•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

di Beppevi

Che il lockdown abbia preso a schiaffi l’economia mondiale, è risaputo. Limitandoci alle sorti del Belpaese, le restrizioni, che sono durate quasi tre mesi, hanno lasciato il segno meno ovviamente anche sugli introiti del calcio milionario. E la riapertura del calcio italiano ha soltanto ammorbidito i traumi che il mondo del pallone ha subito, accompagnato dall’apocalisse che tutte le società in qualche modo hanno dovuto accettare. Quello che è certo è che siamo di fronte a una Caporetto senza precedenti, quello che non si sa e solo il tempo ci dirà, è se il sistema globale si risolleverà per davvero. 

L’annullamento degli eventi sportivi in Italia, dovuti all’emergenza Covid-19, ha messo in ginocchio l’Italia. Molti club sono a rischio

Stare a contare gli spiccioli è un passatempo di una noia mortale, ma il calcio è diventato negli ultimi anni la terza industria del nostro Paese. È doveroso sapere che il virus ha colpito questo sport in tre settori comunicanti, ma ben distinti: squadre, strutture e vendite. La chiusura di tutti gli eventi, dei punti vendita per il merchandising, quindi la sospensione delle attività e di tutto ciò che vi girava attorno, ha portato un buco di 700 milioni di euro, solo per il paradiso dei calciatori ossia la Serie A. In soldoni, mancano gli introiti dei biglietti che ammontano a 30 milioni (N.d.R. da sottolineare che la ripresa al momento non prevede l’ingresso degli spettatori, si vedrà in seguito). Tradotto in un paradigma grammaticale, senza usare modelli di declinazione o di coniugazione dati dai manuali di studio, significa che molte squadre faranno fatica a riprendersi. Se poi con le manone ci allarghiamo alle categorie minori, dalla Serie B alla C, fino a quelle dilettantistiche e giovanili, sul fronte mancati guadagni i numeri sono da capogiro.

More Last but not least (per ultimo ma non ultimo) nei conti vanno anche valutati diritti televisivi. Sky ha versato alla Lega 780 milioni di euro, DAZN 193,3 milioni. Parliamo del 30% del fatturato della Lega di Serie A. Al momento mancano all’appello diversi milioni. Alla luce del 5 giugno la televisione di Rupert Murdoch, (con gli studi in Santa Giulia, nella periferia sud-est di Milano) aveva chiesto alla Lega uno sconto che oscillava tra i 120 e 255 milioni. Certe pretese saranno certamente scese, ma qualche milione uscirà dagli uffici di via Rossellini (sede della Lega Calcio di Serie A).

E sul fronte sponsor? Molti accordi potrebbero essere rivisti. Juventus e Inter, capaci di fatturare rispettivamente 459 e 364 milioni, quest’anno rimarranno con svariate migliaia di banconote in meno. D’altronde i club sportivi, soprattutto di Serie A, sono gestite come aziende e di conseguenza il ricavato diventa la pietra miliare su cui si fonda la potenza economica di una società. 

E poi c’è il mondo delle scommesse sportive, che è un altro compartimento in cui la crisi si è sentita maggiormente. L’annullamento di eventi ha trasformato l’Eldorado in un deserto avveniristico. Questo settore ha avuto una riduzione del 93% totale, con una spesa di 70 milioni a fronte degli oltre 106 dello stesso periodo dello scorso anno. Una piccola iniezione di liquidità l’hanno data da una parte gli eSports (i giochi elettronici competitivi), dall’altra le scommesse si sono ridotte passando da oltre 100.000 puntate giornaliere a poco più di 3.000. Danni per la filiera, ma soprattutto per l’Erario. Considerando anche l’Ippica e le scommesse sportive, l’Erario perde 30 milioni di euro. Ne consegue che se allarghiamo l’orizzonte ad altri settori del gioco, dalle slot ai bingo, il segno rosso sprofonderebbe a 1.4 miliardi di euro. La riapertura della Serie A, in parte ha allontanato un default pericoloso, che comunque non è stato scongiurato. A settembre si faranno i conti… Covid-19 permettendo.


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Translate »
error: Content is protected !!