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di Patrizia Della Valle

Tante sono le persone che adottano bambini. Nella maggior parte dei casi accade per l’impossibilità di averne propri, e quindi in questo caso si coniuga il desiderio di diventare genitori alla possibilità di fare del bene a chi nella vita non ha potuto scegliere se avere o meno una famiglia. In altri casi, pur essendo già genitori, nasce solo dal desiderio di offrire la chance di una vita migliore. E spesso questo se lo può permettere chi ha un reddito che lo fa vivere tranquillo e ovviamente non fa fatica ad arrivare a fine mese. Non a caso le persone che adottano anche più di un bambino appartengono perlopiù (i casi più noti) al mondo dello spettacolo. Brad Pitt e Angelina Jolie, quando erano ancora una coppia felice ne hanno adottato 4 e come anche Tom Cruise e Nicole Kidman, che di figli ne avevano adottati 2. Lionel Richie con la prima moglie Brenda Harvey ha adottato Nicole Richie, che all’epoca aveva due anni, e ora fa l’attrice.

E poi Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, Patrizia Pellegrino. Per non parlare della lunga fila di mamme single. Come Sandra Bullock, Charlize Theron e Kristin Davis, solo per citarne alcune. E che dire della pluri-mamma Madonna. Nel settembre del 1994, al Central Park di New York, Madonna incontra quello che sarebbe diventato il suo personal trainer, Carlos Leon, con cui inizia ben presto una relazione, che dura pochi mesi dopo la nascita della prima figlia della cantante, Lourdes Maria (il 14 ottobre 1996). Poi nel 1999 Madonna conosce il regista Guy Ritchie, tramite l’amico comune Sting. I due hanno un figlio, Rocco John, che nasce l’11 agosto 2000 e si sposano il 22 dicembre dello stesso anno. Nell’ottobre del 2006, dopo una visita in Africa per sostenere un progetto umanitario finalizzato alla costruzione di un orfanotrofio e per portare avanti una campagna di prevenzione dell’AIDS, la cantante assieme al marito adotta un bambino orfano di madre, David Banda, originario del Malawi, nato il 24 settembre 2005. L’adozione del bambino all’epoca generò polemiche sulla stampa per presunte violazioni delle leggi locali in tema di adozione. Ma Madonna nell’ottobre dello stesso anno nel talk show di Oprah Winfrey, spiegò come erano andate le cose chiarendo che non esistevano leggi scritte in Malawi che regolavano le adozioni estere e sottolineando il fatto che il bimbo, quando lei lo ha incontrato, soffriva di una grave forma di polmonite e che era già sopravvissuto alla malaria e alla tubercolosi. Dopo il divorzio da Ritchie, nel 2009 Madonna ottiene il via libera per una seconda adozione in Malawi diventando madre di di Mercy James. E nel 2016 Madonna adotta le gemelle Stella e Estere Mwale.

Casi eccezionali, quelli delle pluri-adozioni, ma non gli unici visto che l’Italia risulta tra i Paesi più generosi.

Ma che idea hanno gli Italiani delle adozioni?

Secondo una ricerca universitaria condotta su scala nazionale, sulle adozioni di minori, promossa dall’Associazione ItaliaAdozioni, che aveva come obiettivo quello di comprendere quali siano gli atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’adozione di bambini e delle famiglie con figli adottivi e il ruolo giocato dai media, gli italiani hanno un’opinione tutto sommato positiva dell’adozione di bambini. Tanto che la consiglierebbero, come via da prendere in considerazione, a una coppia che è impossibilitata a procreare. A pari merito viene, come consiglio, la fecondazione omologa. In via successiva sono consigliati l’affido e la fecondazione eterologa.

L’aspetto interessante della survey, resa possibile grazie al contributo di un gruppo di docenti universitari di ben sette atenei italiani (rilevazione dei dati a cura dell’agenzia specializzata Praxidia) e al contributo di Fondazione Cattolica Assicurazione, Fondazione Cariplo e Banca di Credito Cooperativo di Milano, è che il consiglio di adottare arriva proprio da chi l’adozione la conosce in modo diretto, grazie ai contatti con persone e famiglie adottive. L’adozione di bambini gode insomma di una “buona reputazione”. Questo nonostante la rappresentazione data dai media sia talvolta – nelle notizie di cronaca e in alcune fiction televisive – connotata da toni negativi; se non addirittura allarmistici.

Le emozioni positive (come ammirazione, gioia e comprensione) sono di gran lunga più rappresentate (tanto da superare l’80% delle risposte) di quelle negative (preoccupazione, compassione, imbarazzo)

“Più del 71% del campione conosce l’adozione, conosce delle famiglie adottive e le ammira”, spiega Ivana Lazzarini, presidente di ItaliaAdozioni. “L’esperienza diretta è la fonte principale di informazione e di conoscenza dell’adozione, anche se la percentuale di adozioni (nella propria famiglia o tra parenti) nel campione è bassa e in linea con la percentuale di persone adottate nella popolazione italiana (inferiore al 10%)”.

“Oltre all’esperienza diretta e personale”, osserva la presidente di ItaliaAdozioni, “circa oltre l’80% degli intervistati conosce l’adozione attraverso racconti e libri, in cui l’esperienza genitoriale è descritta come gioiosa, appagante, ma anche sfidante”.

“Le scelte familiari, che in genere si configurano quali scelte private, sappiamo invece avere ampie ricadute sul piano sociale”, sottolinea Lazzarini. “Questo è ancor più valido nel caso dell’adozione dove il benessere di tutti gli attori coinvolti e l’accoglienza influiscono sulla riuscita finale”.

I docenti universitari coinvolti nel progetto di ricerca sono Lavinia Barone (Università degli Studi di Pavia), Maurizio Corte (Università di Verona), Davide Dragone (Università di Bologna), Cinzia Novara (Università di Palermo), Chiara Oldani (Università degli Studi della Tuscia), Venanzio Raspa (Università di Urbino) e Rosa Regina Rosnati e Laura Ferrari (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

La percezione dell’adozione di bambini e il ruolo dei media

Libri, articoli di giornale e periodici sono una fonte residuale d’informazione. Per oltre il 70% del campione, l’opinione sull’adozione, invece, è influenzata da fonti specialistiche (ad esempio le informazioni fornite dai servizi dedicati all’adozione), oltre che dall’esperienza diretta personale.

“Le esperienze adottive si accompagnano spesso all’impossibilità di procreare, ma ciò non influisce in modo negativo sulla percezione dei genitori adottivi”, osserva Lazzarini.

Secondo la maggioranza degli italiani, quelli adottivi sono considerati genitori a tutti gli effetti, persone altruiste e benestanti, pur mosse dal bisogno di riempire un vuoto

L’Italia è dal 2008 il primo paese in Europa e il secondo al mondo (dopo gli Stati Uniti), per numero di adozioni di minori: dal 2000 al 2018 sono 50.152 i bambini accolti dalle famiglie italiane. Dal 2012 si è registrato un calo – iniziatosi ancor prima a livello mondiale – che non ha risparmiato neppure il nostro Paese. 

Adottati, ma uguali agli altri figli

La maggior parte degli italiani considera i bambini adottivi come gli altri figli, ma anche coraggiosi e allo stesso tempo fragili. Un quadro che sfugge a visioni stereotipate in cui è tutto roseo o critico, descrivendo così la complessità e ricchezza di sfumature che caratterizza lo scenario adottivo.

Unica nota grigia riguarda i temi della ‘nazionalità italiana’: se per il nostro ordinamento giuridico è chiaro che “gli adottati nati in un altro paese sono cittadini italiani a tutti gli effetti”, lo è meno per gli intervistati, che nel 60% dei casi ritiene che la maggior parte delle persone non sia concorde con tale affermazione. Conforta sapere che tale posizione va comunque scemando al crescere dell’età degli intervistati e in corrispondenza di un titolo di studio superiore. Come dire che maturità e cultura rappresentano buoni antidoti per posizioni meno accoglienti verso l’adozione di bambini.

D’altra parte, va detto che tale chiusura risulta, nell’opinione degli italiani, associata invece a reazioni emotive spiacevoli come preoccupazione, compassione, imbarazzo. Ciò a conferma che la narrazione che si costruisce attorno al mondo dell’adozione può fare la differenza. I messaggi che vengono dati, anche dai media, possono contribuire a nuove aperture verso la scelta adottiva; oppure portare ad atteggiamenti di chiusura.

A cosa è dovuto il declino delle adozioni internazionali?

Il declino del numero di adozioni internazionali può avere ragioni tra loro molto diverse, tra cui:

  1. modifiche “strutturali” che riducono il ruolo e l’appeal dell’adozione come scelta genitoriale: nuove forme di protezione dell’infanzia realizzate nei Paesi di provenienza (affido e adozione nazionali), crescente numero di minori con bisogni  speciali, sia psicologici che fisici, ed età media dei minori molto alta;
  2. un sistema di “adozioni” farraginoso con lunghe attese, alti costi, non pochi imprevisti;
  3. altre vie di accesso alla genitorialità, sempre più alla portata di tutti, come la procreazione medicalmente assistita, sia omologa che eterologa e con costi assai più contenuti;
  4. rappresentazioni semplicistiche se non addirittura distorte dell’adozione da parte dei media che spesso riportano fatti di cronaca nera che hanno connessione con l’adozione con superficialità e sensazionalismo, gettando una luce negativa sull’intera questione.

“Una buona notizia è che il clima politico non pare aver condizionato l’opinione degli intervistati”, conclude Lazzarini. “Ci auguriamo che il governo possa davvero prendere in seria considerazione il tema delle adozioni, reso ancora più urgente a fronte di un calo consistente e progressivo delle nascite.


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