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Christine Lagarde, presidente della Bce

di Matteo Ciacci

Oggi la presidente della Bce Christine Lagarde su Twitter ha pubblicato un post che va nella direzione opposta delle direttive tracciate dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, tra l’altro condivise dal premier Conte riguardo il maggior uso dei pagamenti senza contante. “Negli ultimi tre mesi”, dice Lagarde, “c’è stato un aumento sensibile dei pagamenti senza banconote, quindi contactless. Voglio segnalare che il contante non è considerato un conduttore di virus, di qualsiasi tessuto, quindi le banconote non devono uscire dalla circolazione per coloro che sono legati al pagamento in contanti, il pagamento in contanti è considerato molto in uso, e in queste condizioni entrambi i pagamenti (con banconote e contactless) tra le banche centrali e tra le banche e gli utilizzatori finali,e i settori finanziari dovranno essere sviluppati”.

Conte in riunione con Gualtieri per il ‘piano di rilancio’

Tra oggi, (N.d.R. il Consiglio dei Ministri è convocato stasera alle ore 21.30 a Palazzo Chigi) e domani, il governo rivelerà il Piano ufficiale nazionale di riforma destinato ad essere sostenuto dal Recovery Fund.

“Non vi è tempo da perdere” per evitare “una fase di depressione economica”, scrive il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in premessa al Pnr, secondo quanto si legge nella bozza che l’ANSA ha anticipato sul suo sito, dove sono elencati gli obiettivi del Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) da presentare alla Commissione Europea.

Tre i pilastri che indicano le linee guida del Piano di Rilancio che l’Italia metterà a punto per settembre: “modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale e parità di genere“. Le “notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo”, scrive ancora Gualtieri, “devono essere utilizzate al meglio”.

L’alleggerimento della pressione fiscale è una delle componenti più importanti del programma di Governo” e dopo il taglio del cuneo partito da luglio, il governo sta lavorando a “una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta” per “disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Con la riforma”, si legge “saranno anche razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi (SAD)”.

La “riduzione del tax gap” è “obiettivo prioritario” che sarà perseguito con “il miglioramento della qualità dei controlli” anche per “impedire che i contribuenti fruiscano indebitamente” agli aiuti anti-Covid”, con il rafforzamento “dell’efficacia della riscossione” e la spinta alla “compliance volontaria”, ma “è confermata la determinazione a non prevedere nuovi condoni che, generando aspettative circa la loro reiterazione, riducono l’efficacia della riscossione delle imposte“.

Per il rilancio post-Covid “si punterà ad incrementare la spesa pubblica per la ricerca e per l’istruzione, in special modo terziaria, in misura pari complessivamente a 0,4 punti percentuali di Pil nei prossimi tre anni”, circa 7 miliardi. Parte della maggiore spesa sarà destinata ‘al finanziamento di progetti di ricerca che perseguano obiettivi di sostenibilità ambientale e digitalizzazione e che contestualmente abbiano un rilevante effetto sull’incremento della produttività‘”.

E sul Mes?

Sul Mes dopo tanti no, poi ni, poi vedremo, il ministro degli esteri Luigi Di Maio oggi ha detto al giornale austriaco Die Presse: “C’e’ un negoziato aperto a livello internazionale che sta portando avanti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e noi abbiamo fiducia nelle sue parole”. Di fatto ora occorrerà vedere che cosa accadrà nei prossimi giorni. Se si registrerà un’inaspettata ‘apertura’ lontana dal granitico no al Mes da parte dei pentastellati, o se si apriranno delle porte.

Il grillino Carlo Sibilia, sottosegretario al Ministero dell’Interno nel governo Conte bis, si è sempre mostrato a favore delle alleanze locali con il Pd e anche al Mes, a patto che si tolgano ‘le condizioni’, che di fatto però non si possono togliere lperché e modalità d’azione del fondo sono state definite dall’articolo 3 del suo trattato istitutivo. “Su questi fondi siamo sempre stati contrari perché ci sono clausole dannose. Se siamo certi che non ci sono più, è chiaro che le difficoltà si superano”. Ma, come sottolineano fonti qualificate dei 5 stelle, i dubbi sulla necessità di ricorrere al Mes restano tutti anche alla luce delle rassicurazioni, in questo senso, ribadite pubblicamente dallo stesso Conte.


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