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(ph. Chinatopix tramite AP)

di Paola Pellizzi

Dopo una breve tregua, il numero dei decessi a causa dei contagi per il coronavirus è salito a 805. La maggior parte delle vittime erano persone che abitavano a Wuhan e dintorni. Mercoledì un cittadino americano di 60 anni al quale era stato diagnosticato il virus è morto a Wuhan. 

Il ministero degli Esteri giapponese ha dichiarato che anche un giapponese di 60 anni in cura a Wuhan è morto. In quarantena nel porto di Yokohama anche la nave Diamond Princess, con a bordo 3700 passeggeri, (di cui 35 italiani) provenienti da sei Paesi diversi. E un’altra nave la Westerdam proveniente dall’Olanda, che il primo ministro Shinzo Abe ha respinto, per sospette infezioni a bordo. Difficile la vita in Cina soprattutto nelle zone dove è stato riscontrato il focolaio del virus. Le scorte di cibo nei supermercati sono scarse, fabbriche, uffici e altre attività al pubblico sono chiuse per impedire la diffusione del virus. Uscire per fare acquisti è una quasi impossibile in alcune città che sono in quarantena. A Hangzhou, una metropoli industriale di 10 milioni di persone a sud-ovest di Shanghai, come anche a Huanggang, una città di 1 milione di abitanti vicino a Wuhan, la regola è che solo un membro di ogni famiglia possa uscire ogni giorno per fare la spesa.

(ph. Chinatopix tramite AP)
(ph. Chinatopix tramite AP)
(ph. Chinatopix tramite AP)
(ph. Chinatopix tramite AP)
(Chinatopix tramite AP)

Anche l’oftalmologo 34enne Li Wenliang, che per primo ha scoperto ha il virus mentre curava i suoi pazienti nei primi giorni dell’epidemia, è morto pochi giorni fa all’Ospedale Centrale di Wuhan. Una morte che ha scatenato la rabbia di coloro che ora si scagliano contro i controlli del Partito Comunista accusato di avere nascosto informazioni fondamentali su focolai di malattie.

TIMORI PER L’AFRICA

Il virus deve ancora essere confermato in Africa, ma le autorità sanitarie sono sempre più preoccupate per la minaccia al continente, dove si stima che attualmente vivono 1 milione di cinesi, poiché alcuni operatori sanitari avvertono che non sarebbero pronti a gestire un focolaio tenendo conto che in Africa vivono oltre 1,2 miliardi di persone e il diffondersi del visus potrebbe diventare una minaccia mondiale.


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