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di Louis Rossi

Quest’anno il presidente Trump ha deciso di festeggiate il Giorno dell’Indipendenza con una grande esibizione sul Monte Rushmore, un complesso scultoreo nella roccia situato nel Dakota del Sud, sul massiccio montuoso delle Black Hills, dove sono stati scolpiti i volti di quattro famosi presidenti americani:  George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, scelti rispettivamente come simboli della nascita, della crescita, dello sviluppo e della conservazione degli Stati Uniti. Una scelta che ha fatto arrabbiare i nativi americani, che hanno giudicato questa celebrazione inopportuna in quel luogo poiché reputano questo monumento come una profanazione della terra che è stata rubata loro violentemente. “Il monte Rushmore è un simbolo della supremazia bianca, del razzismo strutturale che è ancora vivo e vegeto nella società di oggi”, ha dichiarato Nick Tilsen, membro della tribù Oglala Lakota e presidente di un’organizzazione attivista locale chiamata NDN Collective. “È un’ingiustizia rubare la terra degli indigeni, quindi scolpire le facce bianche dei colonizzatori che hanno commesso un genocidio”.

TRUMP SOGNA IL SUO VOLTO SCOLPITO SUL MONTE RUSHMORE ACCANTO AGLI ALTRI 4 EX PRESIDENTI USA

Ma a Trump questi discorsi non interessano anzi i ben informati dicono che è da tempo che il presidente accarezza addirittura l’idea di vedere anche il suo volto accanto a quello dei 4 ex presidenti degli Stati Uniti sul monte Rushmore. Una conferma che arriva anche dal governatore del Dakota del Sud, Kristi Noem che nel 2018 ha detto che Trump le aveva confessato che sarebbe stato il suo sogno avere la faccia scolpita su quel monumento. E riguardo i recenti atti vandalici commessi prendendo di mira molti monumenti ha commentato: “Questi uomini hanno dei difetti, ovviamente ogni leader ha dei difetti, ma ci manca l’opportunità che abbiamo in questa discussione per parlare delle virtù e di ciò che hanno portato in questo paese, e del fatto che questo è il fondamento su cui siamo costruiti e l’eredità che dovremmo portare avanti”.

Tim Giago, un giornalista che è membro della tribù Oglala Lakota, ha detto di non vedere quattro grandi leader americani quando guarda quel monumento: Washington e Jefferson hanno incentivato il mercato degli schiavi. Lincoln, sebbene guidasse l’abolizione della schiavitù, approvò l’impiccagione di 38 uomini del Dakota nel Minnesota dopo un violento conflitto con coloni bianchi. Di Roosevelt si dice che abbia detto: “Non vado così lontano da pensare che gli unici buoni indiani siano indiani morti, ma credo che nove su dieci lo siano …”

Attivisti nativi americani hanno organizzato a lungo proteste sul sito per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla storia delle Black Hills, che sono state sequestrate nonostante i trattati con gli Stati Uniti a protezione della terra. Cinquant’anni fa, un gruppo di attivisti associati a un’organizzazione chiamata nativi americani si arrampicò sulla cima del monumento e lo occupò. Quanah Brightman, che ora gestisce i nativi americani, ha affermato che l’attivismo negli anni ’70 è nato dal movimento per i diritti civili degli anni ’60. E spera che un movimento simile per i nativi americani provenga dal movimento Black Lives Matter.

Oggi Trump ha scritto su Twitter: “Qualcuno può credere che Princeton abbia appena tolto il nome di Woodrow Wilson dal suo rispettato centro politico. Ora i democratici Do Nothing vogliono togliere il nome John Wayne da un aeroporto. Incredibile stupidità!

Poi la doccia fredda. Oggi la procura di Teheran ha emesso un mandato d’arresto per Trump, e per altri 36 cittadini tra cui alti funzionari dell’amministrazione americana, per l’omicidio del generale iraniano Qassem Soleimani ucciso in un raid all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio scorso. Il procuratore di Teheran, Ali Alqasimehr, ha spiegato ai giornalisti che le accuse sono “di omicidio e terrorismo” e che il processo contro Trump andrà avanti anche dopo la fine della sua presidenza.


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