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Le storie di azienda… raccontate da What-u

di Patrizia Soli

L’appuntamento è rigorosamente telefonico. Lui Fabrizio Lo Bello, classe 1965, è uno di quegli imprenditori italiani, a capo di un’azienda la Fosfovit Lo Bello, che ha sede a Siracusa, patria del matematico Archimede e che per secoli su la capitale della Sicilia, fino alla conquista da parte degli Arabi, avvenuta nell’878. «Un’azienda italiana», ci tiene a precisarlo Lo Bello, «rigorosamente a capitale interamente italiano, specializzata, nella ricerca, produzione e commercializzazione di alimenti dietetici per l’infanzia. Il biscotto dietetico Fosfovit, arricchito con minerali e vitamine», prosegue l’imprenditore, «ottenne già l’autorizzazione dell’ACIS (Alto Commissariato di Igiene e Sanità) e fu tra i primi prodotti dietetici ad essere autorizzato in Italia. Inoltre», sottolinea Lo Bello, «è stata tra le prime aziende a produrre alimenti per l’infanzia senza olio di palma, che come è oramai noto è un concentrato di acidi grassi saturi».

La storia della sua azienda ha inizio nel 1930 quando il nonno Ivanhoe Lo Bello dà vita a una piccola fabbrica che produce biscotti per l’infanzia assieme alla moglie Palmina Todaro. La produzione va avanti con successo, lasciandosi alle spalle una guerra, affrontandone una seconda, senza mai mollare. Fino al settembre 1962 quando subentra Sebastiano Lo Bello (papà di Fabrizio e Ivanhoe jr) e l’impresa famigliare si trasforma in una società di capitali implementando anche la produzione che si arricchisce di altri prodotti per l’infanzia. «Competere con la Plasmon – che copre l’80% del mercato – era una sfida pressoché impossibile visto anche le nostre dimensioni», racconta Lo Bello, «così abbiamo deciso di concentrarci su prodotti di nicchia, quindi non solo i classici biscotti, ma anche granulati per l’infanzia, concentrandoci nello studio e nella produzione di prodotti senza glutine. Ricordo che all’epoca importanti università americane avevano divulgato studi sull’alimentazione dei neonati asserendo che lo svezzamento con prodotti senza glutine avrebbe potuto evitare lo sviluppo di possibili intolleranze».

Poi vi siete specializzati nei prodotti grain-free…

«Esattamente, senza cereali che significa che non contengono grano, riso, segale, orzo o avena. E poi prodotti senza uova, senza latte, senza uova».

Poi ha implementato la produzione anche cob un’altra tipologia di prodotti giusto?

«Sì frollini e biscotti al cioccolato però non con la Fosfovit, ma con un’altra azienda di famiglia la Lo Bello. Producendo biscotti classici secchi e al cioccolato».

Bianca e Valeria Lo Bello

E poi all’inizio di quest’anno nasce Biva…

«Sì Biva, una società gestita dalle mie figlie Bianca e Valeria, che ne sono sales partner e da mia moglie, Teresa (Livolti), che ne è l’amministratore delegato, il cui obiettivo è quello di diventare un marchio di punta nel comparto delle bevande dietetiche, quelle che comunemente tutti conoscono come pasti sostitutivi che hanno lo scopo di fare perdere peso».

Poi, come tutti, avete dovuto fare i conti con il lockdown?

«Purtroppo sì. Ma ora siamo in grande ripresa».

In questo settore avete competitor di peso, come Pesoforma, tra i leader del mercato, Enervit nella GDO, nel Multilevel marketing, Herbalife, come pensate di fare la differenza?

«Il nostro obiettivo è quello di diventare un prodotto venduto prettamente nelle farmacie, che è un nostro canale privilegiato, contando sull’altissima qualità del prodotto».

Il nostro organismo per mantenere lo stato di salute e poter funzionare al meglio ha bisogno di una dieta bilanciata. Le bevande dietetiche non sempre vengono viste di buon occhio…

«Sì, tutto dipende dalla qualità dei prodotti. Le nostre bevande dietetiche contengono tutti i macronutrienti, ossia carboidrati, zuccheri, grassi e proteine, oltre a tutti i micronutrienti, cioè vitamine, minerali, fibre e sostanze fitochimiche nelle giuste proporzioni, perché ognuno di essi svolge una funzione diversa. I glucidi rappresentano la fonte di pronta energia, i grassi costituiscono le riserve energetiche a lento utilizzo, e hanno funzioni regolatrici, mentre le proteine hanno funzione strutturale per tutti i tessuti e sono la base essenziale di neurotrasmettitori. La mancanza acuta o cronica anche di uno solo di questi nutrienti rispetto alla quantità giornaliera necessaria spinge l’organismo ad azionare meccanismi di compenso e ad attivare vie metaboliche secondarie, che possono provocare problemi fisici e psicologici, oltre a favorire l’ insorgenza di malattie metaboliche non prive di complicanze».

Anche se lei non è un dietologo o un nutrizionista, questa domanda non posso non fargliela… Quindi no alle diete troppo rigide?

«Le diete troppo rigide, con calo eccessivo di zuccheri, non solo non aiutano la perdita di peso, ma sono controproducenti, in quanto non permettono al metabolismo di adattarsi al nuovo stile alimentare: al contrario di quanto si crede, non è la massa grassa a diminuire con le diete ipoglicidiche, perché il nostro organismo, percependo il nuovo regime alimentare come digiuno, tende a conservare il tessuto adiposo, che rappresenta la sua riserva energetica, generando danni a carico della massa muscolare e rallentamento del metabolismo, con la conseguenza che il calo poderale ad un certo punto si arresta».

Quindi la convinzione che i carboidrati debbano essere esclusi dalla dieta per dimagrire è errata?

«Sì al pari di quella che mangiare gli zuccheri a cena faccia ingrassare. Nulla di più falso. Non conta in quale momento della giornata si mangino carboidrati, ma piuttosto quanti se ne introducono quotidianamente e di quante calorie totali si compone la nostra dieta. Per un’alimentazione equilibrata è importante non privarsi dei nutrienti essenziali e non consumarli in porzioni inadeguate al proprio fisico, all’età e all’attività motoria svolta, perché in genere si ingrassa a causa di una scorretta distribuzione di nutrienti rispetto al fabbisogni dell’organismo, e se si mangia più del necessario l’aumento di grasso corporeo è indipendente dalla composizione della dieta e anche dagli zuccheri introdotti, perché a contare sono le calorie totali. Le diete a basso contenuto di carboidrati da anni molto in voga, a partire da quella chetogenica, sono state bocciate dalla scienza medica, perché fanno male alla salute, sono inutili, pericolose nonché patogene, e soprattutto non garantiscono l’effetto dimagrante, anzi, a lungo andare provocano un aumento di peso maggiore rispetto alla situazione iniziale. In occasione del 40° congresso nazionale della Società italiana di nutrizione umana (Sinu) tenutosi a Genova lo scorso anno, le diete “low carb”, ovvero a basso contenuto di zuccheri, sono state criticate per alterare il benessere e lo stato di salute delle persone che le praticano, in quanto considerate sempre una scelta sbagliata e una scorretta proposta nutrizionale ai fini del dimagrimento. Tra l’altro questo modello alimentare è risultato favorente l’insorgere di numerose malattie caratteristiche della società del benessere, come l’ obesità, le patologie metaboliche, quelle cardiovascolari e i tumori, oltre ad avere una azione diretta sulla comparsa di disturbi psicologici e comportamentali causati dalla carenza cronica di glucidi”. I carboidrati di cui i zuccheri fanno parte” aggiunge Lo Bello, “sono elementi essenziali di molte cellule dell’ organismo, principalmente di quelle cerebrali, dei globuli rossi e dei muscoli, che hanno necessità di questo nutriente, in carenza del quale iniziano a soffrire e dare segni evidenti della penuria glucidica, provocando sintomi classici dell’ ipoglicemia e del digiuno quali debolezza, sudorazione, mancanza di concentrazione e di attenzione, sonnolenza, mal di testa, irritabilità e annebbiamenti della vista. Quando il calo ponderale è veloce”, prosegue Lo Bello, “il cervello comprende immediatamente le variazioni della dimensione del corpo, abbassando il metabolismo per cercare di risparmiare più energia possibile, ed avere un metabolismo rallentato significa che non appena si reintroducono più energie le cellule ne diventano avide, così da riacquistare rapidamente il peso perso, verificandosi il cosiddetto “effetto yo-yo” , considerato uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare. Chi ha provato una dieta ipoglicidica o aglicidica alla lunga ne è rimasto deluso”, conclude l’imprenditore, “perché l’iniziale diminuzione di peso è seguita dall’inesorabile aumento successivo dei chili, con la complicanza della perdita di tessuto muscolare ed effetti depressivi dell’umore».


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