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di Matteo Ciacci

Niente prestito da 500 miliardi a fondo perduto. Il premier olandese Rutte è il più stoico sul fronte del no. E poiché le attese per un accordo al Vertice Ue sul Quadro finanziario pluriennale e il Recovery fund, si allungano, dopo giorni di consultazioni senza sosta, le quotazioni dell’euro hanno subito un’impennata che ha toccato i massimi degli ultimi quattro mesi. Salendo dello 0,3% a 1,1465 dollari e tornando così ai livelli di marzo. 

Dopo una notte di consultazioni in vari formati fra i leader europei, seguita allo stallo avuto anche ieri nella terza giornata dei lavori del Consiglio europeo, il vertice a Bruxelles si prende una pausa di qualche ora per poi rialzare il sipario oggi intorno alle 16. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovrebbe presentare una nuova proposta formale che sarà basata su una dotazione di 390 miliardi di euro di sovvenzioni, ma con ‘rebate’ più bassi rispetto alla precedente offerta. Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 500 miliardi del progetto iniziale, considerato inaccettabile dai cosiddetti paesi frugali: Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, ai quali si è unita la Finlandia. Insomma Michel percorre la strada della contrattazione.

Ma quali sono i principali nodi su cui i leader Ue si confrontano da tre giorni a Bruxelles senza riuscire a trovare un accordo?

    * Aiuti a fondo perduto – I 500 miliardi proposti dalla Commissione Ue sono troppi per i Paesi ‘frugali’. Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia vorrebbero scendere ben sotto la soglia dei 400 miliardi ampliando la quota dei prestiti, fissata inizialmente a 250 miliardi, per mantenere l’importo complessivo di 750 miliardi indicato per il Recovery Fund.

    * Governance aiuti – I frugali, Olanda in testa, vogliono un meccanismo che consenta loro di porre un veto all’approvazione dei piani che dovranno essere presentati dai singoli Paesi e che saranno esaminati dalla Commissione. Stessa cosa per quanto riguarda lo stop all’erogazione dei fondi nel caso in cui il Paese interessato non rispetti gli impegni indicati nel piano.  Il compromesso potrebbe essere il cosiddetto ‘super freno d’emergenza’ proposto dal Consiglio.

    * Rimborsi (rebates) – Un’ampia maggioranza di Paesi vorrebbe abolire, profittando dell’uscita dalla Ue del Regno Unito, questo meccanismo introdotto in seguito alla battaglia condotta all’epoca da Margaret Thatcher al grido ‘I want my money back’ (voglio indietro i miei soldi). Ma Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, ovvero sempre i soliti frugali, vogliono mantenere e anzi ampliare l’entità dei rimborsi che gli vengono dati, in base a complicatissimi calcoli, per compensare i loro versamenti alle casse del bilancio Ue.

    * Stato di diritto – Moltissimi Paesi Ue sarebbero d’accordo a introdurre una procedura che possa bloccare l’erogazione dei fondi Ue a quei Paesi – oggi Ungheria e Polonia – finiti sotto esame per il sospetto di non rispettare i principi dello stato di diritto. Budapest e Varsavia non vogliono sentirne parlare.

    * Bilancio Ue 2021-2027 – Molti Paesi nordici ritengono che la proposta sul tavolo (stanziamento di 1.074 miliardi per sette anni) sia eccessiva e vorrebbero un ulteriore taglio.    

“L’Europa deve dare un segnale forte di unità. Deve dare una risposta unitaria alla crisi provocata dal coronavirus. Dobbiamo evitare compromessi a ribasso che danneggino la posizione italiana. Anche il nostro Paese però deve fare la sua parte: servono riforme per rilanciare la nostra competitività. Noi abbiamo presentato un piano lungimirante al Governo ma la maggioranza non ci ascolta”, queste le parole del Vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, ospite del programma radiofonico Non stop news su RTL 102.5.

“Sono ore concitate, a Bruxelles”, ha scritto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio su Fb. “C’è una trattativa che va avanti ormai da giorni. E l’Italia si vuole far rispettare, consapevole dei propri diritti, ma anche dei suoi doveri. Il presidente Conte sta tenendo il punto con determinazione e va sostenuto. In Ue, oggi, non chiediamo nient’altro che rispetto. Rispetto non solo per chi non ce l’ha fatta, a causa del virus; rispetto soprattutto per il futuro che da qui ai prossimi anni i nostri popoli condivideranno. Mai come oggi tutti dobbiamo tifare Italia, perché in ballo c’è il futuro del nostro Paese e dell’Europa stessa. Siamo più forti degli egoismi. Siamo per un’Europa vera e solidale. Non molliamo e andiamo avanti a testa alta”. 

Il primo ministro ungherese Viktor Orban domenica ha dichiarato che il leader olandese Mark Rutte è il responsabile dello stallo del vertice dell’Unione Europea, dove i leader sono impegnati a contrattare su un vasto piano di stimolo per le loro economie colpite dal Coronavirus .

“Non so quale sia la ragione personale del primo ministro olandese per odiare me o l’Ungheria, ma sta attaccando così duramente”, ha detto ai giornalisti di fronte ai gradini di un museo di storia europeo in un parco di Bruxelles, a breve a piedi dalla sede del vertice. Non mi piacciono i giochi di colpa”, ha proseguito, “ma l’olandese è il vero responsabile di tutto il casino … Il primo ministro olandese, è quello che non vuole mollare”.

“Grazie a Viktor Orbán per queste parole di attenzione e amicizia verso la nostra Nazione”, ha scritto su Fb, Giorgia Meloni, leader di Fdi. “Dichiarazioni molto diverse da quelle che in queste ore stanno uscendo dal Consiglio Europeo per bocca degli alleati della sinistra. Ma come, non erano i “pericolosi sovranisti” i nemici dell’Italia?”

E riguardo al controllo dell’uso delle risorse: “Sì a controlli su uso risorse, ma li faccia la commissione”

“Non è drammatico che ci sia un controllo sui programmi di spesa, non è drammatico purché non diventi un diritto di veto”, ha detto il viceministro dell’Economia Antonio Misiani, stamattina ospite di ’24 Mattino’ su Radio 24, in merito ai difficili negoziati in corso al Consiglio Europeo sul Recovery Fund. “Bisogna rispettare le prerogative della Commissione Europea e del Parlamento secondo i trattati. Noi siamo d’accordo sulla coerenza dei programmi di spesa con gli obiettivi definiti dall’Unione Europea, siamo d’accordo sui meccanismi di trasparenza e di verifica. Abbiamo il dovere di spendere nel migliore dei modi possibili le risorse europee, e di non sprecarle come invece è stato fatto in passato. Sono risorse che servono per investimenti e progetti di sviluppo, non per spese correnti ne’ per nazionalizzare”. E riguardo al Recovery Fund ha proseguito: “Non mancano idee e proposte su cui costruire il Recovery Plan italiano, l’obiettivo è presentarlo a settembre, in anticipo rispetto alle tempistiche proposte dalla Commissione Europea che arrivano fino alla prossima primavera. La volontà del governo italiano di lavorare in anticipo sul Recovery Plan è la dimostrazione di come lavoriamo sul serio sugli impegni che servono, non per finanziare interventi a pioggia, ma programmi precisi di rilancio e di sviluppo”.    

Sassoli: “Siamo preoccupati per la solidarietà europea e il metodo comunitario”

“Dopo giorni di discussioni, i cittadini europei si aspettano una conclusione all’altezza di questa fase storica. Siamo preoccupati per un futuro che mortifichi la solidarietà europea e il metodo comunitario. Il Parlamento europeo ha indicato le proprie priorità e si aspetta che vengano rispettate. Il Quadro finanziario pluriennale deve assicurare nel medio periodo la copertura adeguata delle principali sfide europee, come il Green Deal europeo, la digitalizzazione, la resilienza e la lotta alle disuguaglianze.
Occorrono subito nuove risorse proprie e una efficace difesa dei principi dello stato di diritto. Inoltre, il Parlamento ha più volte chiesto la soppressione dei rebates. Senza queste condizioni il Parlamento non darà il proprio consenso. Il Covid-19 non si è esaurito e ci sono nuovi focolai in Europa. È più che mai necessario agire presto e con coraggio”.

Il piano ‘B’ del G20

Il G20 si aspetta una “contrazione acuta” dell’attività economica globale nel 2020, con “prospettive altamente incerte e soggette a elevati rischi al ribasso”. Lo si legge nel comunicato finale del G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori, oggi in riunione virtuale sotto la presidenza saudita. Il G20 s’impegna a “misure immediate ed eccezionali” contro la pandemia e le sue implicazioni sanitarie, sociali ed economiche, incluse “azioni di bilancio, monetarie e per la stabilità finanziaria”.

Il G20 studia una estensione del congelamento dei debiti dei Paesi più bisognosi e colpiti dal Covid nella seconda metà dell’anno, e nel frattempo incoraggia i creditori bilaterali, le banche di sviluppo multilaterali e altri attori a dare corso a quanto finora pattuito per venire incontro ai beneficiari dell’accordo, finora 42 Paesi per un debito complessivo di 5,3 miliardi di dollari. Lo si legge nel comunicato finale del G20 dei ministri delle Finanze e governatori, dopo il meeting virtuale sotto la presidenza saudita. “Considereremo una possibile estensione dell’Iniziativa per la sospensione dei pagamenti sui debiti (Dssi) nella seconda metà del 2020, tenendo conto degli sviluppi della pandemia e delle osservazioni del Fmi e della Banca mondiale sulle esigenze di liquidità dei Paesi”.

Salvini stamattina se l’è presa con il Governo per le tasse che oggi “5 milioni di lavoratori Italiani (soprattutto Partite Iva)”, scrive su Facebook, “dovranno pagare 8 miliardi di tasse, senza sconti e senza rinvii. Dopo quattro mesi di chiusura….. Incredibile. Aiuteremo chi non potrà pagare, non per malafede o cattiva volontà, ma per difficoltà vera”, aggiungendo un hashtag con un vero e proprio insulto al Governo.

“Un nuovo rinvio delle scadenze fiscali a settembre avrebbe aggravato la situazione, ci sono molte scadenze, dobbiamo rimettere ordine e lo faremo con una riforma organica del fisco, il ministero dell’Economia sta approfondendo e speriamo con la Legge di bilancio di dare un cambio”, ha detto stamattina il vice ministro dell’Economia, Antonio Misiani, ospite di 24 Mattino su Radio 24, aggiungendo che “la proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate è interessante, perché servirebbe a sdrammatizzare il meccanismo del saldo-acconto, c’è la necessita di approfondirla”. Ernesto Maria Ruffini ha proposto un nuovo sistema fiscale, basato su prelievi mensili, che il contribuente deve solo autorizzare, in modo da ridurre gli adempimenti fiscali di ogni azienda e partita Iva. “Il Governo ha fatto parecchi interventi a favore delle piccole e medie imprese, e con lo scostamento di bilancio che chiederemo nei prossimi giorni chiederemo di allungare le scadenze di settembre”.


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