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di Patricia Sinclair

Pierpaolo Spollon classe 1989 è un attore che seppure molto giovane, ha già alle spalle importanti esperienze nel mondo del cinema, dove già da bambino sognava di lavorare, ma non nei panni di attore, ma in quelli di regista. «Sono sempre stato un assiduo divoratore di film», inizia a raccontarmi, «che ho cominciato a vedere in compagnia di mia madre Gianna fin da bambino. Il primo che mi ricordo che mi ha fatto sognare di entrare a fare parte un giorno nel mondo del grande schermo è stato ‘L’Ultimo dei Mohicani, di Michael Mann. Avevo solo 10 anni, e la carica emotiva che mi trasmise quel film, mi fece addirittura scoppiare a piangere. Io ancora oggi sono un uomo che non piango nella vita, sebbene mi sia capitato di farlo, ma solo in momenti molto particolari. Ma se vado al cinema e vedo un film che cattura le mie emozioni è quasi inevitabile che accada».

Che cosa ti ha detto tua madre (N.d.R. Gianna) in quell’occasione quando ti ha visto piangere?

«Mi ha chiesto come mai, ma poi ha capito che era un pianto emotivamente positivo».

Però poi il tuo percorso scolastico non ha seguito le tue aspirazioni, hai addirittura scelto di frequentare il liceo scientifico….

«In realtà io avrei voluto fare l’artistico, poi visto che i miei genitori, in particolare mio padre, non vedevano in quella strada nulla di concreto, ho deciso di fare il liceo scientifico più per sfida verso me stesso, visto che io non ero nemmeno portato per la matematica, che per vocazione».

Difatti poi sei stato bocciato in terza liceo…

«Ma perché ero in piena fioritura ormonale, mi ero innamorato di Roberta (N.d.R. mi sottolinea che lei è stata la sua prima ragazza), giravo per Padova con la mia 50 special e nella mia mente quell’anno lo studio non era al primo posto …».

Qual era il tuo tipo di ragazza all’epoca?

«Sembra strano dirlo, ma non mi sono mai piaciute le ragazze per forza belle. Ma quelle che come si suol dire ‘avevano delle belle teste’ e soprattutto mi tenevano testa, che non è così semplice. Poi con il passare del tempo ho cominciato a maturare una preferenza per le donne con i capelli rossi. Io ho sempre amato le more, ma col passare del tempo ho scoperto di avere questo feticismo per le donne con i capelli rossi. Le trovo estremamente sensuali».

Come ti definiresti?

«Un uomo molto esuberante, ma spesso questo aspetto del mio carattere mi è stato rinfacciato. Come fosse un difetto. Perché c’è chi ha avuto difficoltà a restarmi accanto».

Quali gli altri aspetti del tuo carattere che ti hanno maggiormente rimproverato oltre a questo?

«A dire il vero prettamente questo, per la difficoltà a restare, come si suol dire, ‘al mio passo’, come se la mia esuberanza caratteriale fosse percepita come un disturbo istrionico di personalità! Che ovviamente così non è”.

Una persona sicura di carattere non sarebbe entrata in competizione con te…

«Sì probabilmente è così».

Com’è anche vero che una persona altrettanto sicura di sé, quanto te, sarebbe potuta entrare in conflitto con la tua personalità per il motivo esattamente opposto…

«Mah sai le persone sicure di sé poi se la giocano anche su altri piani. E qui si aprirebbe un discorso troppo lungo da fare. Tra i miei difetti vanno aggiunti anche il disordine e la disorganizzazione. E poi un mio limite? Quello di non riuscire a fare più cose assieme. E poi… odio occuparmi degli aspetti economici della vita. Se dovessi raffigurarmi in un film…..io potrei essere il poeta dandy del Settecento che finisce in disgrazia».

Abbiamo parlato solo di difetti. E i tuoi pregi quali sono?

«Sono autonomo, so ascoltare, sono affidabile, mi piace ascoltare gli altri, so stare da solo, ma quando sono in gruppo esplodo ‘letteralmente’, non sono il tipo che sta in disparte».

Beh ma questa è una gran bella cosa…

«Sì, ma non così rara. Il segreto è imparare a stare bene con se stessi. Solo così poi impari e riesci a stare bene con gli altri».

Quando leggi una sceneggiatura cosa di convince a dire di sì?

«Ovviamente la storia e poi perché mi vedo bene nei panni del personaggio che dovrei interpretare».

Sul set ti è mai capitato di cambiare le battute?

«Assolutamente sì. Ovviamente valutando la situazione e chiedendo, quando è capitato spontaneamente, se si poteva tenere la nuova battuta al posto di quella scritta sul copione».

Come sei sul set?

«Estremamente ansioso. Sudo per l’emozione. Le mie ansie hanno l’ansia».

La bocciatura però ti ha portato fortuna…

«In quel periodo nel Triveneto stavano cercando un ragazzo che frequentasse una classe non superiore a quella della terza liceo per un film di Carlo Mazzacurati, ‘La Giusta Distanza‘ per interpretare il figlio di Fabrizio Bentivoglio. Mi fecero un provino (N.d.R. che mi dice «non avrei mai potuto fare se avessi frequentato la quarta liceo, come a sottolineare che la bocciatura alla fine è stata quasi un bene»), e poi non mi dissero più nulla. Dopo un anno – ricordo quell’episodio come fosse acaduto oggi – stavo giocando alla Playstation con un mio amico, e ricevetti una telefonata dalla produzione del film precedente che mi informò che un tale Alex Infascelli voleva farmi un provino per un film che doveva dirigere. Io sono andato all’audizione con la macchina di mia nonna, di nascosto dai miei genitori che non volevano che io partissi per Trieste per presentarmi a questo casting. Mia madre vedeva il mondo del cinema, come un luogo tentacolare e pieno di pericoli. Ma poi quando ho passato con successo questa prova, alla seconda audizione mi ha accompagnato mio padre. E alla fine ho saputo che ero stato scelto per interpretare ‘Nel nome del male‘, che fu la prima miniserie lanciata da Sky».

Ma come si fa a fare l’attore senza avere studiato recitazione e così giovane?

«Beh quando cercano ragazzi giovani per un film è scontato che uno non abbia alle spalle studi di recitazione. Ci si basa sull’istinto si cerca di capire se uno ha talento personalità. E poi cercano caratteristiche che vedono in te».

Cioè?

«Ti faccio un esempio. Se cercano un ragazzo timido e dolce e tu hai quelle caratteristiche, già rientri nella prima scrematura».

Quando hai messo piede sul set al primo ciak si gira che cosa è passato nella tua testa?

«Io non sapevo che ca… dovessi fare! Più di una volta Infascelli, a cui devo molto, anzi proprio tutto visto che è stato lui che mi ha dato la possibilità di fare questo mestiere, mi ha difeso perché c’erano delle scene più complicate che mi riuscivano più semplici e viceversa quelle più semplici, le trovavo più difficili da interpretare, quindi spesso venivo ripreso».

Bravo nelle cose difficili e meno bravo nelle cose più semplici?

«Mah sì forse perché quelle più semplici mi stimolavano meno, le sottovalutavo. Invece quelle più difficili mi facevano impegnare di più. E poi per quelle più facili a volte mi veniva più semplice giocare sulla spontaneità che non sempre dà i risultati richiesti!».

Poi ti sei trasferito a Roma, dove hai avuto la possibilità di studiare con Gisella Burinato e Beatrice Bracco e successivamente, sei entrato a fare parte del Centro Sperimentale…

«Sì una scelta importante, perché dopo ho fatto passi da leone sul fronte della professionalità. Perché ora sul set faccio davvero tutto quello che mi chiedono senza alcun tipo di problema».

Poi hai deciso di fare l’università volevi mollare il cinema?

«Avevo scelto la di frequentare la facoltà di ‘Studi Internazionali’. In realtà non ero ancora convinto di continuare a fare l’attore. Poi mi cercarono per un provino per un film con Emanuele Crialese, ‘Terra Ferma‘. .. Fu molto impegnativo. Dovetti passare tre casting. Ricordo che con altri 3 ragazzi (una ragazza e 2 ragazzi), ci fecero andare addirittura in Sicilia per l’ultima audizione. E alla fine fummo tutti ingaggiati».

Dopo Crialese hai mollato l’università?

“Sì per forza. Quello era più che un segno del destino e mi sono trasferito definitivamente a Roma per lavoro».

E poi sei entrato nel cast de ‘La Grande famiglia’ diretto da Riccardo Milani…

«Sì. Ho sempre avuto la fortuna di lavorare con registi molto quotati. Riconosco di avere avuto dei limiti in passato come attore, ma ho anche avuto la fortuna di lavorare con registi oltre che famosissimi molto intelligenti e capaci di cogliere tutto quello che c’e oltre l’apparenza. E mi hanno fatto crescere artisticamente».

Chi riconosce i propri limiti si ama molto, chi invece non li riconosce non va avanti…

«Io sono sempre stato molto severo con me stesso. E con il tempo sono peggiorato… (N.d.R. …e ride)».

‘Un Matrimonio di Troppo’ diretto da Luca Ribuoli, poi sempre con lui ‘Grand Hotel’ e poi…

«’L’Allieva‘, ‘La Porta Rossa‘, ‘Che vuoi che sia‘. E quest’anno oltre che per ‘Doc-nelle te mani‘con Luca Argentero, precedentemente bloccato a causa del lockdown, ho lavorato tantissimo».

Su quali set?

«Sì ho interpretato ‘Che Dio ci Aiuti‘ e ho avuto un ruolo nella serie internazionale di ‘Leonardo‘, che non posso ancora svelare, dove ho recitato in inglese».

Non è facile recitare in inglese…

«Sì ma sono molto portato per le lingue».

Come hai vissuto il lockdown?

«Ho provato un grande dolore per le tante persone che hanno perso la vita. Personalmente non ho avuto ripercussioni emotive sul fronte della clausura, perché come ti ho già detto, io sono abituato a stare da solo serenamente, tanto quanto lo sono quando sono assieme ad altre persone. Sono una persona che si sa adattare molto bene a qualsiasi situazione».

Un film dove ti vedresti come attore?

«Mi vedrei in un film diretto da Matteo Garrone».

Un film che ti sarebbe piaciuto fare?

«’Her‘ di Spike Jonze».

E il regista straniero con il quale ti piacerebbe lavorare?

«Woody Allen».

Un tuo desiderio personale?

«Comprare una casa e preferibilmente l’acquisterei a Padova, perché è una città a misura d’uomo, dove ritrovo sempre me stesso, le mie radici. Più che a Roma dove passo la maggior parte del mio tempo per lavoro. E poi un’altra città dove mi piacerebbe avere una casa è Venezia, nel centro storico».

Mai dire mai a che cosa?

«Mai dire mai a niente. Perché siamo noi che cambiamo e quello che non ci piace oggi può piacerci domani. Con i mie amici spesso parliamo anche della sessualità. E anche su questo dico sempre che non si può dare per scontato nulla. Mai essere lapidari. Quante volte si cambia idea. Mai è una parola senza significato. Può valere oggi, ma non fra 3 anni. Quindi io ho smesso di dire mai da tempo».

A volte chi è eccessivamente lapidario non è detto che sia altrettanto sicuro di quello che dice…

«Infatti. Quindi io sono sempre aperto ai cambiamenti…».

Il partner, la partner con cui ti piacerebbe recitare?

«Joaquin Phoenix (N.d.R. … aggiunge…«per imparare sul fronte della recitazione qualcosa in più»). Poi Meryl Streep … ma è scontatissimo da dire. E poi Cate Blanchett, è un mio sogno erotico! E ne aggiungo altre due per fare la triade: Bryce Dallas Howard e Jessica Chastain».

Cosa fai nel tempo libero?

(N.d.r. Sulla sua vita sentimentale abbiamo un patto… quello di non dire nulla quindi mi parla della sua squadra del cuore…). «Vado allo stadio a vedere l’Inter. La mia squadra del cuore».

Un padovano interista?

«Da ragazzino ero innamorato di Ronaldo. E sono diventato interista per amore verso Ronaldo!»


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