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Prosegue la guerra tra il premier Conte e il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana. Conte scrive su Facebook: “Gli effetti positivi di contenimento del virus e di mitigazione del contagio si iniziano a misurare, ma non sono ancora tali da consentire il venir meno degli obblighi attuali e l’abbassamento della soglia di attenzione. Nel frattempo continua incessantemente il lavoro del Governo a un programma nazionale che possa consentire una ripresa di buona parte delle attività produttive in condizioni di massima sicurezza, che tenga sempre sotto controllo la curva epidemiologica e la capacità di reazione delle nostre strutture ospedaliere.

Anche i rappresentanti dei governi locali hanno espresso adesione al disegno dell’Esecutivo di adottare un piano nazionale contenente linee guida omogenee per tutte le Regioni, in modo da procedere, ragionevolmente il 4 maggio, a una ripresa delle attività produttive attualmente sospese“,

prosegue il post, “secondo un programma ben articolato, che contemperi la tutela della salute e le esigenze della produzione. Un piano così strutturato dovrebbe garantirci condizioni di massima sicurezza nei luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto. Dovremo proseguire nel confronto con tutte le parti sociali e le associazioni di categoria per ribadire la comune volontà di rafforzare il protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro, già approvato lo scorso mese di marzo, e di continuare sulla strada del potenziamento dello smart working“. Poi Conte sempre sul fronte delle misure di tutela della salute aggiunge: ” Il Governo continua a lavorare per implementare i Covid hospital, l’assistenza territoriale e usare al meglio le applicazioni tecnologiche e i test per riuscire a rendere sempre più efficiente la strategia di prevenzione e di controllo del contagio”.

E nell’intervista a Il Giornale frena aperture prima 4/5 ma pressing Nord-aziende. E parla di riapertura dal 4 maggio di aziende e uffici, con una forte dose di smart working, orari scaglionati e autobus a ingresso limitato. E un primo parziale allentamento del “lockdown” con spostamenti di lavoratori e riapertura dei parchi ma rinviando l’apertura indiscriminata di bar e negozi. E proprio sulle riaperture, a partire da quelle previste per la prossima settimana, il pressing delle Regioni del Nord e di Confindustria è fortissimo. E nel confronto con gli enti locali Conte spiega che una valutazione è in corso su manifattura, edilizia, servizi al commercio. Alcuni ministri e le Regioni premono per riaprirle il 27 maggio, ma parte del governo dice no. Decisive comunque per la ripartenza sono le Regioni, che in una riunione serale con il premier dicono sì alle linee guida nazionali ma con un prolungamento delle limitazioni di spostamenti tra Regioni e comunque un’autonomia territoriale.

Il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana dopo essere inciampato nel poco elegante scaricabarile sui tecnici delle Ats per le morti nelle residenze per anziani, stanco del tiro a bersaglio nei suoi confronti suoi e della Lombardia, il 17 aprile ha rilasciato un’intervista a La Stampa in cui ha assicurato di non volere ulteriori scontri con Roma: “Nessuno pensa di fare il fenomeno. Noi abbiamo iniziato a fare delle proposte al governo da portare alla cabina di regia convocata per sabato dal ministro Boccia. Vogliamo guardare avanti, progettare una Lombardia del futuro senza più scelte dettate dal caso”. Poi sempre dalle pagine del quotidiano torinese, ha risposto al sindaco Beppe Sala, che si è lamentato perché non è stato previsto di iniziare da Milano con i test sierologici e ha precisato: “Non partiamo da Milano semplicemente perché il numero dei test è purtroppo limitato e il ministero ha emanato una direttiva chiara, che dice di sottoporre prima il personale sanitario, e qui si parla di 300mila persone. Poi credo che si debbano privilegiare le città più colpite come Bergamo, Brescia, Lodi”. E per quanto riguarda la questione dei tamponi, il governatore lombardo ha precisato che “50 medici tra i più importanti in Italia hanno firmato un documento nel quale dicono chiaramente che non ci sono per tutti. Non possiamo raccontare bugie. Se poi si vuole fare polemica, fare spettacolo, allora si rischiano scelte controproducenti”. Fontana è poi intervenuto a Mattino Cinque per chiarire la posizione della Regione sul caso delle Rsa ha detto: “Io aspetto con estrema serenità l’esito delle indagini, noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici: sono stati loro a dire che a determinate condizioni, e cioè che esistessero reparti isolati dal resto della struttura e che ci fossero dei dipendenti dedicati ai malati Covid-19, la cosa si poteva fare. Le case di riposo che avevano queste condizioni hanno aderito alla proposta. Sono stati i nostri tecnici a farci la proposta e hanno valutato le proposte delle singole case di riposo e noi ci siamo adeguati”, ha aggiunto il governatore lombardo, che ha poi spiegato che la responsabilità del controllo “è dell’Ats, che si è recata sul posto a valutare se ci fossero le condizioni o meno, infatti sono pochissime le case che hanno accettato”.

La ricetta proposta dalla sindaca Virginia Raggi è quella di dare più potere ai sindaci sul modello del ponte di Genova. Dal governo ribattono che la priorità è la salute: non si può riaprire senza assicurare la tenuta della rete sanitaria, anche attraverso Covid Hospital e centri per la quarantena, o si rischia un ritorno del contagio. Il governo starebbe già lavorando al prossimo autunno, per preparare una rete di tutela da un ritorno dei contagi. Ai rappresentanti di Regioni e Comuni il premier torna a chiedere collaborazione: basta fughe in avanti, basta annunci e pressing per riaperture accelerate. Se la “fase 2” sarà, come dice il ministro Peppe Provenzano, non un ritorno alla normalità ma “una lunga transizione”, è su linee guida nazionali che vuole lavorare il governo. “Non ci sono dieci, cento, mille exit strategy” ma una sola, dice da Bruxelles Paolo Gentiloni.

Tra le ipotesi per una riapertura a step ci sono anche macroaree di rischio, “zone rosse” e stop agli spostamenti tra le regioni. Ma è su linee nazionali e un riavvio graduale del motore che ragiona il governo. Lo chiedono le stesse Regioni, con Stefano Bonaccini, concordando con il premier e ministri come Francesco Boccia. Ma l’avvertenza è che specificità per alcune aree potrebbero esserci e dipenderà anche da quanto le Regioni possono assicurare la tenuta sanitaria. Dal confronto tra Conte con il capo della task force Vittorio Colao, il presidente Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Css Franco Locatelli, emerge, nell’intervista del premier rilasciata a Il Giornale la volontà di lavorare dal 4 maggio per far ripartire tutte le attività in sicurezza, con coordinamento di logistica, trasporti, per tenga sotto controllo la curva epidemiologica ed evitare ritorni del contagio. L’idea è permettere a tutti di lavorare dal 4 maggio e poi pian piano allentare le limitazioni per i cittadini: i lavoratori, con fasce orarie spalmate per evitare affollamenti, potranno spostarsi, i bambini potranno tornare nei parchi. Ma potrebbero esserci regole più severe per gli anziani. E maggiori tutele per i più deboli. Si potrà andare a fare jogging da soli, ma è difficile, viste le contrarietà nel governo, che i bar e ristoranti riaprano il 4: se ne potrebbe riparlare più avanti. Riguardo il pressing sulla ripartenza delle aziende Confindustria lancia l’allarme: il 43,7% delle imprese affronta problemi gravi e secondo un sondaggio gli imprenditori si sentono disarmati e arresi a ricorrere alla cassa integrazione. L’Emilia Romagna presenta al governo un piano per la ripresa per filiere produttive, fra cui automotive, moda, nautica e offshore, per salvaguardare l’export. E poi edilizia e costruzioni. Le Regioni, rappresentate nella task force da Bonaccini, Fontana e Musumeci, in un documento chiedono espressamente che le filiere ripartano dal 27 aprile. Nuovi incontri sono in programma a inizio settimana, la cabina di regia si rivedrà mercoledì.

Titolo V – Le Regioni,le Province e i Comuni

Titolo V – Le Regioni,le Province e i Comuni

Art. 117

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull’istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.

La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.

La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.

Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.

(Nota all’art. 117). 
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata con l’art. 3 della legge cost. n. 3 del 2001, supra cit. 
Il testo originario era il seguente:
«Art. 117 
La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di altre Regioni: 
ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi dipendenti dalla Regione; 
circoscrizioni comunali; 
polizia locale urbana e rurale; 
fiere e mercati; 
beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliere; 
istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; 
musei e biblioteche di enti locali; 
urbanistica; 
turismo ed industria alberghiera; 
tranvie e linee automobilistiche di interesse regionale; 
viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale; 
navigazione e porti lacuali; 
acque minerali e termali; 
cave e torbiere; 
caccia; 
pesca nelle acque interne; 
agricoltura e foreste; 
artigianato;
altre materie indicate da leggi costituzionali. 
Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere di emanare norme per la loro attuazione».


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