UNIVERSITÀ DI HARVARD ACCUSATA DI RAZZISMO SI DIFENDE E DICE “IL NOSTRO OBIETTIVO È DIVERSIFICARE NON DISCRIMINARE”


Il casus belli ieri è arrivato fino alla Corte Suprema americana e fa molto discutere perché riguarda un ateneo noto in tutto il mondo, l’Università di Harvard, la più antica università privata degli Usa, che secondo alcuni studenti sarebbe colpevole di presunti atti di discriminazione nella fase di ammissione, nei confronti di studenti asiatici. Un’accusa pesante mossa anche nei confronti di un’altra università, quella della Carolina del Nord, la più antica università pubblica degli Usa, che a dire di molti, premierebbe i candidati neri, ispanici e indiani d’America penalizzando invece gli studenti bianchi e asiatici.

Entrambe le scuole affermano che le loro politiche di ammissione siano orientate ad aiutare i candidati che sono sottorappresentati nei loro corpi studenteschi. “Ma poiché le ammissioni sono limitate, ciò significa inevitabilmente che alcuni studenti bianchi o asiatici più qualificati non entrino nella scuola”, spiega Students for Fair Admissions, un gruppo senza scopo di lucro di oltre 20.000 associati tra studenti e genitori, che dalla sua nascita si schiera contro le classificazioni e le preferenze razziali nelle ammissioni al college. 

“Considerare la razza come un fattore tra i tanti nelle decisioni di ammissione produce un corpo studentesco più diversificato che rafforza l’ambiente di apprendimento per tutti”, ha affermato in una nota l’ateneo di Harvard, che ha anche definito le sue considerazioni sulla razza “flessibili”. “E comunque Harvard non discrimina i candidati asiatici-americani”, ha affermato la scuola.

Students for Fair Admissions afferma che Harvard tiene traccia della composizione razziale della classe in arrivo in tempo reale mentre le domande vengono prese in considerazione, con gli amministratori che perlustrano i rapporti e sollecitano gli addetti alle ammissioni a correggere la rotta se le categorie razziali chiave rimangono indietro con l’obiettivo di sradicare i vantaggi storici dei bianchi. Alcuni sostengono che le politiche di Harvard che ora penalizzano gli asiatici risalgano all’inizio del XX secolo con l’obiettivo di discriminare anche i candidati ebrei.

Biden ha esortato i giudici a non affrontare la questione, affermando che non c’è dissenso tra i tribunali di grado inferiore che si sono schierati con entrambe le università, ritenendole eque nell’ammissione. La battaglia di Students for Fair Admissions intanto va avanti. E ora la Corte Suprema avrà 6 mesi di tempo per esaminare nei dettagli l’intera vicenda.


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