COME VIVONO I RAGAZZI LE RIPETUTE ONDATE DI VIRUS? ECCO IL PARERE DI VALERIO MAMMONE, DIRETTORE DI SCUOLAZOO - WHAT-U

Difficile misurare quanto la pandemia, abbia cambiato umori e abitudini della maggior parte delle persone. E a quasi due anni dall’inizio della pandemia, qual è la percezione che i ragazzi e le ragazze hanno del virus? Secondo i dati raccolti da un sondaggio di ScuolaZoo, al quale hanno partecipato 58mila giovani, risulta che circa 8 ragazzi su 10 hanno meno paura della malattia rispetto a prima. Questo dato non è sinonimo di superficialità, infatti il 68% di loro dice di essere consapevole che il Sars-Covid-2 non sia una semplice influenza e di essere a conoscenza degli effetti più pesanti che esso può avere, soprattutto su determinate categorie della popolazione. Ad abbassare il livello di allerta ha influito la diminuzione del tasso di ospedalizzazione e di mortalità, nonostante l’alto numero di contagi, e soprattutto l’impatto dei vaccini. Come dimostrano i dati, infatti, i ragazzi non sono assolutamente spaventati dalla campagna vaccinale: circa 9 su 10 dei rispondenti sono completamente vaccinati e pensano che il vaccino sia un’arma fondamentale e strategica per combattere il virus.

Ma nonostante adesso gli studenti abbiano una minore paura della malattia, la pandemia continua a gravare pesantemente sul loro equilibrio mentale. Ad oggi la variante Omicron sta ancora limitando notevolmente la vita di milioni di ragazzi, che il Covid-19 ha anche obbligato ad abituarsi alla Dad, un disastro per la maggior parte di loro e pure per molti professori. Inoltre la mancanza di rapporti con i coetanei che ha influito anche su tempo libero e ha avuto un effetto sensibilmente negativo sulle fasce più giovani.

Per saperne di più di questo sondaggio, What-u ha intervistato Valerio Mammone, Editor-in-Chief di ScuolaZoo.

Quale è il sentiment più ricorrente tra i ragazzi in questo momento?

“Dal dialogo costante di ScuolaZoo con la nostra community, che conta più di 4 mln di ragazze/i tra i 14 e i 19 anni, abbiamo capito sicuramente una cosa: pur continuando a dimostrare un grande senso di responsabilità, i giovani sono stanchi. Da più di due anni la loro vita dentro le aule scolastiche e fuori, nel tempo libero, è limitata in tutti i suoi aspetti e questo malgrado i ragazzi siano tra i più vaccinati e tra i meno colpiti dalle forme più severe della malattia. Di fatto, le conseguenze della pandemia stanno ricadendo, ancora una volta, principalmente sulle loro spalle”.

Cosa lamentano maggiormente?

“ScuolaZoo è il compagno di banco e il megafono degli studenti, per questo possiamo dire che sul fronte scuola lo yo-yo costante tra presenza e DAD (che raramente funziona come dovrebbe) e l’incertezza generale, anche da un punto di vista normativo, siano sicuramente tra i fattori più penalizzanti.  Fuori dalle scuole le cose non sono migliori. Oggi molti contesti che per loro sono situazione di divertimento, sfogo e socialità sono nuovamente chiusi. Inoltre, non bisogna dimenticare che i ragazzi sono consapevoli di essere un potenziale veicolo di contagio per persone più anziane, o a rischio, che gli stanno vicine, quindi anche il continuo senso di responsabilità e di “colpa” fa il suo gioco”.

Qual è stato il sacrificio che hanno dovuto affrontare con più fatica? E le rinunce?

“Come accennavo prima, sicuramente l’impossibilità di godersi una socialità piena e spensierata è qualcosa che sta gravando pesantemente sulla salute mentale dei ragazzi, questo è emerso anche dal sondaggio che abbiamo recentemente fatto con ScuolaZoo. Tornando al fronte scuola, ci sono tante esperienze che i giovani si stanno perdendo, pensando in piccolo: la semplice vita di classe, che tra i 14 e 19 anni è linfa per i ragazzi e le ragazze, pensando più in grande mi vengono in mente gite scolastiche impossibili da organizzare, viaggi d’istruzione, assemblee d’istituto, e si potrebbe continuare…”.

Quale desiderio risulta il più sentito nel breve e nel lungo termine?

“Nel breve, il desiderio più forte credo sia quello di essere ascoltati e presi in considerazione. In questi anni di pandemia sono sorti movimenti studenteschi spontanei che non protestano “solo” a favore o contro la dad, ma che propongono un’idea diversa di scuola, dall’uso degli spazi – spesso inadeguati anche dal punto di vista della sicurezza – al modello didattico centrato sulle lezioni frontali che spesso impediscono una vera interazione fra studenti e docenti. Sul lungo (speriamo non troppo) periodo penso si augurino ciò che ci auguriamo tutti: lasciarci alle spalle questa situazione di difficoltà e riprendere gradualmente a vivere in maniera più spontanea e spensierata, curando anche quelle ferite che inevitabilmente dureranno più della pandemia stessa”.


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