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RUSSIA CRITICA ONU E SPOSTA I SUOI INTERESSI VERSO L'AFGHANISTAN - WHAT-U

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

Il mondo si trova di fronte a un momento di resa dei conti se l’umanità seguirà la Carta delle Nazioni Unite o soccomberà alla dittatura di un singolo paese sostenuta da un gruppo di satelliti, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in una conferenza stampa dopo i suoi colloqui con il segretario delle Nazioni Unite -Il generale Antonio Guterres. “Penso che non si possa rimandare una discussione del genere. Le relazioni internazionali hanno raggiunto un punto di svolta e ora accetteremo l’idea che il destino dell’umanità sia deciso da un solo Paese e da alcuni suoi satelliti, o il mondo continuerà essere vincolato dalla Carta delle Nazioni Unite. Questa è una scelta semplice da fare”, ha detto Lavrov.

Le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU “dovrebbero essere considerate sacre” dall’ufficio del Segretario generale, ha sottolineato Lavrov. Ha anche sottolineato che i paesi che violano la Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere ritenuti responsabili delle loro azioni.

“Nessuno vuole guerre, Dio non voglia. Ma è imperativo presentare argomentazioni e chiedere risposte a coloro che violano la Carta delle Nazioni Unite. E vi assicuro, sempre più paesi, soprattutto quelli con la loro storia, cultura e una civiltà patrimonio, stanno optando per una tale posizione”, ha detto Lavrov.

Russia sempre più vicina all’Afghanistan

La Russia vuole andare verso il pieno riconoscimento diplomatico delle nuove autorità in Afghanistan, rappresentate dai talebani (considerati fuorilegge in Russia), solo se riusciranno a formare un governo veramente inclusivo, ha detto il ministro degli Esteri Sergey Lavrov in una conferenza stampa dopo i colloqui con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

“Vogliamo lavorare per il pieno riconoscimento diplomatico delle nuove autorità in Afghanistan, con l’intesa che manterranno la loro promessa e formeranno un governo inclusivo, poiché ora hanno uzbeki, tagiki e gli hazara nel governo che sono tutti membri talebani. Quindi solo l’inclusività politica determinerà nostre ulteriori mosse”, ha affermato Lavrov.

Insomma secondo Lavrov, la Russia ha buone intenzioni di tendere una mano ai talebani. E c’è chi dice che prove di dialogo siano già iniziate con l’ex presidente Hamid Karzai e l’ex capo dell’Alto Consiglio afghano per la riconciliazione nazionale Abdullah Abdullah. “Sono interessati al dialogo con i talebani e ai nostri contatti con il movimento talebano, li incoraggiamo ad avviare e proseguire in modo sostanziale questo dialogo”, ha sottolineato Lavrov.

Il 6 aprile, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che il ministero aveva inviato una nota all’ambasciata afgana per riconoscere Jamal Garwal come incaricato d’affari dell’Afghanistan a Mosca. “Oggi, il ministero degli Esteri russo ha inviato una nota all’Ambasciata dell’Afghanistan sul riconoscimento ufficiale di questo diplomatico afgano [Jamal Garwal] come incaricato d’affari dell’Afghanistan a Mosca. Consideriamo questo come un passo verso la ripresa a pieno titolo contatti diplomatici bilaterali”, ha sottolineato Zakharova.

Cosa c’è dietro tanto interesse per l’Afghanistan?

L’ Afghanistan è un paese molto povero. Il PIL dell’ Afghanistan  è crollato negli ultimi venti anni a causa della situazione di conflitto permanente, iniziata con l’ aggressione “difensiva” dell’ URSS revisionista, proseguita con la guerra civile, fino  ai bombardamenti compiuti dall’ imperialismo USA e inglese.  Durante tutti questi anni un terzo della popolazione è emigrata, prevalentemente in Pakistan e in Iran. Una delle maggiori risorse economiche del paese è la produzione di papavero da oppio (primo produttore mondiale) che serve come base per la produzione di eroina e di hashish. Nel Duemila l’Afghanistan vantava ancora il primato in qualità di produttore di oppio (ne produceva circa il 70% del prodotto mondiale, ndr).

E poi anche le risorse energetiche e minerarie, significative quelle di gas naturale, petrolio e carbone. Durante l’occupazione dell’ Afghanistan, Mosca stimò le riserve di gas naturale del paese in circa cinque  trilioni di piedi cubici. La produzione di gas, che era di 275 milioni di piedi cubici al giorno, e successivamente è andata declinando dagli anni ’80 a causa dei sabotaggi e della guerra. L’ importanza dell’ Afghanistan dal punto di vista energetico deriva dalla sua posizione geografica, in quanto rotta di transito potenziale per l’ esportazione di greggio e gas naturale dall’ Asia centrale al  mare Arabico. Il tesoro energetico che giace nella regione caspica è di una portata enorme.  Per quanto riguarda le riserve sicure di petrolio, solo in Kazakistan ed Azerbaijan sono stimate dalla Energy Information Agency statunitense in 30 miliardi di barili, equivalenti alla somma del petrolio USA più quello del Mare del Nord. Le riserve “possibili” di petrolio dell’intera regione caspica (meno la Russia e l’Iran) sono circa di 200 miliardi di barili. Per quanto riguarda le riserve sicure di gas (una delle fonti di energia più pulite) del Turkmenistan, dell’Uzbekistan e del Kazakistan sono sull’ ordine del 230 trilioni di piedi cubici. Le riserve possibili di gas naturali sono di almeno 280 trilioni di piedi cubici, di cui circa 160 trilioni stimati nel solo Turkmenistan, paese che confina a sud con l’Afghanistan. Da notare che le riserve totali di gas del solo Turkmenistan sono poco meno della metà di quelle dell’ intera regione del Caspio (Iran e Russia comprese). Pur considerando che gli USA, per ovvi motivi, sovrastimino queste risorse, si tratta di un colossale bottino per gli imperialisti, di gran lunga più consistente di quello che giace nelle altre parti del mondo.  Ma ora che gli americani hanno perso l’accesso alle risorse energetiche dell’Afghanistan, quindi la possibilità di appropriarsi della ricchezza che scorre tra questo paese e la Cecenia, oltre ad aver perduto l’influenza su Iran e Iraq, senza parlare delle relazioni instabili con l’ Arabia Saudita, per la Russia si spianano nuovi strade e si intravedono nuovi orizzonti. Ora c’è da domandarsi se gli Usa riusciranno a impedire l’ascesa della Russia su questi territori dove la lotta per le fonti di energia, la concorrenza fra potenze capitaliste, i conflitti per gli interessi delle multinazionali petrolifere sono divenuti una delle cause principali delle guerre, pure qui, molto prima che nella Russia. Ma questa è una domanda che al momento non può avere un’immediata risposta.


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