LE RISPOSTE DI DRAGHI SUL COLLOQUIO CON PUTIN: DOMANDE E RISPOSTE


Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi

Esma CAKIR (presidente stampa estera):
Nell’arco dell’ultima settimana ci sono state numerosi sviluppi sulla guerra in Ucraina, dal G7 alla Nato e all’incontro di Istanbul e, infine, ieri il suo colloquio con il Presidente Putin. Oggi alcuni giornali hanno riportato il retroscena di questo colloquio, volevo chiederle che vi siete detti con il Presidente Putin. Ci può dire anche se vede una luce dei recenti sviluppi, se è più ottimista sulla fine di questa guerra e se lei ritiene più probabile un cessate il fuoco nel giro di settimane oppure pensa che si andrà a un conflitto bloccato che durerà mesi o persino anni.

Presidente Draghi: Non ci sentivamo col Presidente Putin da prima dell’inizio della guerra, la prima cosa che ho detto è stata: “La chiamo perché voglio parlare di pace”. Su questo punto, espresso da me, il Presidente Putin sostanzialmente ha acconsentito. “Certo” ha detto “parliamo di pace”. Allora ho chiesto quando è previsto, o se è previsto, un cessate il fuoco, perché questa era l’altra richiesta che volevo fare. La cosa più importante – ho detto – ora è dimostrare che questo desiderio di pace esiste, attuando un cessate il fuoco, anche breve, ma un cessate il fuoco. Le condizioni non sono mature, però è stato aperto poi il corridoio umanitario di Mariupol, che è la notizia che voi avete visto oggi sui giornali.
E’ seguita, da parte del Presidente Putin, una lunga descrizione della situazione geostrategica dell’Ucraina e quali potrebbero essere le condizioni di un accordo. A questo punto ho espresso la mia convinzione che, per risolvere certi nodi cruciali dell’accordo, fosse necessario un incontro con il Presidente Zelensky, col quale avevo parlato prima, che peraltro lo sta chiedendo praticamente dall’inizio della guerra. La risposta è stata che i tempi non sono ancora maturi, occorre che i negoziatori vadano avanti con le trattative.
Uno dei punti che il Presidente Putin ha trattato è che a suo avviso ci siano dei piccoli passi avanti nei negoziati e, in effetti, le posizioni delle due parti su vari argomenti dall’inizio si sono un po’ avvicinate. Sono cauto su questo perché c’è, evidentemente, ancora molto, molto, molto scetticismo.
Il 29 marzo ci sono stati tre annunci. Il Ministero della Difesa russo ha annunciato una riduzione radicale dell’attività militare nelle regioni di Kiev e di Chernihiv. Quindi questo è un primo annuncio. Sempre lo stesso giorno il Ministro russo Shoigu ha affermato che le forze armate russe hanno raggiunto gli obiettivi principali della prima fase, e l’obiettivo primario rimane liberare il Donbass. Quindi: riduzione delle attività militari nella regione di Kiev, riaffermazione che l’obiettivo è il Donbass. Sempre il 29 marzo la Vice Prima Ministra Ucraina Vereščuk ha annunciato che la Russia e l’Ucraina hanno concordato l’apertura di tre corridoi umanitari per la giornata di ieri: due corridoi interessano Mariupol e il terzo invece Melitopol. Questi sono i fatti. Altri fatti sono che l’intelligence americana conferma che ci sono stati dei movimenti di truppa, che sono coerenti con questi annunci, ma conferma anche che il lancio di missili ad ovest di Kiev è continuato. Tutti desideriamo vedere uno spiraglio di luce, ma tutti dobbiamo stare coi piedi per terra. 
I fatti sono sostanzialmente oggi che le sanzioni funzionano, che alla pace si arriva se l’Ucraina si difende, altrimenti non si arriva alla pace. C’è desiderio di andare avanti presto, ma è anche presto per superare lo scetticismo. In tutto questo ho affermato, riaffermato la disponibilità dell’Italia, che è stata accolta. La telefonata è terminata con l’intenzione di tenersi in contatto.

Virginia Kirst (Die Welt)
Lei ci può spiegare esattamente come Putin pensa che dovrebbe funzionare il sistema dei pagamenti per il gas russo. Dopo la sua chiamata di ieri, c’è stata anche una chiamata tra Schulz e Putin e in Germania non abbiamo capito più di tanto, cioè sembra che la Germania e la Ue sono escluse dall’obbligo di pagare in rubli, è solo per ora o anche in futuro? e questa è una retromarcia di Putin?

Presidente Draghi: Vi riferisco le parole del Presidente Putin. I contratti esistenti rimangono in vigore, le aziende europee – e ha rimarcato più volte il fatto che questa è una concessione, non ho capito bene comunque un regolamento che si applica solo alle aziende europee, solo ai Paesi membri dell’Europa -continueranno a pagare in euro o in dollari. La spiegazione, poi, del come si fa a conciliare le due posizioni, mantenere il pagamento in euro o in dollari per le aziende e nello stesso tempo soddisfare quella che era stata un’indicazione da parte russa del pagamento in rubli, è stata una spiegazione molto lunga e che io ho semplicemente ascoltato dicendo poi che i tecnici si sarebbero messi in contatto per capire esattamente come funziona. Però quel che ho capito – ma ripeto posso sbagliare –  è che la conversione dal pagamento in euro o in dollari a rubli è un fatto interno alla Federazione Russa. Questo è quel che ho capito. Ora le analisi sono in corso per capire esattamente che significa, se effettivamente le aziende europee possono continuare a pagare come previsto, se questo significa qualcosa per le sanzioni in atto. Sostanzialmente questa è la situazione. La sensazione che ho avuto sin dall’inizio è che non sia assolutamente semplice cambiare la valuta di pagamento senza violare i contratti. Grazie

Vera Gonzalo (NHK TV): Buongiorno Sono Gonzalo della TV giapponese. Presidente domani c’è il vertice CU in Cina. Che aspettative ha per il ruolo della Cina per quanto riguarda la guerra? Un ruolo positivo o che almeno mantenga le distanze?

Presidente Draghi: Guardi io ho aspettative positive per quanto riguarda il ruolo della Cina perché è impossibile non averle. La Cina è un protagonista – potrebbe diventare un protagonista – di prima grandezza nell’avvicinare le due parti nel processo di pace e soprattutto la Federazione Russa. Bisogna vedere se queste aspettative poi sono confermate dal comportamento, dalle indicazioni di politica del presidente XI Jinping ed in generale dalla Cina. indubbiamente lo spazio per un ruolo cinese esiste ed è molto significativo e verrà toccato sicuramente nel vertice tra l’Unione europea e la Cina. Altri temi saranno la transizione climatica, la diversità, la biodiversità e il commercio – e questo è un tema importante perché si tratta veramente di riparare le relazioni commerciali che in questi ultimi anni sono state frammentate, sono state danneggiate; relazioni commerciali che devono vedere una equità internazionale, degli standard da rispettare e anche rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Quindi è un discorso importantissimo e questo Vertice è importante anche per questo. È un vertice che capita al momento giusto.

Janko Petrovic (RTV Slovenia)
Buongiorno Presidente. Vorrei parlare delle spese militari. Secondo lo—- Stockholm international Research Institute la spesa militare della Russia sarebbe intorno ai 62 miliardi di dollari all’anno ma se sommiamo la spesa militare attuale dei maggiori paesi europei paesi europei Nato, cioè Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi arriviamo a 237 miliardi di dollari annui ovvero 4 volte la spesa russa. Eppure abbiamo tanta paura. Non le sembra quindi che la priorità dovrebbe essere ripensare l’uso e l’efficacia della spesa militare Europea attuale invece di aumentarla ulteriormente? Grazie.

Presidente Draghi: La prima considerazione che voglio fare è perché parliamo di difesa Europea: non solo per gli eventi attuali ma anche perché richiamano l’importanza dell’Unione politica. La costruzione di una difesa Europea è il passo più importante verso la costruzione di unione politica, perché comporta anche l’accettazione di una politica estera comune. Questo è molto importante e una difesa comune europea significa che tutti noi saremo alleati per sempre in futuro. Per un continente come l’Europa questo sarebbe l’obiettivo più grande mai raggiunto dal continente. Per questo bisogna andare su questa strada. L’Italia ne è sempre stata convinta fin dai primi anni cinquanta quando Alcide De Gasperi – come ricordato oggi sui giornali – invocò la costruzione di una difesa europea e non ci si riuscì a quell’epoca nel ’54-55, se non sbaglio. Il secondo punto è quello che ha fatto l’Unione Europea su questo fronte con la decisione di accogliere la Bussola strategica. La Bussola strategica ha due dimensioni: una progettuale e una di attuazione. La progettuale è bellissima – si vede chiaramente come la difesa europea si svilupperà in futuro, i vari campi d’azione – e certamente è una cosa molto utile per il futuro. L’attuazione e la creazione di un corpo di intervento rapido di 5000 soldati. Quindi la Bussola Europea è un primo passo ancora. Terzo punto: capisco benissimo la sua domanda e lei ha ragione. Qui c’è un problema prima di tutto, prima di prendere decisioni sugli investimenti – che sono importanti – che verranno prese per forza di cose, bisogna superare l’attuale sistema di decisioni nazionali, bisogna fare prima di tutto un coordinamento capire chi e quanto si spende, chi spende, per cosa si spende. Non è uno sforzo impossibile. Bisogna chiedere alla Commissione che lo faccia e poi andiamo avanti ma bisogna partire da lì. Altrimenti, se non siamo seri, è meglio non parlarne più perché è un obiettivo talmente esistenziale per l’Europa che non deve essere preso così alla leggera.

Anna Buj (La Vanguardia)
Buongiorno Presidente. Come sa, la Snam ha cominciato a fare uno studio tecnico per vedere se è possibile costruire un gasdotto offshore tra Barcellona e l’Italia. Vorrei sapere se lei è favorevole a questo progetto e se ci può dare dettagli e se ne ha parlato con Pedro Sanchez quando è venuto qui a Roma. Grazie.

Presidente Draghi: La constatazione più importante oggi è che, a seguito di questa crisi, i Paesi del Sud, i Paesi del Mediterraneo dell’Europa stanno realizzando che possono essere un hub importantissimo di gas oggi, ma anche soprattutto di idrogeno domani. È un hub che può funzionare molto bene tra loro, è un hub che può destinare le risorse della sponda sud del Mediterraneo verso l’Europa del Nord. Quindi gli investimenti di infrastrutture che bisogna fare sono molto importanti e sono investimenti tra i Paesi del Sud e tra i Paesi del Sud e i Paesi del Nord. Nei Paesi del Sud c’è un’ipotesi, è quella del gasdotto Italia-Spagna, ne abbiamo accennato con il Primo Ministro Sanchez a Roma e anche al Consiglio Europeo. C’è un’altra ipotesi del gasdotto EastMed. Tutte queste sono però ipotesi per ora, devono essere studiate. La Commissione ha allo studio la fattibilità per il gasdotto EastMed ma, insomma, bisogna che ci sia uno studio preventivo perché sono significativi investimenti strutturali. Quindi questa è la prima cosa da fare. Ci si può contare nell’eventualità di una crisi del gas oggi? No, no perché sono investimenti che prendono anni. Grazie.

Rosa Van Gool (de Volkskrant)
Presidente Draghi vorrei fare anche una domanda sul piano del Governo italiano per rendersi indipendenti del gas russo. Il Ministro Cingolani ha dichiarato che ci vorranno tre anni. Quali passi sono già stati fatti in questo primo mese? Quali sono i passi fondamentali da fare prima dell’inverno prossimo? E lei come vede il futuro del piano dopo le elezioni dell’anno prossimo, cioè il Governo sta anche pensando a come garantire anche la continuità in una nuova realtà politica? 

Presidente Draghi: Il Governo si è mosso subito su vari piani. Prima di tutto la diversificazione. Diversificazione in due sensi: diversificazione per quanto riguarda i fornitori, quindi cercando fornitori diversi dalla Russia, e diversificazioni verso le rinnovabili, in questo senso bisognerà aumentare significativamente la velocità degli investimenti in questo settore. Il Governo ha già approvato misure per semplificare quello che è il maggior ostacolo all’installazione delle rinnovabili, cioè le autorizzazioni. Quindi il processo autorizzativo per nuove installazioni fotovoltaiche ed eoliche di rinnovabili è stato fortemente accelerato. Poi c’è un altro piano, che è quello delle politiche: che si fa con un mercato del gas in cui prezzi non sembrano più riflettere la realtà della domanda e dell’offerta? Sono molto più alti dei prezzi nel resto del mondo, tra l’altro. E quindi lì l’Italia, come sapete, sostiene la necessità di un tetto al prezzo del gas. Noi contiamo, tra l’altro, per quanto riguarda la diversificazione, di muoverci molto rapidamente, però bisogna capire che quanto più noi sostituiamo il gas russo con gas proveniente da altri fornitori, tanto più difficile è continuare a compensare. In altre parole: probabilmente riusciremo a sostituire subito il 30-40%, diventerà molto più difficile man mano che andiamo su. Però il piano c’è e sta andando bene, anche per quanto riguarda il gas liquido. Quindi questi sono i due piani. Il terzo piano è quello invece dell’aiuto alle famiglie e alle imprese che si trovano oggi colpite dagli aumenti del prezzo del gas e quindi è la protezione del potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese. Di nuovo, il Governo ha fatto molto, ha speso negli ultimi sei mesi circa 20 miliardi di euro in questa direzione, e continueremo a monitorare la situazione e a decidere altri interventi quando necessario. 

Francis D’Emilio (Associated Press)
L’Ucraina ha espresso apprezzamento per la disponibilità dell’Italia per un eventuale ruolo di un tipo di garante per le neutralità che sembra molto essenziale al processo di pace. Come potrebbe funzionare in concreto? Forse avete parlato di altri eventuali garanti – tipo Stati Uniti – dato che ovviamente la Nato non può entrare? E soprattutto nella sua conversazione di ieri col presidente Putin ha colto se a lui potrebbe andare o a che livello potrebbe andare? 

Presidente Draghi: Il contenuto esatto di queste garanzie è ancora presto per definirlo perché dipenderà evidentemente dal risultato dei negoziati tra Russia e Ucraina. Quindi potranno essere essenzialmente garanzie che le clausole negoziate siano attuate: quindi la pace; il tipo di neutralità che l’Ucraina avrà negoziata; il fatto che le leggi che permettono poi di attuare questo status vengano approvate e via dicendo. Sostanzialmente dipenderà dal contenuto dei negoziati. L’aspetto positivo è che l’Italia è richiesta come garante sia dall’Ucraina sia ieri dalla Russia. Grazie.

Christian Mavris (Radio Televisione Pubblica Ellenica Ert):
Per quanto riguarda l’energia, vorrei riportare la sua attenzione al fatto che risale ai primi di febbraio la decisione del “blocco” del gasdotto Eastmed che aveva riportato l’Europa in un certo senso al Nord Stream 2. È in programma anche la discussione con eventuali altri partner, per esempio la Turchia?

Presidente Draghi: Al momento non le saprei rispondere sul coinvolgimento o meno della Turchia. Quel che è certo è che la Commissione sta continuando lo studio di fattibilità. Anche perché gli investimenti da fare sono molto significativi e bisogna valutare la sostenibilità economica. Ci sono vari elementi, ma due mi vengono in mente: la sostenibilità economica e la sostenibilità -come dire- energetica; cioè quali siano le fonti di approvvigionamento che verrebbero agganciate a questo gasdotto, quanto sono grandi. Ma certamente quel che è successo negli ultimi due mesi, cioè dopo il blocco, cambia fortemente i giudizi di fattibilità.

Alessandro Speciale (Bloomberg):
Si è parlato molto di spese militari, anche in Italia in queste ultime settimane. Ci sarà un aumento della spesa militare forse nel prossimo documento di economia e finanza o comunque in un provvedimento in arrivo? E ancora, se giudica solido il consenso interno della maggioranza su questo aumento?

Presidente Draghi: La risposta alla seconda domanda è sì. Sul Def non è previsto che ci sia nessuna indicazione specifica di spese militari o di altre spese. Il Def è un documento complessivo ma, per fare brevemente una descrizione del contesto in cui questo è avvenuto, direi che ad oggi non c’è nessun problema. Come voi sapete, l’impegno dell’Italia a spendere il 2% nella Nato è stato preso nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i governi. Ogni anno ribadiscono questo impegno. Dal 2018 al 2021, gli investimenti nelle spese nel bilancio della Difesa sono aumentati tra il 17% e il 26-27%, quindi l’impegno dell’Italia, nel settore, è semplicemente confermare quello che è stato fatto precedentemente: i nostri impegni con la Nato. Quanto alle questioni più specifiche, tutto sommato sono molto soddisfatto si sia arrivato a questo accordo ma voglio dire due parole. Con il Presidente Conte ci siamo visti e chiedeva un allargamento dell’obiettivo, un allungamento al 2030 e io ho detto di ‘no’ e che si sarebbe fatto quel che il ministro Guerini ha proposto e deciso. Il ministro Guerini ha proposto e ha deciso che la data fosse il 2028, successivamente è uscito un comunicato che diceva che quella era proprio la richiesta di coloro che volevano ridurre le spese militari; quindi non c’è disaccordo.

Elena Pushkarskaya (Tv russa: Kommersant):
Voglio tornare al pagamento del gas rubli. Secondo lei il pagamento in rubli è ritenuto inaccettabile per l’Europa e per l’Italia per un principio? E ancora, il pagamento in rubli mira a demolire il dollaro?

Presidente Draghi: Certamente ma non è accettabile, perché i contratti fatti prevedono il pagamento e in euro o in dollari. Non è facile. Nei beni scambiati a livello mondiale, come petrolio, gas, materie prime, prodotti come grano, grandi prodotti agricoli, i prezzi sono da sempre fissati in dollari. In seguito, per quanto riguarda gli europei è arrivato l’euro e allora i contratti possono essere fissati anche in euro. Non è assolutamente facile cambiare valuta di riferimento. Gli europei stessi ci hanno pensato tante volte per affermare un po’ quello che è il ruolo internazionale dell’euro. Negli anni passati, hanno pensato di provare a ridefinire i contratti che sono oggi tutti in dollari di definirli in euro, ma non funziona, perché tutti gli scambi sono in una moneta e non è facile cambiarla. Quindi, è inaccettabile perché i contratti sono stati definiti in euro e in dollari, e non è fattibile perché le difficoltà tecniche si sono dimostrate insormontabili negli anni. Ci può provare, è una battaglia che si può condurre ma prende tempo. È indubbio che forzare gli scambi in una moneta particolare, rafforzi quella moneta sul mercato dei cambi, perché viene richiesta di più.

Mahdi El-Nemr (Kuwait News Agency):
Si chiede che destino avrà questo ordine mondiale, questa globalizzazione, che è stata forzata, e il multilateralismo. Quali le implicazioni sulle crisi attuale dove la Russia è partecipe e importante autore?

Presidente Draghi: La risposta è molto difficile ma posso rispondere a una parte della sua domanda sul multilateralismo. Quello che noi stiamo facendo oggi, aiutando l’Ucraina, e mostrandoci così uniti, così compatti nella crisi, nella guerra, è anche difendere l’ordine multilaterale. È anche difendere le regole che ci hanno accompagnato dalla fine della Seconda guerra mondiale e hanno dato a tanta parte del mondo democrazia e benessere. Nel corso degli anni queste regole sono cambiate, si sono adattate. Inizialmente c’era quella che fu chiamata ‘globalizzazione selvaggia’, poi man mano è diventata una globalizzazione più controllata, più protetta; pensiamo soltanto al mercato unico europeo. Non c’è soltanto un libero scambio tra paesi che, fino a qualche tempo fa ancora tutti i dazi e le tariffe all’interno dell’Europa, ma c’è anche protezione, come quella dei lavoratori; ci sono standard commerciali da osservare. Quindi il multilateralismo si deve adattare come la globalizzazione si adatta gradualmente al mondo che cambia, ma non si interrompe. Noi difendiamo questi valori con grande convinzione. È chiaro che in questo momento, per adattarsi e per salvare questo multilateralismo, che significa condivisione delle regole, vuol dire rispettare la pace, proteggerla tutti insieme. La Nato è un organismo multilaterale quindi questo è quello che stiamo facendo oggi. Quando questi fondamenti sono violati bisogna che si reagisca, che si riaffermino i valori del multilateralismo della pace.

Chieh-Yi Cheng (News&Market):
Domani ci sarà il vertice tra l’Europa e la Cina. Secondo lei l’Europa come può avere una politica comune e autonoma per gestire e garantire i rapporti con la Cina e la pace nel mondo? Vista la situazione nel Pacifico, l’Europa come può avere un ruolo? 

Presidente Draghi: L’Europa è unita e ha dimostrato questa compattezza. Il vertice di domani serve anche a riaffermare questa unità, ma anche questa esigenza di chiedere alla Cina di svolgere un ruolo attivo nel raggiungimento della pace in Russia.  E anche di arrivare a una situazione del commercio mondiale in cui ci sia il riconoscimento reciproco, eguaglianza degli standard, pratiche non sleali dal punto di vista della concorrenza, protezione della proprietà individuale. Questo è il multilateralismo che non è un blocco che rimane fermo nel tempo ma bisogna adattarlo, cambiarlo, aggiornarlo e questi colloqui, il vertice di domani, sono molto importanti per questo. Per il resto, tutta l’Europa e i paesi membri della Nato sono parte di quei Paesi che credono nella democrazia nella libertà e nelle regole multilaterali.

Alexandria SAGE (AFP):
Ancora sulle spese di Difesa, mi piacerebbe sapere come sarà questo rinvio di quattro anni del 2% del Pil. Come sarà visto dagli alleati e sarà accettabile dato le minacce nuove in Europa?

Presidente Draghi: Il vincolo del 2024 è un vincolo che in realtà è stato, come dire, preso più come un’indicazione e non con un obiettivo perché, tutti i governi e molti governi europei lo hanno disatteso. Ora l’Italia ha un livello di spesa che è un po’ inferiore a quello della Germania, molto inferiore a quello della Francia e del Regno Unito. Anche la Germania è intorno a 1,6, l’Italia intorno a 1,4, la Spagna è sotto l’Italia, quindi è un obiettivo verso cui bisogna tendere con continuità e con realismo. Questa è la risposta, non c’è nessuna sorpresa 

Christian Schubert (Frankfurter Allgemeine Zeitung):
Italia e Germania sono oggi simili su due questioni: spendono la stessa somma per la Difesa e sono i maggiori clienti per il gas russo, quindi si potrebbe dire che Germania e Italia stanno finanziando la guerra di Putin.

Presidente Draghi: Sono d’accordo con lei: noi, Germania e Italia, insieme ad altri paesi che sono importatori di gas, di petrolio, di carbone, di grano, di mais, di granoturco e altro, stiamo finanziando la guerra. Non c’è alcun dubbio, ma è per questo che l’Italia, nell’ultimo Consiglio europeo ha spinto così tanto, insieme a Spagna, Grecia, Belgio e a vari altri Paesi, verso l’attuazione di un price cap, di un tetto al prezzo del gas. Non c’è nessun motivo sostanziale che il prezzo del gas sia così alto per gli europei. Non è ovvio e semplice fissare un tetto del prezzo perché il ragionamento che si fa con la Commissione europea, che è d’accordo su questo, è quello di dire che la Russia non può vendere il gas a nessun altro cliente tranne l’Europa (che importa circa il 70% del gas mondiale). Per cui c’è uno spazio per fissare un tetto al prezzo del gas. D’altra parte ci si chiede: “siamo sicuri”? e se invece la risposta fosse “niente gas”? Questa è la discussione. Bisogna, in un certo senso, arrivare a una posizione in cui si superano i timori di una risposta russa. Ma questa è la risposta anche alla sua domanda: per ridurre i finanziamenti alla Russia occorre abbassare il prezzo del gas. Siccome non possiamo rinunciare immediatamente al gas, dobbiamo abbassare il prezzo del gas e questa è la risposta che io ho dato, che l’Italia ha dato.

Baris Seçkin (Anadolu Agency):
Quali sono le sue considerazioni sulla mediazione della Turchia in questa crisi? Con Il Presidente Erdogan ha detto del gruppo tra Italia, Francia e Turchia, quando prevedete un incontro?

Presidente Draghi: La Turchia sta svolgendo un ruolo importantissimo per avviare il processo di negoziato verso un risultato di pace. Lo può fare grazie alla sua situazione geostrategica e ai rapporti che ha con tutte le parti del conflitto. In questo, tutti i paesi sono pronti a collaborare con la Turchia in questa direzione; in particolare prevediamo che Francia, Italia e Turchia si vedano su questo ma anche in generale per ricostruire o comunque rinforzare le relazioni commerciali all’origine di un progetto di cui in effetti si era parlato vari anni. Avremo in cantiere – non credo che sia stata fissata una data ancora- un incontro e, nelle prossime settimane, vedremo in quella sede. Certamente i rapporti con la Turchia ora, dal punto di vista commerciale e in generale, sono molto migliorati anche per le varie azioni che sono state fatte. Bisogna fare ancora molto però.

Tom Kington (Times)
Tutto il mondo sta chiedendo chi è Putin. Lei ha parlato a lungo con lui ieri. Volevo chiedere se lei ha notato forse un cambiamento dell’atteggiamento dell’uomo da quando ha iniziato la guerra, e se, secondo lei, lui non è bene informato sull’andamento della guerra. 

Presidente Draghi: Sarei anche pronto a risponderle. La risposta è un po’ complessa. Credo di aver notato un cambiamento. Nello stesso tempo sono molto cauto nell’interpretare questi segni perché è una situazione in evoluzione. Poi noi ci siamo sentiti ormai molto tempo fa, quindi una settimana prima dell’inizio della guerra. Credo di aver notato un cambiamento nel tono, ma non potrei dire esattamente se è vero, perché in una telefonata di 40 minuti è un po’ difficile capire il carattere. Quanto alla non informazione, questo certamente non si capisce da una telefonata. Quel che dicono i giornali, cioè quel che dite voi, è che dato l’andamento della guerra in Ucraina, si pensa che non ci sia stata una buona preparazione informativa. Questo è quello che dite voi e che i fatti sembrano mostrare questo.

Bruce De Galzain (Radio France)
Lei ha parlato con entusiasmo del multilateralismo e dell’Europa, ma volevo sapere come giudica la Presidenza francese dell’Unione europea? Ha dato spazio a tutti, anche all’Italia, e aggiungerei che la Presidenza francese si svolge in un momento in cui il Presidente si candida alle elezioni presidenziale tra 10 giorni. Non ha disturbato la Presidenza dell’Unione europea? 

Presidente Draghi: No, anzi. Trovo che la Presidenza francese sia stata un’ottima Presidenza dell’Unione europea. E trovo che la l’attivismo del presidente Macron nei vari campi, ora è la pace, ma c’erano anche altre aree importanti: l’avvio di un processo di Difesa europeo, la consapevolezza del ruolo geostrategico dell’Europa, sia un attivismo da approvare e che io condivido.

Begona Alegria (RTVE Spagna)
All’inizio lei ha parlato della sua conversazione con Putin, e parlava dei fatti soprattutto, ma anche delle sensazioni quando ha detto che le condizioni non sono mature. Io vorrei approfondire su questo. Perché lei ha parlato con Zelensky e ha parlato con Putin. Volevo chiederle, un po’ a pelle, chi le è sembrato più vicino a una trattativa? Chi sembra più sincero? So che da una conversazione telefonica non è facile, ma gli Stati Uniti, il presidente Joe Biden non si fida di Putin. Lei che ne pensa?

Presidente Draghi: Quanto si è vicini, quanto si desideri una trattativa in questa situazione purtroppo dipende dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di liberarsi al più presto dell’invasore, la disponibilità a una trattativa è immediata. Tutti vogliono ovviamente trattare, perché per avere un cessate il fuoco, perché finisca il massacro, la disponibilità di Zelensky è stata sempre totale ad avviare la pace. Il problema è vedere se si trovano le condizioni per cui anche la Russia vuole la pace. E finora i fatti dicono che non c’è stato questo desiderio. Finora i fatti dicono che è stata soltanto la difesa dell’Ucraina a rallentare l’invasione e che forse oggi porta all’inizio di un processo di pace.

Crispian Balmer (Bloomberg):
L’inflazione a marzo ha toccato il 7%. Secondo lei quanto tempo toccherà questi livelli, e che si può fare sia qua in Italia sia a Francoforte per abbassarlo?

Presidente Draghi: Su Francoforte non commento. L’inflazione sta aumentando perché aumentano i prezzi di tutte le materie prime, in particolare i prezzi delle materie prime alimentari. Dico ‘in particolare’ perché anche quelli toccano da vicino il potere d’acquisto delle famiglie; in più aggiungo che la scarsa disponibilità di alcune materie prime crea strozzature nella produzione e produce ulteriori aumenti dei prezzi. Per quanto riguarda alcuni, fondamentalmente l’energia, l’Italia – come credo anche altri paesi europei – è intervenuta per aiutare le famiglie con uno stanziamento significativo di 20 miliardi nell’arco di 6 mesi, forse 8-9 se consideriamo ancora qualche altro periodo e faremo quanto è necessario. Ma occorre capire che il sostegno a carico del bilancio e del debito pubblico, ha significato se l’aumento è temporaneo; se l’aumento è permanente occorrono risposte strutturali. Nel campo dell’energia le risposte strutturali sono solamente due: tetto al prezzo del gas e rottura di quel meccanismo che unisce il prezzo del gas al prezzo dell’energia elettrica; anche questa è una cosa che va superata. Non ha assolutamente più senso che l’energia elettrica, prodotta attraverso l’idroelettrico con le cascate, che non costa nulla perché quegli impianti sono stati già ammortizzati da tanto tempo, venga venduta al prezzo del gas. Questo assicura dei profitti colossali alle società produttrici di energia elettrica, oltre quelli abbastanza significativi se non colossali, che hanno attualmente gli importatori di petrolio e di gas. Questa è la risposta strutturale per ciò che riguarda il mercato dell’energia elettrica. Per quanto riguarda altri mercati, tipo quelli agricoli, bisogna fare la stessa cosa che si è fatta nel campo dell’energia: diversificare, coltivare tutta la terra disponibile. Questa è una questione discussa anche nell’ultimo Consiglio europeo. Oggi ci sono delle normative europee che prevedono che il 10% della terra disponibile non venga coltivata a rotazione per validissime ragioni. In questo momento di emergenza bisogna superarlo e bisogna coltivare tutta la terra disponibile. Secondo bisogna diversificare. Se vengono meno le importazioni dalla Russia e in parte forse dall’Ucraina, anche se sembra che si possono ancora salvare parti del raccolto ucraino, occorrerà importare questi beni da altri mercati in particolare dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’Argentina. Una cosa simile, per quanto riguarda le materie prime, oggi c’è una grande attività dei maggiori gruppi industriali italiani nella ricerca di nuove fonti di materie prime, quindi giacimenti minerarie e altro. Occorrerà far così ed è chiaro che ci sarà un periodo in cui i prezzi rimarranno più alti e qui il governo deve intervenire in vario modo; in parte appunto continuando il sostegno che ha fatto prima. Ma ricordiamoci che la risposta deve essere strutturale; a questo riguardo avremo anche un incontro con i sindacati italiani la settimana prossima.

Alexander Logunov (RIA Novosti):
Vorrei tornare alla questione del gas. Lei ha detto che aveva ricevuto delle spiegazioni da parte del presidente Putin sulle forniture, da quello che ha percepito: sono in pericolo adesso le forniture del gas dalla Russia in Europa, in Italia, o la Russia ha l’intenzione di continuare le sue esportazioni?
Presidente Draghi: No, non sono in pericolo.

Alba Kepi (Rtv ora News):
Pochi giorni fa al Parlamento lei ha chiesto maggiore attenzione sui Balcani occidentali per possibili azioni destabilizzatrici da parte di Mosca: avete discusso su questo possibile rischio nell’ultimo summit a Bruxelles? E cosa state facendo per accelerare l’integrazione di questi paesi che aspettano da tanti anni, in particolare Albania e Macedonia del nord?

Presidente Draghi: Ne abbiamo discusso brevemente al Consiglio europeo a Bruxelles perché la discussione che ha preso più tempo è stata quella sulla situazione Ucraina. E poi la situazione dell’energia. Ma il tema è molto presente a tutti membri dell’unione europea perché, in effetti, questa azione, diciamo di destabilizzazione, è presente nei Balcani occidentali, ma anche in Africa. È presente in molte parti e quindi l’attenzione della Commissione europea, del Consiglio europeo è un’attenzione geopolitica. A livello, direi non solo europeo, ma a livello continentale. L’adesione all’Unione europea è un processo che noi sosteniamo e auspichiamo, in particolare poi con l’Albania e gli altri due paesi che ha menzionato. C’è un processo per entrare, che è lungo, e in questo processo, che comporta riforme profonde nei Paesi candidati. La Commissione europea, e tutto il Consiglio europeo, è lì per aiutare il Paese a procedere. Ma è importante che queste riforme, questi cambiamenti previsti da questo processo, vengano attuati. Perché altrimenti queste integrazioni non funzionano. E abbiamo avuto esperienze nel passato di Paesi che si sono integrati ma poi hanno faticato moltissimo per far sì che l’integrazione sia un successo e non una sconfitta.

Gianfranco Nitti (Rondine.fi e media Finlandesi):
Il governo italiano intende promuovere qualche iniziativa di stimolo al convitato di pietra in questa crisi che alcuni ritengono sia l’Onu?. E un piccolo altro convitato di pietra è l’Osce, enti che dovevano impegnarsi in queste cose e che purtroppo non pare l’abbiano mai fatto.

Presidente Draghi: L’Osce è direttamente coinvolta in tutto ciò che riguarda l’avvio di un negoziato, è coinvolta anche nelle iniziative strategiche decise. È un po’ un canale di collegamento. È molto, molto importante. Per quanto riguarda l’Onu, dal punto di vista umanitario, l’aiuto a disegnare dei programmi umanitari per i rifugiati ucraini, che ormai in Italia si avvicinano agli 80.000, ma in Polonia sono milioni. in Romania altrettanto, in Germania l’ultima volta, abbiamo parlato col cancelliere Scholz, erano più di 300.000.  La presenza dell’Onu e è dimostrata dall’attività del commissario per i rifugiati. E naturalmente quanto più le conseguenze umanitarie della guerra si riverseranno sull’Europa, tanto più l’Onu sarà coinvolta. E sicuramente nella creazione, costruzione e gestione dei corridoi umanitari, l’Onu è in prima persona.

Teodoro Andreadis (Alpha radio TV e Athens News Agency):
Volevo chiederle se, dopo l’incontro a Roma dei Paesi del Sud Europa, il formato si ripeterà. Se tra Spagna, Italia, Portogallo e Grecia c’è una sensibilità comune, un interesse strategico. I suoi collaboratori ci hanno detto che c’è una chimica molto forte e credo anche un approccio molto simile per bisogni comuni.

Presidente Draghi: Si, confermo quello che hanno detto i miei collaboratori. Spero veramente di ripetere l’incontro. Ne abbiamo parlato anche quando ci siamo visti a Roma della possibilità di ripetere altre volte questo incontro.

Hannah Roberts (Politico)
Ritorno al discorso del sistema per pagare il gas in rubli di cui ha parlato Putin. Questa retromarcia di Putin sulle aziende che possono continuare a pagare in euro, vuol dire che i Paesi dell’Ovest sono riusciti a fiutare il bluff di Putin e rappresenta una sconfitta per Putin a suo giudizio? 

Presidente Draghi: Guardi, non credo che i Paesi dell’Ovest abbiano fatto nulla se non dire che sarebbe stato non accettabile pagare in rubli, ma anche impossibile. Quindi, oltre questo non hanno fatto nulla i Paesi dell’Ovest. Io credo che ci sia stato un processo di riflessione interna alla Russia, che ha portato a definire meglio quello che vuol dire pagare in rubli, cioè come l’ha definito ieri il presidente Putin. È parte della loro discussione interna.

Francesca Biliotti (San Marino Tv):
Buongiorno Presidente. L’anno scorso lei ha fatto un incontro con i Capi di Stato di San Marino, con il Governo a Palazzo Chigi. C’erano tanti temi importanti per San Marino a quel tavolo: il fatto che non sia più considerato Paese offshore, che adesso rispetti le regole internazionali contro il riciclaggio, l’accordo di associazione all’Unione Europea, c’erano i temi della pandemia, eccetera. Io vorrei solo sapere, a un anno di distanza, se sono stati risolti, affrontati questi problemi e se c’è ancora qualcosa da risolvere e, in questo caso, cosa. Grazie.

Presidente Draghi: Il ricordo che ho di quell’incontro è che la lista di problemi è stata molto soddisfacente e che c’era accordo sull’indicazione delle questioni da affrontare. Ricordo ancora che l’attuazione non è rapidissima per alcune cose, lo è per altre. Quindi non è ancora possibile dire la parola fine a tutti gli accordi che sono stati fatti, ma è stato veramente un grandissimo passo avanti. 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »
error: Content is protected !!