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Secondo uno studio condotto da Istat concernente il mondo del lavoro, nel secondo trimestre 2020, l’input di lavoro utilizzato complessivamente dal sistema economico (espresso dalle ore lavorate di Contabilità Nazionale) ha registrato una forte diminuzione rispetto sia al trimestre precedente (-13,1%) sia allo stesso periodo del 2019 (-20,0%).

Il numero degli occupati stimati dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, pari a 22 milioni 760 mila persone al netto degli effetti stagionali, è in calo per il quarto trimestre consecutivo e a ritmi molto più accentuati (-470 mila, -2,0%); alla rilevante diminuzione dei dipendenti a termine (-295 mila, -10,2%) si associa quella meno accentuata degli indipendenti (-101 mila, -1,9%) e dei dipendenti permanenti (-75 mila, -0,5%).

Il tasso di occupazione scende al 57,6%, in diminuzione di 1,2 punti rispetto al trimestre precedente; il calo è maggiore nel Mezzogiorno (-1,6 punti) in confronto al Nord e al Centro (-1,1 e -0,9 punti, rispettivamente). Il tasso di disoccupazione, per il sesto trimestre consecutivo e a ritmi più intensi, diminuisce portandosi all’8,3% (-0,9 punti rispetto al primo trimestre 2020); il tasso di inattività presenta una forte crescita in tre mesi arrivando al 37,0% (+2,0 punti).

Nelle imprese dell’industria e dei servizi, le posizioni lavorative dipendenti diminuiscono del 3,9% su base congiunturale e del 4,0% in termini tendenziali. Anche il monte ore lavorate e le ore lavorate per posizione dipendente si sono fortemente ridotte: il primo mostra un calo del 21,4% rispetto al trimestre precedente e del 29,3% su base annua; le seconde diminuiscono del 19,1% su base congiunturale e del 26,2% su base annua. D’altra parte aumentano in termini tendenziali le ore di cassa integrazione (Cig), passando da 6,7 a 329,9 per mille ore lavorate. Infine, le posizioni in somministrazione registrano una decisa riduzione, sia su base congiunturale (-15,5%), sia su base annua (-14,7%).

L’indice destagionalizzato del costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) aumenta in termini congiunturali del 5,4%, sintesi della crescita delle retribuzioni (+5,6%) e degli oneri (+4.6%). In termini tendenziali il costo del lavoro aumenta del 6,1%, ancora una volta risultato di una crescita delle retribuzioni (+6,3%) e degli oneri (+ 5,6%).

Il tasso di posti vacanti è pari allo 0,9%, in aumento rispetto al trimestre precedente di 0,4 punti percentuali e in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2019 (la diminuzione è comunque più contenuta rispetto a quella registrata nel primo trimestre 2020).

Offerta di lavoro

Occupati, disoccupati, inattivi: l’andamento su base annua e le transizioni nel mercato del lavoro (dati provvisori non destagionalizzati)

Nel secondo trimestre 2020 il forte calo tendenziale del numero di occupati (-3,6%, -841 mila in un anno) risente dell’impatto dovuto all’emergenza sanitaria nonché del generale rallentamento della dinamica occupazionale iniziato dalla metà del 2019. Il tasso di occupazione delle persone di 15-64 anni scende al 57,5% (-1,9 punti).

Il calo dell’occupazione riguarda soprattutto i dipendenti a termine (-677 mila, -21,6%; vedi “il punto su”) e continua a coinvolgere gli indipendenti (-219 mila, -4,1%) a fronte di un lieve aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (Prospetto 3). La diminuzione interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli tempo parziale; l’incidenza del part time involontario scende all’11,7% del totale occupati (-0,7 punti in un anno) e al 63,9% dei lavoratori a tempo parziale (-0,9 punti). Diminuiscono gli occupati che hanno lavorato almeno 36 ore a settimana (50,6%, -13,8 punti), a seguito delle assenze o della riduzione di orario dovute all’emergenza sanitaria

Dall’analisi dei dati di flusso – a distanza di 12 mesi – diminuisce la permanenza nell’occupazione (-2,6 punti tra il secondo trimestre 2019 e il secondo trimestre 2020 rispetto all’analogo periodo tra il 2018 e il 2019), soprattutto per i giovani di 15-34 anni e gli stranieri. Tra i dipendenti a termine la rilevante uscita dall’occupazione (-8,1 punti) comporta l’aumento verso la disoccupazione (+1,5 punti) e, soprattutto, verso l’inattività (+6,6 punti).

Prosegue, a ritmi più sostenuti, la riduzione del numero di disoccupati che si attestano a 1 milione 897 mila unità (-647 mila in un anno, -25,4%). Il calo coinvolge sia gli individui in cerca di prima occupazione sia chi ha precedenti esperienze di lavoro. Il tasso di disoccupazione scende al 7,7% (-2,0 punti); la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere ed è più accentuato tra i giovani di 15-34 anni, nel Mezzogiorno e nel Centro. I dati di flusso, a distanza di un anno, mostrano tra i disoccupati una diminuzione della permanenza nello stato di disoccupazione (-10,8 punti) e delle transizioni verso l’occupazione (-2,7 punti) mentre aumentano di quelle verso l’inattività (+13,5 punti).

Nel secondo trimestre 2020 il numero di persone in cerca di un lavoro da almeno 12 mesi scende a 903 mila (-548 mila unità, -37,8%) e la loro incidenza sul totale dei disoccupati cala al 47,6% (-9,4 punti in un anno).  

Nel complesso tra le persone in cerca di occupazione si riscontra una riduzione del numero medio di azioni di ricerca di lavoro: diminuisce soprattutto la quota di quanti dichiarano di essersi rivolti a un centro pubblico per l’impiego (12,6%, -9,7 punti) e/o di aver sostenuto un colloquio di lavoro (14,0%, -9,5 punti); rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa seppur in calo (74,9%, -7,8 punti), mentre è in aumento soltanto chi dichiara di cercare lavoro tramite internet (57,1%, +1,5 punti).

Per il secondo trimestre consecutivo, aumenta a un ritmo molto più sostenuto il numero di inattivi di 15-64 anni (1 milione 310 mila in più in un anno, +10,0%) e il corrispondente tasso (+3,6 punti – Prospetto 5). La crescita degli inattivi coinvolge in particolare la componente più vicina al mercato del lavoro, le forze di lavoro potenziali, e in misura minore quanti non cercano e non sono disponibili (Prospetto 6).

L’emergenza sanitaria ha condizionato fortemente anche la ricerca attiva di un lavoro: dai dati di flusso aumentano soprattutto le transizioni della disoccupazione verso le forze di lavoro potenziali (+12,4 punti; +1,1 punti verso i non cercano e non disponibili); dall’occupazione sono maggiori le transizioni verso l’inattività (+2,3 punti) rispetto a quelle verso la disoccupazione (+0,2 punti).  

Il forte aumento dell’inattività è quasi del tutto dovuto agli altri motivi di inattività (1 milione 250 mila in più): in circa otto casi su dieci l’intervistato specifica di non aver cercato lavoro per motivi riconducibili all’emergenza sanitaria (“tutto bloccato per covid-19”, “in attesa che finisca l’emergenza sanitaria”, “causa pandemia”, “impossibilità per coronavirus”, ecc.).

Nel secondo trimestre 2020 torna a crescere il numero degli scoraggiati (+66 mila, +4,8% in un anno), dopo venti trimestri di ininterrotto calo e la sostanziale stabilità nel primo trimestre 2020; in diminuzione, invece, quanti non hanno cercato lavoro per motivi familiari e quanti dichiarano di essere in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca.

Nel secondo trimestre 2020 aumentano i divari territoriali nella partecipazione al mercato del lavoro: se il tasso di occupazione diminuisce della stessa entità nel Nord e nel Mezzogiorno (-2,0  punti in entrambi i casi) e poco meno nel Centro (-1,7 punti), il calo del tasso di disoccupazione è maggiore nel Mezzogiorno (-3,2 punti) e nel Centro (-3,0 punti) in confronto al Nord (-0,8 punti) e si associa all’aumento più intenso del tasso di inattività nelle regioni meridionali e centrali (+4,4 e +4,0 punti, rispettivamente) rispetto al Nord (+2,7 punti).

Tornano ad aumentare le differenze di genere: tra le donne è maggiore il calo del tasso di occupazione (-2,2 punti in confronto a -1,6 punti gli uomini) e di quello di disoccupazione (-2,3 e -1,9 punti, rispettivamente) in concomitanza al maggiore aumento del tasso di inattività (+3,9 e +3,2 punti)

Sensibilmente diversa la dinamica per cittadinanza: il tasso di occupazione e quello di disoccupazione diminuiscono in modo molto più sostenuto per gli stranieri (-5,5 e -4,2 punti, rispettivamente) in confronto agli italiani (-1,5 e -1,7 punti), mentre il tasso di inattività aumenta di più per gli stranieri (+9,5 punti rispetto a +2,9 punti per gli italiani).

Aumentano i divari generazionali a sfavore dei più giovani: per i 15-34enni è maggiore la diminuzione del tasso di occupazione (-3,2 punti) e di quello di disoccupazione (-3,0 punti), a cui si associa l’aumento più elevato del tasso di inattività (+5,6 punti); per i 35-49enni il tasso di occupazione cala di 1,6 punti, quello di disoccupazione di 1,8 punti e quello di inattività mostra un incremento di 3,3 punti. Seppur con minore intensità, diminuisce anche il tasso di occupazione per gli over50 (-0,8 punti), insieme al calo del tasso di disoccupazione e alla crescita di quello di inattività (-1,2 e +1,6 punti, rispettivamente).   

Rimangono elevate le differenze per livello di istruzione: il tasso di occupazione scende al 78,0% per i laureati (-2,0 punti), al 62,9% per i diplomati (-2,6 punti) e al 42,8% per chi ha conseguito al massimo la licenza media (-1,4 punti). Il tasso di disoccupazione oscilla tra il 4,7% per i laureati (-0,7 punti), il 7,3% per i diplomati (-1,9 punti) e il 10,5% per quanti hanno un titolo più basso (-3,0 punti). Particolarmente elevato il divario nel tasso di inattività che passa dal 18,1% dei laureati (+2,8 punti), al 32,0% dei diplomati (+4,3 punti) e al 52,0% (+3,3 punti) per chi possiede un basso livello di istruzione.


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