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di François Belo

Il presidente della Repubblica del Mali, Ibrahim Boubacar Keita nelle prime ore di oggi mercoledì 19 agosto, ha annunciato le sue dimissioni. L’annuncio è stato fatto dopo il suo arresto avvenuto martedì pomeriggio. Oltre al presidente anche il primo ministro Boubou Cisse è finito in prigione, suscitando i timori di un colpo di stato. Ora Keita e Cisse si trovano in una base militare nella città di Kati, vicino alla capitale Bamako.

Molti i manifestanti che si sono riuniti nel centro di Bamako in una dimostrazione di sostegno ai soldati ribelli.

Dietro le proteste, sempre più incalzanti, la coalizione di opposizione M5-RFP, che è stata ed è una delle forze che ha sostenuto le proteste di massa che chiedevano le dimissioni di Keita e che ha negato che fosse in corso un colpo di stato. 

IBK (N.d.R. Keita) non voleva ascoltare la sua gente. Abbiamo anche proposto un’alternativa, ma ha risposto con omicidi”, ha detto a Reuters Nouhoum Togo, portavoce di M5-RFP. “Non è stato un colpo di stato militare, ma un’insurrezione popolare”.

Keita è apparso calmo mentre è apparso in una trasmissione televisiva di stato dopo la mezzanotte per dichiarare lo scioglimento del governo e dell’assemblea nazionale, e ha detto che non aveva altra scelta che dimettersi con effetto immediato.

“Sono stato sottomesso, non ho altra scelta”, così Ibrahim Boubacar Keïta ha annunciato le sue dimissioni da presidente del Mali con un messaggio trasmesso nella notte dalla televisione nazionale Ortm, registrato dopo il suo arresto da parte di un gruppo di militari golpisti dell’esercito. “Non voglio che sia versato sangue”, ha aggiunto davanti alle telecamere,  annunciando infine lo scioglimento del suo governo e del parlamento.

Nel frattempo, la Francia e l’Unione europea hanno tutti messo in guardia contro qualsiasi trasferimento incostituzionale di potere durante il colpo di stato avvenuto ieri.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha chiesto il “rilascio immediato e incondizionato” di Keita e Cisse.

“Il Segretario generale sta seguendo con profonda preoccupazione gli sviluppi in atto in Mali, incluso l’ammutinamento militare che è culminato con l’arresto del presidente Ibrahim Boubacar Keita e dei membri del suo governo oggi a Bamako”, ha detto Stephane Dujarric, la portavoce di Guterres.

Parole di biasimo sono arrivare anche dal Presidente del Parlamento Europeo David Maria Sassoli via Twitter.

Il presidente francese Emmanuel Macron riguardo quanto avvenuto a Mali si è confrontato con i suoi omologhi in Nigeria, Costa d’Avorio e Senegal esprimendo il suo “pieno sostegno agli sforzi di mediazione in corso degli Stati dell’Africa occidentale”, condannando l’ammutinamento.

Il Mali da tempo si trovava in una profonda impasse politica e da giugno le richieste di coloro che volevano le sue dimissioni erano diventate sempre più pressanti.

Le tensioni sono scoppiate ad aprile quando il governo ha tenuto le elezioni parlamentari a lungo ritardate, i cui risultati sono ancora controversi. L’opposizione in Mali collaborerà con la giunta militare per l’elaborazione di una transizione politica dopo il golpe. Lo ha reso noto con un comunicato il Movimento 5 giugno, che guida la coalizione di opposizione, a capo delle proteste antigovernative degli ultimi mesi.

Il ‘Movimento’, che prende il nome dalla data della prima protesta, ha alzato i toni non solo per la situazione disastrosa, che andava via via peggiorando, in cui si trova l’economia del Paese, ma anche per protestare contro la corruzione del governo.

Almeno 11 persone sono state uccise nei tre giorni di disordini seguiti a una manifestazione.

L’Unione africana, l’organizzazione internazionale comprendente tutti gli Stati africani, con sede ad Addis Abeba, in Etiopia, ha deciso di sospendere il Mali dopo l’azione militare dei soldati ribelli.


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