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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump
(AP Photo / Susan Walsh)

di Peter Sullivan

Ieri il presidente Donald Trump ha ordinato un divieto radicale di trattare con i proprietari cinesi delle app dei social. Un ordine esecutivo per ogni app dei media TikTok e WeChat adducendo i soliti motivi di sicurezza nazionale e probabilmente la strada più veloce per rimuovendole efficacemente dalla distribuzione negli Stati Uniti.

Una mossa che il governo cinese ha criticato e definito una “manipolazione politica”

“Gli Stati Uniti usano la sicurezza nazionale come una scusa, spesso abusano del potere nazionale e reprimono irragionevolmente le società di altri paesi”, ha detto un portavoce del ministero, Wang Wenbin. “Questo è un vero atto egemonico. La Cina è fermamente contraria ad esso”.

Wang, che non ha menzionato TikTok o qualsiasi altra società per nome, ha invitato l’amministrazione Trump a “correggere il suo illecito” senza fornire indicazioni su come Pechino potrebbe rispondere.

Gli ordini esecutivi entreranno i vigore tra 45 giorni

È palese che questa decisione influirà ulteriormente sul conflitto tra Cina e Stati Uniti sul fronte già molto dibattuto della tecnologia e della sicurezza. Gli ordini esecutivi entreranno in vigore tra 45 giorni e a quanto pare potrebbero bloccare le popolari app negli store di Apple e Google.

TikTok, di proprietà di ByteDance Ltd. con sede a Pechino, è famoso per i suoi video brevi e accattivanti e per il suo utilizzo molto semplice e a portata di click.  L’azienda afferma di avere 100 milioni di utenti negli Stati Uniti e centinaia di milioni in tutto il mondo. Ma Trump in tutto questo vede solo un guadagno per la Cina e un’intrusione nella privacy degli americani per i dati che richieste la App al momento dell’installazione che lui ritiene inaccettabile. E dire che meno di un mese fa sembrava avere optato per una linea più morbida prevedendo un cambio di rotta solo nel caso in cui Microsoft Corp. o un’altra società americana avessero acquisito le app. Ma poi ha deciso di proseguire sulla linea dura e non concedere alcuna dilazione.

L’amministrazione Trump ha espresso preoccupazione per i servizi dei social media cinesi che potrebbero fornire informazioni personali degli utenti americani alle autorità cinesi, sebbene finora non abbia fornito prove che TikTok e WeChat possano davvero fare questo.

TikTok, scrive Ap, ha detto di aver trascorso quasi un anno cercando di raggiungere una “soluzione costruttiva” ma l’amministrazione Trump “non ha prestato attenzione ai fatti” e ha cercato di inserirsi impropriamente nelle trattative commerciali. 

Tencent Holdings Ltd., proprietario di WeChat e Microsoft hanno preferito non commentare. WeChat, noto in cinese come Weixin, è un’app di messaggistica molto popolare in Cina con oltre 1 miliardo di utenti. In tutto il mondo, molte persone di origine cinese usano WeChat per rimanere in contatto con amici e familiari e per parlare di affari nella Cina continentale.

Tencent è in società e anche proprietaria di molte aziende di videogiochi come Epic Games, (di Fortnite) e League of Legends (di Riot Games).

Anche la Cina blocca l’uso di motori di ricerca che non sono cinesi nel suo Paese

Ma se la guerra commerciale tra Trump e la Cina, partita con i famosi dazi imposti i mesi scorsi, ha anche bloccato le acquisizioni di alcune attività statunitensi da parte di acquirenti cinesi e interrotto la maggior parte dell’accesso a componenti e altre tecnologie americane per Huawei Technologies Ltd, va anche detto che in Cina, il Partito Comunista limita ciò che le aziende tecnologiche straniere possono fare nel suo Paese dove l’accesso al motore di ricerca Google, Facebook, Twitter e altri social media, assieme a migliaia di siti web gestiti da organizzazioni di notizie e diritti umani, pro-democrazia e altri gruppi di attivisti sono bloccati.

Il Partito Comunista ha utilizzato la stampa interamente controllata dallo stato per incoraggiare la rabbia pubblica per le azioni di Trump. “Non voglio più usare prodotti americani”, ha detto Sun Fanyu, un venditore di assicurazioni a Pechino. “Sosterrò i prodotti sostitutivi nazionali”.


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