ORLANDO SPINTA SU TECNOLOGIA E SICUREZZA, MA CHI CONTROLLA LE AZIENDE “FURBETTE”?


di Patrizia Sinclair

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, ieri è intervenuto al meeting internazionale organizzato dall’INPS su “Digital Transition and EU Social Security Coordination”. In particolare, il ministro ha posto in evidenza quanto la tecnologia possa e debba “aiutarci a creare servizi dedicati anche per quei lavoratori che oggi hanno accesso limitato ai regimi di protezione sociale e migliorare il controllo amministrativo, preparandoci per le sfide future che per noi devono avere sempre e solo l’obiettivo di estendere l’inclusività del nostro sistema di welfare”.

Nel corso del suo intervento, Orlando ha ricordato quanto la transizione digitale costituisca una “grande leva di modernizzazione e di maggiore protezione sociale”. Proprio per questo motivo, ha proseguito, si tratta di una sfida impegnativa da affrontare ma, al tempo stesso, esaltante. Venendo agli obiettivi del decennio digitale per il 2030 – stabiliti dall’Unione europea nei settori delle competenze digitali, delle infrastrutture digitali, della digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici – Orlando ha richiamato l’attenzione su quanto “in questo quadro, i sistemi di protezione sociale sono il fondamento di una collettività e costituiscono uno dei tratti distintivi delle società europee”.

Orlando: “La sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere sempre una priorità”

Nel corso della visita del ministro all’Inail che si è tenuto il 17 novembre in occasione della presentazione della Relazione di fine consiliatura del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inail Orlando ha lodato “L’attività dell’istituto asserendo che l’attività dell’Istituto è stata ed è fondamentale fondamentale. “Sarebbe un grave errore pensare adesso, in questa fase della pandemia, di abbassare la guardia per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. È nostro obiettivo perseguire la strategia della prudenza facendo esperienza di quanto fatto finora, in mesi in cui l’Istituto è stato il motore di un intero processo“, ha detto.

Sul punto, il ministro ha pure fatto notare quanto i protocolli adottati nel nostro Paese siano diventati esempio anche oltre confine e ha indicato il percorso da seguire: “Credo che si possa e debba realizzare un sistema attraverso il quale l’accompagnamento delle imprese verso migliori standard sulla sicurezza, veda nell’Inail l’interlocutore fondamentale”.

INPS, nel mese di ottobre autorizzate 99,4 milioni di ore di integrazione salariale, mancano i controlli

Nel mese di ottobre 2021 sono state autorizzate 99,4 milioni di ore di integrazione salariale. Il 76% delle ore di CIG ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “emergenza sanitaria COVID-19”. Le ore di CIG ordinaria autorizzate a ottobre 2021 sono state 33,8 milioni, di cui il 42% per emergenza sanitaria, con una variazione congiunturale del -8,4% rispetto a settembre, nel corso del quale sono state autorizzate 36,9 milioni di ore. A ottobre 2020, le ore autorizzate sono state 170,8 milioni. Per la CIG straordinaria di ottobre sono state autorizzate 14,2 milioni di ore, di cui 3,3 per solidarietà, con un decremento del 43,7% rispetto a ottobre 2020 (25,3 milioni). La variazione congiunturale rispetto a settembre 2021 è pari al -7,5%.

Gli interventi di CIG in deroga sono stati pari a 17,9 milioni di ore, con un decremento del 17,3% rispetto a settembre, mentre rispetto a ottobre 2020 (60,4 milioni di ore) si registra una variazione tendenziale del -70,3%. Il numero di ore autorizzate nel mese di ottobre 2021 nei fondi di solidarietà è pari a 33,3 milioni, con un decremento del 30,2% rispetto a settembre e una variazione tendenziale del -72,2% rispetto a ottobre 2020 (119,7 milioni). Il numero di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nel periodo dal 1° aprile 2020 al 31 ottobre 2021, per emergenza sanitaria, è pari a 6.445,2 milioni di cui: 2.701,7 milioni di CIG ordinaria, 2.309,3 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 1.434,2 milioni di CIG in deroga. Nel mese di ottobre 2021 sono state autorizzate 64,5 milioni di ore, con un decremento del 26,3% rispetto alle ore autorizzate a settembre 2021. Le autorizzazioni si riferiscono: a 2.899 aziende per la CIG ordinaria con 14,1 milioni di ore, a 11.156 aziende per l’assegno ordinario con 32,5 milioni di ore e a 37.017 aziende per la CIG in deroga con 17,9 milioni di ore.

Riguardo la cassa integrazione ordinaria, i settori con il maggior numero di ore autorizzate sono: “industrie tessili e abbigliamento” con 8,6 milioni di ore e “pelli cuoio e calzature” con 4,9 milioni di ore. Questi due settori sono gli unici che dal 1° luglio al 31 ottobre 2021 possono fruire ancora della CIG ordinaria con causale Covid-19 (legge 106/2021) e assorbono il 96% delle autorizzazioni del mese di ottobre. Per la cassa integrazione in deroga il settore con il maggior numero di ore autorizzate è il “commercio” con 8,2 milioni di ore; seguono “alberghi e ristoranti” con 3,8 milioni e “attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese” con 2,2 milioni di ore. Questi tre settori assorbono il 79% delle ore autorizzate a ottobre per le integrazioni salariali in deroga.

Nel mese di ottobre 2021 i settori con più ore autorizzate nei fondi di solidarietà sono: “alberghi e ristoranti” con 10,1 milioni di ore, “attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi alle imprese” con 7,7 milioni di ore e “commercio” con 4,6 milioni di ore. Riguardo la distribuzione regionale, è la Lombardia che ha avuto, nel mese di ottobre 2021, il maggior numero di ore autorizzate di CIG ordinaria,con 2,5 milioni di ore; seguono Campania e Toscana con 2,3 milioni di ore. Per quanto concerne la CIG in deroga, le regioni per le quali sono state autorizzate il maggior numero di ore sono state la Lombardia con 3,7 milioni di ore, il Lazio con 3,1 milioni di ore e la Campania con 2,1 milioni di ore. Per i fondi di solidarietà, le autorizzazioni si concentrano in Lombardia (7,9 milioni di ore), nel Lazio (4,9 milioni di ore), in Veneto (2,8 milioni), in Campania (2,7 milioni) e in Puglia (2,7 milioni).

Il problema resta quello dei controlli che non ci sono. E i furbi abbondano sempre

Ad accendere un faro sul fenomeno l’anno scorso ci aveva pensato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Il suo presidente, Giuseppe Pisauro, davanti alle commissioni Bilancio aveva illustrato alcuni dati che Inps e Agenzia delle Entrate avevano incrociato. Più di quarto del monte ore pagato con la cassa integrazione è finito nelle tasche di imprese che hanno continuato a produrre come prima del lockdown e non hanno registrato reali perdite di fatturato.

Risparmi per le aziende
Ogni impresa in Cig-Covid ha risparmiato circa 1.100 euro per dipendente presente in azienda. Tra le imprese più piccole (cig quasi sempre in deroga), l’importo medio risparmiato grazie alla riduzione dell’orario di lavoro è stato pari a 3.900 euro nel bimestre. Le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell’assegno ordinario Covid, hanno risparmiato in media quasi 24.000 euro.

Cig: al dipendente un quarto di stipendio in meno
Ogni lavoratore in Cig-Covid ha subito una riduzione oraria di 156 ore. Il 90 per cento dell’orario mensile di lavoro a tempo pieno (pari a 173 ore in marzo e aprile). Perdendo, secondo le attuali stime, il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.


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