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di Martina Vinciguerra

La Malesia ha negato l’attracco alla nave Costa Fortuna. Lo rende noto la stessa compagnia sottolineando che “a causa delle restrizioni imposte nelle ultime ore dal Governo della Malesia all’arrivo di viaggiatori di nazionalità italiana, la Costa Fortuna non è’ stata autorizzata ad entrare nel porto di Penang come da itinerario programmato”. La nave, dice ancora la Costa, sta facendo ora rotta verso Singapore. “La situazione sanitaria a bordo – precisa Costa in una nota – non presenta alcuna criticità e non ci sono casi sospetti fra gli ospiti italiani o di altre nazionalità. Costa Crociere e’ ovviamente rammaricata per questa decisione inattesa che richiede una ulteriore modifica all’itinerario della nave”. La triste sorta del come back in queste ore è toccata anche Costa Mediterranea che dopo il no allo sbarco nel Madagascar, a causa degli italiani a bordo, ha incassato un altro rifiuto di attracco anche dal Porto di Praslin, alle Seychelles. “Purtroppo l’autorità portuale di Praslin ha informato la compagnia della indisponibilità della banchina per questo scalo non pianificato”, dice la compagnia. “Costa Crociere sta lavorando per anticipare l’arrivo a Reunion previsto da itinerario per l’11 marzo”. Sbarchi bloccati a Malta anche per la nave da crociera MSC Opera con a bordo duemila passeggeri. Il governo maltese ha negato l’attracco in seguito a una protesta pubblica organizzata per timori di infezione da Coronavirus dopo l’allarme lanciato da un media locale su un ex passeggero austriaco sbarcato nei giorni scorsi e successivamente trovato positivo al Covid-19. Anche le Autorità maldiviane, nell’ambito delle misure adottate per la prevenzione del contagio da Covid-19, hanno annunciato il divieto di ingresso per i viaggiatori provenienti dall’Italia a partire dalla mezzanotte di sabato 7 marzo. Le autorità locali, si legge sul sito ‘Viaggiare sicuri’ della Farnesina, hanno inoltre temporaneamente sospeso l’ingresso nel Paese per i cittadini stranieri che risultino aver soggiornato – o anche solo transitato – nella Repubblica Popolare Cinese e per i viaggiatori provenienti o in transito dai seguenti Paesi: Iran e Corea del Sud limitatamente alle aree colpite dalla diffusione del Coronavirus, oltre che il divieto di sbarco per le navi da crociera. Misure precauzionali sono state adottate anche per i cittadini delle Maldive in rientro da aree affette dal Coronavirus che sono e saranno invitati ad osservare un periodo di quarantena all’arrivo. Stessa prassi anche in Slovacchia, dove ieri è stato segnalato il primo caso di contagio da Coronavirus. Per questo motivo le autorità slovacche hanno così deciso di interrompere da lunedì 9 marzo, a tempo indefinito, tutti i voli da e per l’Italia obbligando chiunque rientri dall’Italia a restare in quarantena per 14 giorni, pena una multa di 3 milioni di corone, pari a 120mila euro. Nuovi divieti arrivano anche dall’Austria che ha deciso di bloccare di nuovo i transiti da e per l’Italia. Lo ha annunciato ieri sera il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.  Da lunedì “controlli sanitari ai valichi di frontiera sia su strada che su rotaia. La polizia sceglierà a campione quali mezzi fermare”, ha aggiunto Kurz, “abbiamo già preso contatti con le compagnie aeree e l’aeroporto di Vienna per sospendere i collegamenti aerei da e per Milano e Bologna. L’obiettivo è frenare e rallentare la diffusione. E proteggere l’ambiente. Lo facciamo anche cercando di ridurre il più possibile viaggi non necessari oltre confine”.

In Cina e in Corea del Sud

In Cina il totale dei contagi registrati finora ha toccato quota 80.651, ma le guarigioni, ha riferito la Commissione sanitaria nazionale (Nhc), sono salite a 55.404, sfiorando il 70% dei casi risolti positivamente. Risultano in salita i casi di infezione nella Corea del Sud, secondo quanto riferito dal Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc), che solo nella giornata di ieri ha registrato 483 nuovi casi di infezione da Coronavirus, portando il totale su scala nazionale a 6.767, con 42 nuovi decessi.

In Europa

Al 6 marzo, sono 5.544 i casi di Coronavirus segnalati nell’UE /SEE e nel Regno Unito: Italia (3.858), Francia (423), Germania (400), Spagna (261), Regno Unito (115), Norvegia (86 ), Paesi Bassi (82), Svezia (61), Belgio (50), Austria (41), Islanda (35), Grecia (32), Danimarca (20), Irlanda (13), Repubblica Ceca (12), Finlandia ( 12), Croazia (10), Portogallo (9), Romania (6), Slovenia (6), Estonia (5), Ungheria (2), Lettonia (1), Liechtenstein (1), Lituania (1), Lussemburgo ( 1) e Polonia (1). E il numero dei decessi per fortuna è esiguo: Italia (148), Francia (7), Spagna (3) e Regno Unito (1).

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Il 9 gennaio 2020, il CDC cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria poi denominata Covid-19. La Cina ha reso immediatamente pubblica la sequenza genomica che ha permesso la realizzazione di un test diagnostico in modo tempestivo.

Situazione internazionale in base ai dati OMS

Ultimi dati OMS (Fonte: Health Emergency Dashboard, (07 Marzo, ore 06.00 CET)

Globale

  • 101.828 casi confermatinel mondo dall’inizio dell’epidemia*
  • 3.483 morti

Cina

  • 80.813 casi confermati clinicamente e in laboratorio
  • 3.073 morti

Altri Paesi

  • 21.015 casi confermati in 92 altri Paesi
  • 410 morti

OMS scrive sul suo sito che i dati includono dal 17 febbraio i casi confermati in laboratorio e quelli clinicamente diagnosticati (attualmente applicabili solo alla provincia di Hubei-Cina)

In Italia

I dati forniti in conferenza stampa dal Capo della protezione civile Angelo Borrelli alle ore 18 del 6 marzo:

  • 4636 le persone che hanno contratto il virus, attualmente positivi 3916, 197  deceduti e 523 guariti.

Tra i 3916 positivi:

  • 1060 si trovano in isolamento domiciliare
  • 2394 ricoverati con sintomi
  • 462 in terapia intensiva
dati al 06/03/2020 ore 17

Anche Oj Simpson al supermarket a fare scorta di beni di prima necessità

ph. Twitter

Anche OJ Simpson, 72 anni, è stato avvistato all’uscita di un supermercato della catena Costco con un carrello pieno di carta igienica e cestelli dell’acqua. “The Juice”, così è stato soprannominato l’ex stella del football americano, secondo le cronache del The Mirror Celeb, vestito con una tuta grigia e con indosso occhiali da sole e una maschera bianca aderente al suo volto, è stato immortalato con questa mise e la sua foto è stata pubblicata su Twitter ricevendo una serie di sfottò, tutti rivolti a Oj. “Statisticamente potrei avere maggiori possibilità di essere ucciso da te rispetto al virus”, ha scritto un utente. “Puoi uccidere il virus per noi OJ?” ha scritto un altro. “Non dimenticare i guanti GU!” ha aggiunto un terzo. In ogni casi, sfottò a parte, negli Usa il bilancio delle vittime contagiate dal Coronavirus ieri venerdì 6 marzo è salito a 17. Un numero esiguo rispetto alle statistiche già note, ma che hanno fatto allarmare gli americani. Non a caso molti supermercati, non solo i Costco ovviamente, hanno aumentato gli approvvigionamenti visto l’aumento di domanda di alcuni prodotti considerati di prima necessità come farina, zucchero e riso, che ogni cliente però può acquistare fino a un massimo di cinque pacchetti. A Los Angeles molti acquirenti stamattina sono stati fotografati in fila con i loro carrelli in attesa dell’apertura dei negozi.

Gli scaffali vuoti in alcuni negozi tra cui Sainsbury’s, Morrisons, Lidl e Asda
 (ph: Shazia Awan-Scully)
Gli acquirenti hanno anche fatto scorta di acqua
(ph: Lydia Stephens)

Panico da Coronavirus anche in Gran Bretagna

Nel Regno Unito, a seguito dei consigli sull’autoisolamento, molti si sono precipitati nei supermarket per fare scorta. Il segretario all’ambiente George Eustice , ieri ha contattato e parlato con i capi dei più noti supermercati e degli enti commerciali sulle contingenze di approvvigionamento alimentare e al termine degli incontri ha detto: “Oggi ho parlato con i dirigenti dei principali supermercati del Regno Unito per discutere della loro risposta al Coronavirus. I rivenditori mi hanno rassicurato sul fatto che hanno piani di emergenza ben consolidati e stanno prendendo tutte le misure necessarie per garantire ai consumatori il cibo e le forniture di cui hanno bisogno. Inoltre continuano a monitorare le loro catene di approvvigionamento e hanno in atto solidi piani per ridurre al minimo le interruzioni”. Quindi “no panic”. Per ora.


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