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di Colin Anthony Groves

Brutti giorni in casa Trump. L’incendio avvenuto lo scorso 4 luglio, non a caso il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, della statua in legno realizzata lo scorso luglio in onore di Melania Trump a Sevnica, un comune di 17.633 abitanti della Slovenia orientale, che dista circa 80 km dalla capitale Lubiana, dove Melania è nata 50 anni fa, non è stato commentato né dalla Casa Bianca tantomeno da Melania.

A realizzare la statua lignea era stato l’artigiano locale Ales Zupevc, al quale Brad Downey aveva affidato l’incarico. Melania era raffigurata con un braccio alzato verso il cielo e con un vestito blu, forse a ricordare la mise che la first lady indossò in occasione della cerimonia di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2017. Melania, il cui cognome da nubile è Knavs, nacque a Sevnica nel 1970, e nei primi anni Novanta lasciò il suo Paese per lavorare come modella a Milano e Parigi, e tentare poi la carriera nell’alta moda a New York, dove nel 1998 conobbe Donald Trump. Evidentemente in casa Trump in questo periodo sono ben altri i problemi. Trump dopo i disastri causati dal Covid-19, che ha colpito più di ogni altro Paese gli Stati Uniti, con un totale di 65mila casi al giorno, sta registrando un calo di consensi così cospicuo che lo ha portato non solo a perdere ripetutamente la pazienza, ma a prendere sempre più le distanze dalle affermazioni di Anthony Fauci, l’immunologo statunitense che ha fornito contributi fondamentali in passato nel campo della ricerca sull’AIDS e altre immunodeficienze, sia come scienziato che come capo dell’istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases e oggi per il Covid-19. “La pandemia globale è ancora all’inizio”, ha detto Fauci al Corriere della Sera.  Il virus è sempre forte» e non ce ne liberemo fino a quando non arriverà il vaccino, probabilmente tra fine 2020 e inizio 2021″. Poi Fauci ha aggiunto: “A meno che tutti i diversi Paesi non adottino misure di contenimento, dobbiamo aspettarci una diffusione del contagio ancora più vasta. Negli Stati Uniti abbiamo un problema, perché la nostra epidemia non è sotto controllo. Stiamo osservando grandi focolai in Brasile, in Sud Africa e ora in Asia. In definitiva siamo soltanto all’inizio della pandemia globale che, molto probabilmente, peggiorerà ulteriormente, prima di migliorare». Sul fatto che il virus appaia a detta di molti suoi colleghi in Italia meno letale l’immunologo ha aggiunto: “Non sono in grado di dare una risposta precisa. E credo non ce l’abbia nessuno. Probabilmente stiamo curando in modo più efficace i pazienti, anche con terapie che non avevamo prima. In questa fase il nostro sistema sanitario non è più travolto, come è successo nel Nord Italia proprio all’inizio dell’epidemia. E, infine, negli Stati Uniti vediamo che ci sono più giovani tra i contagiati rispetto a quanto accadeva un paio di mesi fa». Fauci poi riguardo alla gestione italiana della pandemia ha detto: “L’Italia ha avuto sfortuna. È stata colpita in modo molto duro e molto rapido nello stesso tempo. Probabilmente perché c’erano molti lavoratori cinesi nel Nord del Paese. Il sistema sanitario ha dovuto affrontare una sfida veramente ardua, dato l’alto numero dei contagi. Ma alla fine, considerate le circostanze così difficili, penso che l’Italia abbia fatto un buon lavoro». Infine Fauci si è speso a favore anche dell’OMS, l’Organizzazione mondiale per la Sanità, dicendo: «Ha tanti difetti, ma è necessaria».

 OMS corre ai ripari

L’Oms ha creato un comitato indipendente per valutare la risposta alla pandemia di Coronavirus. Lo ha annunciato ieri il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel briefing settimanale con gli stati membri. Chi sarà a capo del primo rapporto del comitato? L’ex premier neozelandese Helen Clark e l’ex presidente della Liberia, Ellen Johnson Sirleaf, e il report verrà presentato in un’assemblea generale a novembre.

“Tutti noi dobbiamo guardarci allo specchio: l’Oms, gli stati membri, tutti coloro che sono stati coinvolti nella risposta” al Covid-19. Stiamo combattendo la battaglia della nostra vita e dobbiamo fare di meglio. Non solo adesso ma anche in futuro. Questo genere di minacce non cesseranno e con tutta probabilità diventeranno più aggressive”.

“Per anni molti di noi hanno messo in guardia sul pericolo di una catastrofica pandemia respiratoria. Non si trattava di ‘se’ ma di ‘quando’. Eppure il mondo non era pronto”, ha sottolineato il direttore dell’Oms.

“L’unica via da seguire è quella dell’unità”, ha insistito sottolineando che il “virus prospera nelle divisioni, ma viene ostacolato quando siamo uniti”. “La più grande minaccia adesso non è il virus in se’. Ma la mancanza di amicizia e solidarietà a livello globale e nazionale. Non possiamo sconfiggere questa pandemia in un mondo diviso”, ha ribadito il direttore generale.

La Russia arriverà prima nella scoperta del vaccino?

Nel frattempo in Russia, trial clinici sul vaccino anti Covid-19 effettuati su un gruppo di volontari hanno rivelato l’immunità al Coronavirus: lo ha annunciato il ministero della Difesa russo, secondo quanto riportato dalla Tass. “I dati ottenuti dal Gamalei National Research Center for Epidemiology and Microbiology“, ha annunciato il ministero, “dimostrano che i volontari del primo e del secondo gruppo stanno formando una risposta immunitaria dopo l’inoculazione del vaccino contro il coronavirus”. Il ministero ha anche riferito che i medici dell’ospedale militare di Burdenko effettuano regolarmente esami per monitorare le condizioni di salute dei volontari e non risulta che abbiano manifestato alcun effetto collaterale.

Trump nella morsa della Procura di New York

Il rifiuto del presidente degli Stati Uniti di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi pare abbia i giorni contati. La Corte Suprema ha deciso che la procura di New York potrà ottenere le dichiarazioni fiscali finora negate da Trump in forza del suo reiterato diritto all’immunità. Un presidente in carica non ha immunità e quindi non può sottrarsi a indagini penali, ha stabilito la corte affrontando uno dei due casi pendenti per ottenere le dichiarazioni fiscali di Trump. La Corte ha anche stabilito che una commissione della Camera, controllata dai dem, non può ottenere per ora le dichiarazioni fiscali e i documenti finanziari del presidente, rimandando il caso ai tribunale inferiori. La decisione è stata presa a maggioranza (7 a 2).

Gli Stati Uniti prevedono l’immunità per tutti i voti e le dichiarazioni politiche dei parlamentari. Senatori e deputati non possono essere quindi arrestati a meno che per “alto tradimento, reato grave e violazione dell’ordine pubblico”. I parlamentari possono essere però perseguiti dai comitati etici di Camera dei rappresentanti e Senato per violazione dei codici etici dei due rami del Congresso. La Costituzione americana non prevede immunità particolare per il presidente e gli altri membri del governo. La Corte suprema ha stabilito però che il presidente gode di un’ampia immunità funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell’esecutivo. Nonostante questo negli ultimi 30 anni magistrati e autorità indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, costretto poi alle dimissioni per il Watergate, Reagan e Clinton

Il tycoon è il primo presidente degli Usa, dai tempi di Richard Nixon, a non rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi.


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