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Xuanxuan Mao e Sofia a Bruxelles

di Patricia Sinclair

Xuanxuan Mao, per tutti Mao, è uno dei tanti giovani cinesi che hanno scelto di vivere in Italia, in pianta fissa anche perché per lui il nostro Paese si è trasformato in una seconda Patria. Qui Mao ha trovato lavoro, un incarico importante quello di Segretario Generale Cinese del Centro di Interscambio culturale Italia-Cina, ha trovato l’amore, Sonia anche lei cinese. A lui che spesso è in viaggio e che proprio quanto c’è stato il picco delle infezioni, si trovava in Cina, abbiamo chiesto come ha affrontato questo momento così particolare della sua vita.

Mao tu fai parte di quelle persone che sono partite il 22 gennaio per andare a festeggiare il Capodanno cinese che iniziava il 24 gennaio, raccontaci che cosa è accaduto…

Io vivo a Jiang Shan, che è una città piuttosto lontana da Wuhan, quindi quando sono partito con Sofia eravamo abbastanza tranquilli, non ci sono state segnalate allerte di alcun tipo fino al nostro arrivo all’aeroporto di Shanghai.

Perché lì che cosa è successo?

Lì abbiamo visto una task force di persone addetti alla disinfezione, attivati a sanificare qualsiasi angolo e oggetto all’interno dell’aeroporto e anche fuori. Era impossibile potere girare senza mascherina sul volto. Insomma era evidente che la situazione di emergenza oramai aveva coinvolto tutto il Paese. E ce ne siamo resi conto ancora di più quando siamo andati ad acquistare i biglietti per raggiungere in treno la mia città. I biglietti erano contingentati, difatti su un intero vagone c’eravamo solo Sonia ed io.

E quando siete arrivati a Jiang Shan che cosa avere fatto?

Ci siamo dovuti barricare in casa. C’erano autostrade chiuse, metropolitane chiuse, tutti le attività sociali erano state bandite. Persino gli assembramenti nelle case erano vietati. C’era un solo supermercato aperto e solo in certi orari. Da noi i controlli sono stati militarizzati, quindi chi non si atteneva alle regole veniva arrestato.

Chi controllava le entrate e le uscite dalle case?

Dalle case i portinai. I portinai avevano l’elenco delle persone residenti o domiciliate nel condominio e avevano il compito di controllare chi entrava e chi usciva misurando ogni volta con il termoscanner la temperatura corporea a tutti. E se qualcuno mostrava sintomi sospetti veniva immediatamente isolato e portato in ospedale.

Un vero incubo, lo stesso che ora stiamo affrontando noi italiani…

Sì ma questo è l’unico modo per evitare di aumentare i contagi e il tempo ci ha dato ragione. Ora il numero dei contagi e dei decessi per il Coronavirus è sceso sensibilmente.

Da sinistra, Sofia e Xuanxuan Mao a Jiang Shan

Anche da voi è stato difficile trovare mascherine e disinfettanti per le mani?

All’inizio sì, ci sono state farmacie che hanno tentato anche di lucrarci vendendo questi prodotti a prezzi triplicati, ma il Governo cinese è molto scrupoloso e non transige sul rispetto delle regole, quindi a questi esercizi commerciali poi è stata sospesa e nei casi più gravi è stata tolta la licenza commerciale.

Quindi anche da voi c’è stata la corsa alle mascherine, Come è stata gestita per evitare che qualcuno ne comprasse in quantità eccessiva facendole mancare ad altri?

Se ne potevano acquistare solo 5 per persona. E poi dopo il ‘giro di vite’ su alcune farmacie il costo delle mascherine è sceso a prezzi irrisori a circa 30 centesimi l’una, per permettere a tutti di acquistarne una.

Mi hai parlato anche si un solo supermercato aperto. Anche lì come in Italia la gente si è precipitata a fare scorte?

All’inizio sì poi anche per la spesa sono state decise delle regole che contingentavano l’acquisto soprattutto di alcuni beni di prima necessità affinché fossero disponibili per tutti.

I giornali locali hanno scritto che da voi è stato disinfettato anche buona parte del denaro circolante…

Mah in realtà il problema del denaro da noi era quasi inesistente visto che di prassi paghiamo usando mezzi di pagamento attivati sul cellulare.

Come avete trascorso le vostre giornate chiusi in casa?

Leggendo, guardando la Tv e giocando a carte.

Sofia e Xuanxuan Mao sull’aereo

Poi siete ripartiti per tornare in Italia il 16 febbraio. E’ stato complicato il vostro ritorno?

Abbiamo preso un volo che ha fatto due scali uno a Canton e uno a Parigi, dove i controlli sono stati serratissimi. Perchè al nostro arrivo ci hanno misurato la temperatura e poi ci hanno fatto compilare un questionario per sapere da dove arrivavamo, dove eravamo stati, con chi e poi ci hanno chiesto di lasciare copia del nostro documento di identità e un numero di telefono dove nel caso di necessità poterci richiamare.

E al vostro arrivo a Malpensa che tipo di controlli avete dovuto superare?

Nessuno, i controlli era a campione e Sonia ed io non siamo stati controllati.

Quindi questo può avere contribuito ad aumentare il contagio nel nostro Paese?

Può essere, devo ammettere che sono rimasto piuttosto basito riguardo alla mancanza di controlli a Malpensa.

Ognuno ha una sua teoria su questa pandemia, qual è la tua?

Ogni 60 anni in Cina capita una catastrofe. Una guerra, una carestia ed oggi dobbiamo fare i conti con il il Codiv-19. Ci sono cose che non si possono spiegare.

C’è chi ha addirittura ipotizzato che questo germe sia stato creato in laboratorio per contagiare una buona parte della popolazione cinese allo scopo di fermare la vostra economia…

Questa mi sembra una teoria eccessivamente fantasiosa anche perché il contagio non conosce confini e oramai tutti i Paesi del mondo devono fare i conti con questa malattia.


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