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 In questa foto del 10 gennaio 2020, l’ex presidente della Nissan Carlos Ghosn parla ai media giapponesi durante un’intervista a Beirut, in Libano
(ph. Meika Fujio / Kyodo News tramite AP)

di Michael Rossi

Per il 28 agosto è stata fissata un’udienza per l’estradizione dei due uomini americani ricercati dal Giappone con l’accusa di aver aiutato a portare di nascosto l’ex presidente della Nissan Motor Co. Carlos Ghosn fuori dal Giappone eludendo la sorveglianza delle autorità locali.

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Indira Talwani, scrive AP, venerdì ha respinto la richiesta inviata dalle autorità giapponesi di liberare dietro cauzione il cinquantanovenne Michael Taylor, un veterano delle forze speciali dell’esercito americano e suo figlio di 27 anni, Peter Taylor, che non ne vogliono sapere, scrive Ap, di essere giudicati dai giudici giapponesi esternando un totale disprezzo verso la giurisdizione del paese del Sol Levante.

I loro avvocati hanno affermato che i due uomini, che da maggio si trovano in carcere del Massachusetts, temono per la loro salute a causa della pandemia causata dal Coronavirus. 

Le autorità affermano che i Taylor hanno aiutato Ghosn a uscire di nascosto dal Giappone con un jet privato mentre era in libertà su cauzione in attesa di affrontare il processo per le accuse di cattiva condotta finanziaria. L’uomo è riuscito a eludere la sorveglianza uscendo dal Paese nascosto dentro una scatola che è stata imbarcata sul volo che prima ha fatto tappa in Turchia e poi in Libano. Qui Ghosn ha la cittadinanza e per lui questo luogo rappresenta l’Eldorado visto che il Giappone in Libano non potrebbe presentare una domanda di estradizione. Insomma uno scacco al Re al contrario.

Ghosn ha detto di essere fuggito perché convinto che in Giappone non gli avrebbero fatto un processo equo, lamentandosi anche delle condizioni a suo dire ingiuste già durante il periodo di libertà provvisoria, quando gli è stato vietato di incontrare sua moglie.

I Taylor non hanno negato di aver aiutato Ghosn a fuggire, ma sostengono che non possono essere estradati. Tra le altre cose, dicono che “bail jumping” non è un crimine in Giappone e, quindi, aiutare qualcuno a eludere le condizioni di libertà provvisoria non è un crimine.

I pubblici ministeri federali hanno esortato il giudice Donald Cabell a dichiarare che gli uomini possano essere legalmente estradati. A chi spetterà l’ardua sentenza? Al segretario di Stato americano Mike Pompeo e la risposta arriverà a fine agosto.


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