di Patricia Sinclair

Si sono chiusi i défilé newyorchesi (il 16 settembre), mentre la London Fashion Week  che chiuderà i battenti il 22 settembre e la Milano Fashion il 28 settembre regalano ancora un po’ di emozione nonostante questa seconda ondata di Covid che ha scatenato una nuova serie di restrizioni governative, in particolare nel Regno Unito, dove ora sono consentiti gruppi fino a 6 persone.

Bisogna ammetterlo, manca l’adrenalina, quell’atmosfera modaiola, talvolta un po’ confusionaria, che per anni durante le sfilate ha permeato qualsivoglia set, passerella e il mondo del lavoro che gira attorno alla moda. Quasi scontato dirlo. Ma poi quando si pensa ai tempi, che sembrano già lontani, anche se in fondo è passato solo un anno, in cui con il fatidico calendario delle sfilate in mano o memorizzato sul cellulare o sul tablet, ci si fiondava a destra e a manca per vederle tutte, viene un po’ il magone.

Si arrivava di corsa si scrutava a volte con un po’ di invidia chi c’era davanti a noi, anche di un solo posto, (mentre noi eravamo seduti nella solita seconda fila), e dopo che i fotografi si erano sistemati, in fondo alla passerella con il loro mega obiettivi e la musica partiva, lo spettacolo iniziava. Dieci-quindici minuti di full immersion a scrutare abiti, tessuti, colori, linee, che ti portavano direttamente su Venere. Fino al saluto finale dello stilista.

Ora invece è cambiato tutto, si è corsi ai ripari già a gennaio, e ora che i contagi sono aumentati e non è bastato vedere le sfilate in maniera ibrida.

I designer che avevano in programma spettacoli in salone di piccole dimensioni hanno dovuto adeguarli a favore degli appuntamenti one-to-one, per aderire alle nuove normative. E continueranno a farlo in maniera più selezionata nel Regno Unito, dove tra l’altro c’è l’embargo per i viaggiatori provenienti da paesi come Francia, Svizzera, Spagna e Portogallo.

I designer di Londra però sembrano quasi sollevati di avere l’opportunità di staccarsi da quello che era diventato un sistema a loro dire guasto, con troppi spettacoli, troppo prodotto, costi e sprechi.

Molti gli emergenti anche alla  London Fashion Week digitale, che si è svolta a giugno, mentre il Regno Unito era ancora molto bloccato ed è stata più incentrata su tavole rotonde, lanci di libri o fanzine e sperimentazione generale.

C’è molta creatività che aspetta di essere scatenata, specialmente dalle nuove leve londinesi, la maggior parte dei quali ha sviluppato le proprie collezioni primavera 2021 a casa e ha sfruttato l’opportunità per diventare furbo e trasformare i limiti in nuove idee. Insomma sembra essere tornati alla Londra degli anni Novanta, quando i budget erano esigui e i designer facevano affidamento sulla creatività cruda – e sul proprio ingegno – quando presentavano le loro collezioni. C’è chi si è trovato a tingere i tessuti nella vasca da bagno con il caffè e chi è riuscito a donare un tocco di originalità costretto a usare le cose che aveva a disposizione. C’è chi ha giocato con i piumini, le lenzuola e i pezzi vintage che aveva in casa dando sfogo al massimo della sua creatività.

L’dea di Armani

L’annuncio era già stato dato lo scorso maggio, ma a ridosso dell’inizio della Fashion Week a Milano l’ufficio stampa di Giorgio Armani ha annunciato le modalità secondo le quali la griffe sarà presente le sfilate di prêt-à-porter uomo e donna.
“Considerato, a malincuore, che la situazione legata alla pandemia ancora in atto non consente di mettere in scena gli show come in passato”, dice la nota, “lo stilista ha scelto due modi differenti di proporre le
collezioni, senza presenza di pubblico”.


Emporio Armani / Building Dialogues


Le collezioni Emporio Armani uomo e donna primavera/estate 2021 saranno presentate in digitale con un video speciale giovedì 24 settembre alle ore 11.30 su emporioarmani-buildingdialogues.com, il minisito dedicato al progetto, sui canali social del marchio e sulla piattaforma di Camera Nazionale della Moda Italiana. Nel video, girato nel quartier generale di via Bergognone, oltre ai modelli, indosseranno abiti Emporio Armani anche giovani attori, cantanti, ballerini e personaggi appartenenti ai mondi da sempre legati alla grande community del brand. Il contesto architettonico, con i suoi building, è una superficie dinamica che, insieme ai protagonisti e allo spettatore, contribuisce a costruire dialoghi simbolici di apertura verso l’altro e verso il mondo.

Giorgio Armani / Timeless Thoughts


La sfilata primavera/estate 2021 Giorgio Armani uomo e donna sarà trasmessa integralmente, per la prima volta in assoluto, in televisione, sabato 26 settembre in prima serata su La7 e in contemporanea su armani.com, sui canali social del marchio e sulla piattaforma di Camera Nazionale della Moda Italiana. Gli abiti delle collezioni in passerella, come pensieri senza tempo, riflettono l’idea dello stile secondo Giorgio Armani. La decisione dello stilista è stata presa per permettere che il défilé, registrato a ‘porte chiuse’, possa raggiungere il grande pubblico.

Stella McCartney e la sua ‘Shared Capsule Collection

Una nuova visione per una generazione emergente, la offre Stella McCartney con la sua ”Shared Capsule Collection’, un’esplorazione giovanile e senza genere di un collettivo internazionale legato da stili e valori attivisti condivisi, che esprime individualità, diversità e positività di fronte al cambiamento climatico e alla rivoluzione sociale. In pratica una versione audace e pertinente di streetwear di lusso ad hoc per la tribù di Stella di agenti del cambiamento globale, senza paura di difendere ciò a cui tengono. Il tema della sua ‘capsule collection’ rappresenta materialmente l’esigenza della stilista di remixare le icone del nostro marchio con un’energia urbana attraverso abiti e sartoria, morbidi cappotti doppi e trench e piumini senza piume e senza crudeltà. Le calzature esplorano il contrasto tra alti e bassi elevando scarponi da trekking strutturati con dettagli ricchi, colori audaci e accenti elevati.

Antesignana della moda sostenibile, la stilista quest’anno celebra il decimo anniversario anniversario di Stella Kids e ora il lancio della ‘Shared Capsule Collection’, ispirata agli attuali attivisti in ascesa, affrontando il tema della fluidità di genere cercando di stabilire un contatto con le nuove generazioni attraverso la moda. Forte dell’estro, dell’originalità e della versatilità proprie e in parte ereditate anche da mamma (Linda Eastman, apprezzatissima fotografa e poi musicista, scomparsa 22 anni fa, non prima per fortuna di vedere i primi successi della figlia stilista) e papà Paul, musicista di fama mondiale, con la rara capacità di sapersi mettere sempre in gioco facendo leva sulla sua poliedricità e bravura artistica.

Magliette e felpe in cotone organico

Rimanendo fedeli all’impegno di Stella per la sostenibilità, le magliette e le felpe in jersey sono realizzate in cotone organico al 100%, utilizzando fino al 70% in meno di acqua rispetto al cotone convenzionale e senza sostanze chimiche tossiche o pesticidi.  Questo tipo di cotone è il migliore per l’ambiente rispetto al cotone normale il cui valore aggiunto è quello di mantenere il suolo sano e non inquinare il pianeta.

Per garantire che sia biologico, il cotone viene certificato da GOTS (Global Organic Textile Standard) e OCS (Organic Content Standard). Il GOTS garantisce che almeno il 70% delle fibre siano organiche e l’OCS garantisce che il 100% sia organico

Eco è pure la viscosa usata nelle collezioni perché è naturale, biodegradabile e proviene da foreste gestite in modo sostenibile in Svezia. Come anche il Tencel, che è molto simile alla viscosa perché è anch’esso fatto di pasta di legno. Il poliestere riciclato, realizzato raccogliendo rifiuti tessili pre-consumo non più necessari, invece viene utilizzato anche per i parka della capsule collection, riducendo la necessità di materiali a base di petrolio vergine. Il nylon anch’esso riciclato proviene da rifiuti pre-consumo e rifiuti post-consumo (rifiuti che sono già stati utilizzati dalle persone).


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