L’INFLAZIONE FA DA PADRONA NEGLI USA ED È PIÙ CONTENUTA NELL’AREA EU, SI INTRAVEDONO SEGNALI DI RIPRESA


L’America sta facendo i conti con l’inflazione che a gennaio ha toccato quota 7,5% con un aumento nell’ultimo anno del 6%, “il più alto registrato dal 1982 ad oggi”, ha affermato oggi il Dipartimento del Lavoro Usa. E il risultato è che nell’ultimo anno i prezzi sono aumentati del 41% per le auto usate, del 40% per la benzina, del 14% per i mobili da camera e per molta altra merce cogliendo impreparata la Federal Reserve che non aveva previsto un’inflazione così pesante. L’escalation è iniziata nel febbraio 2021, all’epoca l’indice dei prezzi al consumo superava di appena l’1,7%  il livello dell’anno precedente. Da lì, l’aumento dei prezzi anno dopo anno è accelerato costantemente: 2,7% a marzo, 4,2% ad aprile, 4,9% a maggio, 5,3% a giugno.

Per mesi il presidente della Fed, Jerome Powell, ha commentato l’aumento dei prezzi al consumo come un problema transitorio, ma poi ha dovuto cambiare rotta. Il mese scorso la banca centrale Usa ha segnalato che a marzo inizierà una serie di rialzi dei tassi. Quando la pandemia ha paralizzato l’economia americana della primavera del 2020 e le aziende hanno dovuto chiudere o optare per l’orario ridotto di lavoro, lasciando molti lavoratori a casa per precauzione sanitaria, i datori di lavoro hanno tagliato 22 milioni di posti di lavoro. Il risultato è stato che se prima tutta l’economia viaggiava al 100% delle sue potenzialità, dopo è scesa al tasso annuo record del 31%. Con un triste risultato. Che le aziende tagliando investimenti e rinviando rifornimenti quindi bloccando la produzione di fatto ha bloccato la crescita e ha fatto ingranare la marcia verso la recessione.

Solo qualche aiuto governativo e l’intervento di emergenza della Fed, che ha tagliato i tassi di interesse hanno salvato la situazione. Come anche i vaccini che hanno incoraggiato i consumatori a tornare nei ristoranti, nei bar, nei negozi. Così le aziende hanno dovuto riprendere il passo, e affrettarsi a soddisfare la domanda. E con la domanda in aumento e le forniture in calo, i costi sono aumentati. Quando durerà? E’ probabile che l’elevata inflazione dei prezzi al consumo durerà fintanto che le aziende lotteranno per tenere il passo con la domanda di beni e servizi dei consumatori. Molti economisti prevedono che l’inflazione rimarrà ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed quest’anno e il timore è che l’inflazione continui a consumare il potere di acquisto delle famiglie costringendole a ridurre le spese. Anche se le catene di approvvigionamento bloccate stanno iniziando a mostrare segni di miglioramento in alcuni settori. Il dipartimento del lavoro Usa ha dichiarato che la retribuzione oraria per tutti i dipendenti del settore privato è diminuita dell’1,7% il mese scorso rispetto all’anno precedente, dopo avere tenuto conto dell’aumento dei prezzi al consumo. Con delle eccezioni: dopo l’inflazione i salari di coloro che lavoravano negli hotel, ristoranti e bar sono aumentati dal 7 al 10%.

E l’UE?

Per il 2023 l’Ue stima un Pil al +2,3%. “Le previsioni di breve termine sono oscurate dalla prolungata interruzione di forniture e dal brusco aumento dei prezzi dell’energia. Si prevede che l’erosione del potere di acquisto e l’attenuazione della fiducia dei consumatori scalfiscano la crescita reale nel breve periodo. Ci si aspetta che l’attività economica riguadagni slancio nel secondo trimestre e continui ad espandersi nella seconda parte dell’anno”, scrive l’Ue.

La Commissione rivede al rialzo le attese sull’inflazione per gli alti prezzi dell’energia, ma anche per l’ampliamento delle pressioni inflazionistiche su altre categorie di beni a partire dall’autunno. Nel complesso, l’inflazione nell’area dell’euro, secondo le stime di Bruxelles, nel 2022 arriverà al 3,5% (il 3,9 nell’Ue) prima di scendere all’1,7% (1,9% nell’Ue) nel 2023. Per l’Italia l’inflazione dopo l’1,9% del 2021 è attesa sopra il livello dell’eurozona e al 3,8% nel 2022, per andare poi scendere all’1,6% nel 2023. In autunno l’inflazione nell’eurozona era stata stimata al 2,4% nel 2021, al 2,2% nel 2022 e all’1,4% per il 2023.

“L’inflazione ha alzato la testa negli ultimi mesi del 2021”, rispetto alle precedenti stime “ci si attende che i prezzi dell’energia restino alti per un lungo periodo e questo creerà problemi su alcune categorie di beni e servizi”, ha detto il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni presentando le stime economiche invernali. “L’incertezza resta a livelli preoccupanti, ma ci aspettiamo che l’economia Ue riprenderà slancio. Il contesto italiano è quello di un’economia che tende a riprendere i livelli di crescita pre-pandemia forse più velocemente di quanto immaginato tempo fa. Le previsioni di crescita positive sono collegate alla buona attuazione del Pnrr sul quale il governo italiano è pienamente impegnato. Noi in tutte le nostre previsioni abbiamo considerato l’influenza dei Pnrr nazionali sugli investimenti, come se andasse tutto nella direzione giusta”. 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »
error: Content is protected !!