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di Beppe Vigani

Sì, il nostro è un Paese strano. In un’Italia sommersa dal coronavirus, levata di scudi dell’Associazione calciatori che, attraverso le parole del proprio rappresentante Damiano Tommasi, ha fatto intendere che la decurtazione dello stipendio deve essere attuato solo per il solo mese di marzo, poiché non si sa ancora quali saranno i decreti che usciranno in quel periodo. La volontà di alcuni (Lazio su tutti) è che il campionato debba ripartire a tutti i costi. Parliamo di un mondo dorato, dove viaggiano stipendi mensili che variano tra i centomila, i cinquecentomila e il milione di euro (per fortuna non tantissimi, ma neanche pochi), irrispettosi per chi non arriva alla fine del mese e non riesce a far sentire la propria voce. Non vogliamo fare demagogia urlata, ma c’è chi pensa al proprio orticello. Arturo Diaconale, direttore della comunicazione della Lazio (seconda a un punto dalla Juventus il giorno in cui c’è stato lo stop al campionato), nei giorni scorsi, è andato giù duro, anche contro la riduzione dei compensi della Juventus. I calciatori bianconeri hanno, infatti, rinunciato agli stipendi di marzo, aprile, maggio e giugno (per un totale complessivo di 190 milioni), per poi rinegoziare il tutto qualora le competizioni dovessero riprendere. “Il club bianconero ha già un accordo con i propri calciatori per un taglio consistente che la mette a riparo su vari fronti. Il mondo del calcio avrebbe bisogno di buon senso. Nessuno dice che il Coronavirus non esiste – ha attaccato il tesserato biancoceleste -, ma va detto che non potrà impedire il ritorno alla normalità. Bisogna dunque impegnarsi nel guardare il post pandemia. Mi sembra che tutti coloro i quali sostengono che il campionato sia ormai morto, che bisogna chiuderlo il prima possibile, non tengono conto di un particolare molto importante. Ovvero gran parte delle società di Serie A sono quotate in borsa e queste affermazioni sono un colpo per le quotazioni. Bisognerebbe fare un conto di quanto le quotazioni siano calate in seguito alle dichiarazioni rilasciate. Il problema sono quelli che si ammantano d’ipocrisia per perseguire i propri interessi, sono un liberale e credo che ogni interesse sia legittimo, ma devono essere trasparenti. C’è un danno oggettivo verso le società quotate. L’eccesso di chiacchiera provoca danni. Non vorrei che alla fine di tutta questa storia si finisse in questioni giudiziarie da chi è danneggiato da un’eventuale sospensione, ma non si capisce perché il Benevento debba essere sfavorito da una promozione già conquistata sul campo – ha concluso -, sarebbe ingiusto creando una coda di ricorsi giudiziari”.

Hanno preso in contropiede l’opinione pubblica queste dichiarazioni del dirigente laziale, perché milioni di persone sono in condizioni precarie in Italia, ma nessuno ha avanzato pretese con tale cinismo e arroganza, quasi fossero immuni da chissà quale diritto divino. Più misurato e realista l’avvocato Mattia Grassani, esperto di Contrattualistica, Diritto Societario, Impresa (civile), Diritto del Lavoro e Diritto Sportivo, che proprio oggi è intervenuto sull’argomento (su restodelcalcio.com), in attesa di capire se sarà trovato un accordo: “La Juventus è stata la prima a tramutare in fatti le parole, al mondo ci sono tante criticità da affrontare ma serve spirito di sacrificio da parte di tutti. Per quanto mi riguarda – ha affermato – sono dalla parte del Presidente Gravina( il primo a sostenere la tesi della riduzione degli stipendi n.d.r.), inoltre credo che una soluzione condivisa e uguale per tutti possa essere l’opzione migliore. Oggi è impensabile che un calciatore che non si allena e non gioca partite possa percepire l’intero stipendio, magari ogni società può trovare accordi diversi con i propri tesserati, anche se – ha concluso il giurista – sarebbe preferibile una soluzione comune tramite una negoziazione collettiva”.

In definitiva la Lega spinge per una decisione in stile Juve (sospensione per le prossime quattro mensilità), mentre l’AIC punta ad un blocco per il solo mese di marzo. Il fine settimana potrebbe rivelarsi decisivo, con la giornata di venerdì come snodo cruciale, poiché il 3 aprile è in programma in videoconferenza l’assemblea nazionale. All’ordine del giorno ci saranno l’accordo collettivo sugli stipendi e i possibili scenari per concludere sul campo il campionato 2019/20.


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