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di Manuela Pallotta

La querelle sul taglio degli stipendi va avanti da settimane e ora i primi a fare il primo passo sono stati i giocatori e l’allenatore della Roma, Paulo Fonseca, fermi dal 1 marzo, e che per questa ragione hanno deciso di rinunciare al loro stipendio per quattro mesi, per la precisione agli stipendi dovuti loro per marzo, aprile, maggio e giugno per aiutare il club italiano a superare la crisi scatenata dall’epidemia di Coronavirus. Questo sarebbe il piano A. Ma c’è anche un piano B. Che prevede che “se la stagione in corso dovesse riprende e si completasse, i giocatori, Fonseca e tutto lo staff hanno concordato un piano di incentivazione da versare subordinatamente al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi”. Che nella pratica significa che tutti verranno pagati in base ai traguardi raggiunti.

Anche i dipendenti del Club, che attualmente sono stati inseriti nella cassa integrazione prevista dal Governo, saranno inclusi neo possibili incentivi. Insomma una squadra che non pensa solo a se stessa, ai grandi nomi, ma che ragiona secondo un’ottica che non lascia indietro nessuno. L’amministratore delegato della Roma, Guido Fienga, ha affermato che il gesto ha “dimostrato che ci troviamo davvero insieme”.

Nel frattempo, in Inghilterra, lo stadio del Brighton, il Falmer Stadium, noto come la Comunità Stadio American Express , e colloquialmente chiamato l’Amex, un impianto sportivo che si trova nell’omonima città del Regno Unito nella contea inglese dell’East Sussex, è stato convertito nel più grande centro di monitoraggio per eseguire test per il Coronavirus. “L’Amex sarà il più grande sito di test in tutta la costa meridionale”, ha affermato l’amministratore delegato di Brighton Paul Barber ad AP, aggiungendo: “Entro pochi giorni, il sito dovrebbe riuscire a fare fino a 1.000 test al giorno”.


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