzacurati, semplicemente il padre del Mose ed ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, morto il 24 settembre in California. Poi Alessandro Mazzi, imprenditore veronese ma romano d’adozione, in passato vicepresidente del Cvn. E ancora lo stesso Consorzio Venezia Nuova, la rete d’imprese concessionaria dello Stato per la realizzazione delle dighe mobili chiamate a salvare Venezia dalle acque alte, il Modulo sperimentale elettronico, meglio noto come Mose sono stati condannati in solido perché tutti e tre sono stati ritenuti responsabili di un sistema di tangenti creato attorno all’opera di salvaguardia. Un florilegio di mazzette capace di creare un «notevole danno all’Erario legato al maggiore costo fittiziamente addebitato alle stesse consorziate» del Cvn. Nella sua requisitoria, scrive il Gazzettino.it, l’accusa aveva sostenuto come gli episodi di corruzione dell’inchiesta sul Mose avessero comportato un danno allo Stato di almeno 21,7 milioni di euro, e al rifondere di tanto chiedevano ai giudici di condannare l’ex presidente e l’ex vice del Cvn, oltre allo stesso Consorzio. Numeri ribaltati dal Collegio presieduto dal giudice Carlo Greco, giudici relatori Innocenza Zaffina e Daniela Alberghini, che ha quantificato in 6,9 milioni di euro il «danno da tangente» figlio delle somme dei vari prezzi di reato (le tangenti, ndr) cristallizzati dalle sentenze penali: 2,6 milioni di euro all’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan; 2 milioni all’ex assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso; 750mila euro a Patrizio Cuccioletta, all’epoca Magistrato alle Acque; 500mila euro al generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante e a Marco Mario Milanese, ex deputato del Pdl ed ex consigliere politico dell’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti; infine 550mila euro per l’ex ministro Altero Matteoli, morto nel dicembre 2017.

Le motivazioni

Nel condannare Mazzacurati, Mazzi e il Cvn, la Corte dei Conti ha puntualizzato anche i ruoli e l’adesione al disegno corruttivo che ruotava attorno alla costruzione del Mose, ancora in piedi.È da lì che emerge come Mazzacurati «fosse colui che tale sistema aveva progettato» e appare quindi «comprovata la commissione di condotte intrinsecamente connotate da un moto psicologico volitivo indiscutibilmente proteso alla coscienza e volontà degli illeciti». Così, scrivono i giudici di Palazzo dei Camerlenghi, «appare incontestabile che lo stesso Mazzi fosse anch’egli pienamente consapevole e compartecipe del meccanismo, si legge nella sentenza, per essere risultato coinvolto nei meccanismi decisionali e nell’utilizzazione dei proventi delle condotte illecite». E il Cvn? Per i giudici, scrive il Gazzetino.it, ha avuto anche lui, come ente, dei benefici derivati dai comportamenti dei suoi vertici. Emerge, in fin dei conti, «la violazione dolosa dei propri doveri» con un danno causato al Mit e al Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche e dovuto all’aumento spropositato dei costi dell’opera. «Deve ritenersi che le tangenti erogate abbiano gravato sul corrispondente costo della fornitura e dei lavori». Stando alle motivazioni della Corte dei Conti, quindi, il meccanismo messo in piedi da Mazzacurati e dai suoi adepti «ha causato un grave nocumento alle finanze pubbliche». Le tangenti pagate dall’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati per i lavori del Mose sono state un danno erariale. Lo ha stabilito una sentenza dei giudici della Corte dei Conti, quantificando il danno in 6,9 milioni di euro a fronte dei 21 milioni 750 mila euro contestati dalla Procura. Soldi che i giudici chiedono non solo agli eredi di Mazzacurati, nel frattempo deceduto negli Stati Uniti, ma anche al suo vice di allora, l’imprenditore veronese ma romano d’adozione Alessandro Mazzi e allo stesso Consorzio Venezia Nuova, la rete di imprese concessionaria dello Stato per la realizzazione delle dighe mobili, oggi retta dal un pool di commissari nominati dalla prefettura di Roma d’intesa con l’Anac.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »
error: Content is protected !!