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di Matteo Ciacci

Da stamattina proseguono a Villa Pamphilj, gli incontri del Presidente Conte con i rappresentanti delle Istituzioni e delle organizzazioni sindacali in occasione di “Progettiamo il Rilancio”.

“Abbiamo appena terminato l’incontro con il Dottor Colao e con il comitato degli esperti in materia economico e sociale”, ha detto Conte nel primo video della giornata, “e adesso iniziamo il turno degli incontri con i rappresentanti delle varie componenti sociali del Paese e le parti produttive. Il nostro Paese richiede un grande sforzo. I tassi di crescita del prodotto interno lordo e della produttività sono sempre stati negli ultimi anni sempre al di sotto della media europea. Quindi abbiamo il dovere e la responsabilità di programmare non tanto, come ho già detto, un ritorno alla normalità nel senso di ripristinare lo status quo ante. Dobbiamo fare di più.  Un ideale ritorno alla vecchia normalità non ci soddisfa affatto, visto che è stata causa, o insieme conseguenza, di tanti problemi. Abbiamo adottato già una serie di misure”, ha sottolineato il premier, “adesso non le sto a ricordare perché questo non è il momento in cui il Governo, secondo me, deve rimarcare la quantità di risorse, riassunte nei famosi 80 miliardi, che sono state programmate, disciplinate e adesso man mano vengono messe a terra, con qualche difficoltà che non ci siamo nascosti e non ci nasconderemo perché ci siamo confrontati a dover affrontare un sistema anche sul piano normativo e burocratico molto farraginoso tanto che siamo già intervenuti sulla cassa integrazione in derogaL’obiettivo, anche a breve, è quello di garantire la cassa integrazione a tutti i lavoratori per tutto il tempo che sarà necessario nella fase di debolezza dell’attività economica.

Abbiamo per altro, proprio a questo fine, predisposto un decreto-legge, che adotteremo oggi stesso in un consiglio dei ministri che si svolgerà a margine dei lavori di questa consultazione nazionale, grazie al quale le aziende e i lavoratori che hanno esaurito le prime 14 settimane di cassa integrazione potranno richiedere da subito le ulteriori 4 settimane approvate con il decreto “Rilancio”.

La pandemia sarà sicuramente un ulteriore acceleratore di questi cambiamenti, e avrà anche effetti sul mondo del lavoro che vanno ben oltre il breve periodo. Nella lettera che vi ho indirizzato per invitarvi a questo incontro”, ha detto Conte, “ho inserito gli obiettivi strategici, quelli prioritari per il nostro piano di rilancio che sono la complessiva modernizzazione e digitalizzazione del Paese, la realizzazione di infrastrutture più sicure ed efficienti, la transizione ecologica, l’investimento nella ricerca e nella formazione, la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, l’azione di sostegno e potenziamento delle filiere produttive e la promozione della buona occupazione. Questa esperienza”, ha sottolineato il premier, “è stata durissima per il nostro Paese e per gli altri Paesi e ci fa capire che dobbiamo recuperare il più profondo significato della dimensione del lavoro, che investe alla radice la dimensione antropologica. Il lavoro non è solo fonte di reddito, non è solo un fattore della produzione. Il lavoro è una questione di senso, di significato della vita: è lo spazio nel quale si sviluppa, come ci insegna la nostra Costituzione, la personalità umana e attraverso il quale ogni persona realizza sé stessa, e quindi contribuisce al progresso materiale e spirituale della società. Proprio in queste settimane, in cui siamo stati costretti a chiudere molte filiere produttive, a sospendere molte attività lavorative, a ridurre i contatti sociali, abbiamo sperimentato, toccando quasi con mano la centralità del lavoro nella vita di ciascuno di noi. Quindi questa crisi ci consegna in conclusione una comunità nella quale la garanzia del benessere individuale, la garanzia del benessere collettivo, soprattutto nei luoghi di lavoro, non può essere più pensata come un mero corollario dell’attività economica, ma deve essere posta, io dico sempre come precondizione dello sviluppo. Da qui si impone un progetto di rilancio che orienti la politica economica e la politica industriale del nostro Paese nella prospettiva della tutela del lavoro, anche in vista dei grandi mutamenti che si prospettano. Le mission fondamentali sul tema del lavoro”, ha proseguito il premier, “l’abbiamo sintetizzato in questi giorni, in cui abbiamo preparato questi incontri,  l’abbiamo sintetizzato con i Ministri e con i gruppi parlamentari delle forze politiche che sostengono la maggioranza di governo.  Le mission fondamentali, in particolare definite con la ministra Catalfo, sono il sostegno alle transizioni occupazionali, la tutela del reddito dei lavoratori, la promozione della qualità del lavoro. Per quanto riguarda la prima mission, abbiamo già in cantiere progetti specifici: la riforma e la semplificazione degli ammortizzatori sociali, il rinnovo della disciplina della Naspi”. Poi Conte ha sottolineato l’importanza della tutela del reddito dei lavoratori che dovrà essere articolata in molteplici progetti. “L’istituzione di un salario minimo nel Paese; la lotta senza quartiere alla contrattazione pirata; la detassazione dei rinnovi contrattuali; la creazione di un Documento Unico di Regolarità Contributiva su appalti e subappalti per il costo del lavoro; il contrasto al caporalato e al lavoro nero; l’incentivazione del welfare contrattuale e la promozione della contrattazione di secondo livello. Poi il premier ha ricordato che nell’ambito del contrasto al lavoro nero, su impulso del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, nel decreto rilancio, sono state trattate anche le misure per l’emersione del lavoro sommerso in particolare nel settore dell’agricoltura e delle attività di sostegno familiari. “Per quanto concerne la promozione della qualità del lavoro“, Conte ha precisato: “Dovremo lavorare innanzitutto su misure volte a favorire la rimodulazione dell’orario di lavoro, anche in vista di un ricorso che sarà sicuramente più insistito, rispetto al passato, allo smart working, e che è destinato a trasformare tempi, spazi e relazioni di lavoro. Dovremo poi promuovere il ricorso ai contratti di espansione e alla staffetta generazionale, favorire in ogni modo l’inserimento lavorativo dei giovani, contrastare il ricorso al part-time involontario che frustra le aspirazioni e gli standard di vita, modulando anche i contratti di lavoro al fine di eliminare le fattispecie più precarie. Sarà poi essenziale incentivare la partecipazione e la co-gestione dei lavoratori in azienda, e poi rafforzare un piano di salute e sicurezza sul lavoro. Abbiamo la possibilità facendo tutte queste cose, lavorando insieme, davvero, come si suol dire che non sia solo uno slogan, di trasformare questa crisi in opportunità”, ha concluso Conte.

Sugli Stati generali ha detto la sua stamattina anche Annamaria Furlan, segretario generale della CISL. “Gli Stati generali? Un’occasione da non perdere. Mi auguro emergano le questioni vere da affrontare nel nostro Paese”, ha detto la Furlan. “Abbiamo bisogno di un piano complessivo perché attraverso l’Ue avremo tante risorse da investire nel Paese e non va sprecato neanche un euro”. Sul fronte aperture delle fabbriche ad agosto la Furlan ha aggiunto: “Non ci vedo nulla di strano o di nuovo. Tante attività ad agosto, non soltanto in questo momento, continuano a lavorare. Queste scelte devono però essere affidate alla contrattazione aziendale. Ogni azienda ha proprie peculiarità e proprie e esigenze, con contrattazione si risolvono problemi e si colgono opportunità,  non servono regole nazionali molto improbabili”. E sul fronte dei ritardi della Cig e sugli ammortizzatori sociali la Furlan ha aggiunto: “È “sotto gli occhi di tutti che abbiamo bisogno di rivedere gli ammortizzatori sociali nel nostro paese. L’Inps si è trovata ad affrontare in tre giorni le domande di Cig  che mediamente si hanno in 5 anni, l’istituto ha  bisogno di un sistema informatico rafforzato. Negli anni, nessuno lo ricorda, ma tante risorse sono state tagliate all’Inps. D’altro verso”, ha proseguito a Radio 24, “troppe tipologie di ammortizzatori sociali con processi burocratici lenti e ripetitivi creano ritardi insopportabili per le persone, bisogna riformare gli ammortizzatori sociali perché siano subito esigibili quando c’è bisogno. Credo sia uno dei punti da affrontare in questa giornate”. Poi sul versante Mes il segretario generale della CISL ha precisato: “Certo che servono i soldi del Mes, io spero che si concludano onestamente queste diatribe un po’ insensate. Dobbiamo riformare il sistema sanitario italiano perché troppe risorse sono state sottratte”.


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