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Di Beppevi

Cristiano Ronaldo, 35 anni, è il giocatore che insieme con Lionel Messi (33) (N.d.R. ora ai ferri corti con il Blaugrana) ha diviso la valanga dei Palloni d’Oro degli ultimi anni (5 per il bianconero, 6 per i blaugrana). Ma anche allenatori, giornalisti e tifosi. Una sfida eterna, che, probabilmente, non troverà mai un vincitore. Professionalità, meticolosità, perfezione, l’ossessione di essere ‘primo’ su ogni cosa il portoghese,  semplicemente un talento l’argentino. Di Messi Armando Maradona diceva: “Il pallone è la naturale prosecuzione del suo piede”. CR7, però, è un gigante, rispetto alla ‘Pulce‘, negli affari: è riuscito, infatti, a costruire attorno a sé un’azienda che sta producendo carrettate di milioni. L’attaccante della Juventus è sicuramente più fashion del collega argentino. Sulla falsariga di David Beckham, ex ala del Manchester United, passato anche lui dal Belpaese, sul Naviglio milanese, sponda rossonera. Anzi Ronaldo è proprio un brand vivente, un modello per i più grandi marchi al mondo. Qualche giorno fa, un post dove appariva con un completo di Louis Vuitton gli ha fruttato 10 milioni di like in meno di mezza giornata. E a differenza dell’inglese, Ronaldo sta riuscendo a essere produttivo ad attività in corso.

Il fuoriclasse lusitano, un anno dopo essersi accasato alla Juventus, si è trasformato definitivamente in una superstar anche fuori dal campo. Il portoghese ha infatti 226 milioni di follower su Instagram, 80 milioni su Twitter e 125 milioni su Facebook. E grazie ai suoi look è diventato  ‘Ronaldo style’: dai capelli rossi di Manchester, alle mèches bionde di Madrid, fino al ‘codino’ con la maglia della Juve. La moda in casa Cristiano è fatta di anelli, collane, occhiali quelli prodotti da Lapo, sneakers, giubbotti, ma anche gel e cosmetici vari. I suoi contratti lo hanno trasformato in un vero e proprio Re Mida e gli hanno permesso di togliersi numerosi sfizi tra i quali quello di comprarsi una Rolls Royce come anche un orologio Frank Muller da un milione di euro. Ma lui può permetterselo. Non dobbiamo dimenticare gli 86 mila euro che guadagna al giorno (facendo i conti della serva sono 31 milioni all’anno che percepisce dal club della Continassa, ferie incluse). Secondo la rivista Forbes, con i suoi 105 milioni di dollari netti guadagnati l’anno scorso, nel 2020 il portoghese si è piazzato al quarto posto nella classifica dei “paperoni sportivi”, precedendo di una posizione proprio il suo rivale di sempre Messi.

Ma non è tutto: perché i suoi ultimi guadagni gli hanno permesso anche di superare il miliardo di dollari guadagnato in carriera, primo calciatore nella storia a riuscirci 

Ma la sua grandezza non si misura solo dai soldi che guadagna, ma anche dai soldi che offre in beneficenza a sostegno dei più deboli. Ronaldo è da sempre in prima linea nel donare cifre milionarie a enti non profit ed esserne testimonial, in particolare nelle azioni solidali verso bambini disagiati.

In piena pandemia Covid-19 a due ospedali di Lisbona ha finanziato ben 35 posti di terapia intensiva. Ma anche questo è solo una goccia in una mare di donazioni. Undici anni fa, Ronaldo conobbe la storia di N. G., un bambino di nove anni malato di cancro allo stadio terminale e decise di mandare un autista per portare la famiglia in hotel dove si trovava la squadra del Real Madrid e invitò il ragazzo a guardare la partita nella sua stanza di lusso privata al Bernabeu. Il portoghese apprese in seguito che non c’era molto che si potesse fare per guarirlo, se non un trattamento sperimentale negli Stati Uniti. Decise così di pagare questo “tentativo” e tutti i successivi farmaci di cui aveva bisogno, del costo complessivo di migliaia di dollari. Lo fece per più di un anno. Purtroppo questo non servì a salvare la vita a N. Nel 2011 dopo avere vinto la Scarpa d’oro, la vendette in un’asta pubblica e donò l’enorme ricavato, 1,4 milioni di euro, a enti non profit che ricostruirono in seguito le scuole bombardate nella Striscia di Gaza. Due anni più tardi farà la stessa cosa con il Pallone d’Oro appena conquistato. A Londra, nella cena di gala per la Fondazione Make-A-Wish, mise all’asta il trofeo ricavando 700mila euro dati poi a Make-a-wish per i propri progetti di supporto a bambini malati terminali. Il portoghese è privo di tatuaggi e il motivo principale è che dona regolarmente sangue.  Tra l’altro Ronaldo è diventato anche donatore di midollo osseo dopo aver scoperto che il figlio di Carlos Martins (centrocampista che rinunciò a prendere parte all’Europeo del 2012) ne aveva bisogno. Nel 2013 fu nominato nella Squadra dell’Anno Uefa, guadagnando un bonus di 100 mila euro, che elargì alla Croce Rossa. Un anno dopo il lusitano trascinò il Real alla conquista della Decima, traguardo che gli valse un bonus di 450 mila euro da parte del club. Soldi che decise di non incassare, donandoli a Unicef, World Vision e Save the Children. Cinque anni donò 5 milioni al governo del Nepal, dopo il terribile terremoto che ha devastò il Paese, uccidendo 9 mila persone e ferendone altre 22 mila. Nel 2014 la madre di un altro giovane tifoso, E. O. Z, di dieci mesi, chiese a Ronaldo di donare una maglietta al ragazzo, affetto da una displasia corticale. Dopo aver ascoltato la sua storia, CR7 pagò 55 mila sterline per un primo intervento chirurgico al cervello e si impegnò a coprire i costi di qualsiasi trattamento supplementare fosse necessario successivamente. E contribuì a raccogliere fondi extra per E. donando un kit da gioco autografato da lui da vendere all’asta.

Se ciò non bastasse, tutti i titoli vinti e i record personali fanno il resto. Tre campionati vinti col Manchester United,  2 col Real Madrid e  1 con la Juventus, 5 Champions League (1 con i Red Devils  e 4 con i Blancos), un Europeo e una Nations League con la maglia della Nazionale portoghese. La sua bacheca annovera, oltre i 5 Palloni d’Oro, 4 Scarpe d’Oro, coronati da 443 gol in tutti i campionati disputati, 129 reti in Champions, 99 in Nazionale oltre ad altre realizzazioni (in altre manifestazioni) superano le 700 segnature. È proprio il caso di dirlo: marziano in campo e fuori.


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