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ITALIA, LE MISURE DI CONFINDUSTRIA PER ATTENUARE IL CARO ENERGIA - WHAT-U

Il prezzo del gas non è mai stato così alto e l’impennata di agosto sulla scia dei tagli delle forniture dalla Russia è stata davvero fuori controllo. La resilienza dell’industria, fa sapere Confindustria, è alle corde. Da troppi mesi oramai l’impatto del caro-energia sta erodendo i margini delle imprese. E gli investimenti oltre che dal caro bollette saranno penalizzati anche dall’inflazione record che sta erodendo sempre di più il reddito delle famiglie e minaccia i consumi, protetti (in parte e non per molto ancora) dal risparmio accumulato. La BCE ha risposto a prezzi alti ed euro debole alzando per la seconda volta i tassi, a settembre a 1,25%), che daranno un ulteriore impulso recessivo. E ciò rafforzerà il trend di aumento dei tassi sovrani: Bund a 10 anni a 1,62% in media a settembre, da -0,09% a gennaio; BTP a 3,84% (da 1,24%). L’Italia per il momento resiste grazie a: più mobilità e turismo; crescita (minore) delle costruzioni. E perché finora tiene l’occupazione. Ma la situazione visto le tante variabili è molto difficile.

Gas mai così caro

Il prezzo del gas in Europa si è impennato a 236 euro/mwh in media in agosto (con il picco ha raggiunto 330 euro/mwh) e rimane a 205 a settembre (da 171 a luglio), molto sopra i precedenti massimi di marzo. L’l’offerta russa di gas, infatti, è stata ripetutamente ridotta e i mercati prezzano la potenziale scarsità. Viceversa, il petrolio è sceso a 100 dollari al barile in agosto e a 92 a settembre (da 112 a luglio), per le peggiori attese di crescita mondiale, pur restando caro e sopra i valori di inizio anno.

Sono state condotte due simulazioni econometriche per il prezzo del gas, che rimanga fino a fine 2023: 1) a 235 €/mwh (il valore medio di agosto); 2) a 298 €/mwh (il livello medio atteso dai futures). L’impatto per l’economia italiana (rispetto a un baseline in cui il prezzo del gas è tenuto fermo alla media dei primi 6 mesi del 2022: 99 euro) è stimato in una minore crescita del PIL del 2,2% e del 3,2% cumulati nel biennio 2022-2023, nei due scenari, e in 383mila e 582mila occupati in meno

 Rischio carenza di gas

Negli ultimi mesi le forniture dalla Russia si sono ridotte, a tratti, in misura marcata, facendo salire il prezzo del gas. Se tali flussi si fermassero del tutto, dato l’avvicinarsi dell’inverno che porta al picco dei consumi, l’Italia e gli altri paesi europei potrebbero avere problemi anche sui volumi. In caso di blocco da ottobre, considerando le fonti alternative al gas russo già messe in campo, quelle che dovrebbero essere disponibili entro i primi mesi del 2023, l’accelerazione degli stoccaggi registrata fino ad agosto, in Italia si avrebbe una carenza di gas significativa (10,9 mmc, tra 4° trimestre 2022 e 1° 2023), ma molto inferiore a quanto stimato prima dell’estate. Usando la riserva strategica (4,5 mmc), si arriverebbe a un gap di 6,4 mmc (8% dei consumi). In base al piano di emergenza italiano e al recente regolamento a livello UE, la carenza potrebbe comunque avere un impatto rilevante su parti dell’industria italiana (che ha bisogno complessivamente di 9,5 mmc), causando chiusure e calo del valore aggiunto. Una riduzione dei consumi di energia, specie con le misure per limitare raffreddamento e riscaldamento negli edifici (il Governo stima tra -5,3 e -8,2 mmc), potrebbe quasi annullare la carenza di gas. Per l’Eurozona, la BCE stima che in uno scenario negativo, che include il blocco del gas dalla Russia, si cadrebbe in recessione nel 2023 (-0,9%), rispetto alla frenata prevista nello scenario base (+0,9%).

L’inflazione e tassi di interesse continuano a salire

In agosto, la fiducia delle imprese, in base ai dati Istat, ha subito un ulteriore calo, su livelli ridotti. La produzione industriale ha mostrato un recupero a luglio (+0,4%), confermando la resilienza delle imprese italiane, con una dinamica migliore di quella tedesca e francese; ma è comunque attesa in calo nel 3° trimestre (-1,4% acquisito). Nelle costruzioni, proseguono i segnali di decelerazione, dopo la lunga fase di espansione: l’andamento nei cantieri già avviati è visto in forte calo nel 3° trimestre. La BCE ha deciso il secondo rialzo dei tassi a settembre (a 1,25%), preoccupata da inflazione alta e cambio debole. Ciò rafforza il trend di aumento dei tassi sovrani: Bund a 10 anni a 1,62% in media a settembre, da -0,09% a gennaio; BTP a 3,84% (da 1,24%). Si sono ampliati anche gli spread col Bund: in Italia il maggiore (2,22 da 1,33, vicino alla Grecia), anche per l’instabilità politica, in Spagna a 1,18 (da 0,75), in Francia a 0,60 (da 0,30). Il temuto aumento del costo del credito in Italia sembra essere iniziato: 2,01% a luglio per le PMI (da 1,74% a gennaio), 1,01% per le grandi (da 0,76%).

Le tensioni sull’energia fanno salire l’inflazione in Italia (+8,4% annuo) e nell’Eurozona (+9,1%). Su questi valori estremi la BCE non può fare molto, visto che i prezzi dell’energia dipendono da fattori esogeni, fuori del suo raggio di azione. Per le famiglie italiane, l’inflazione riduce il potere d’acquisto dei redditi e del risparmio accumulato; ciò potrebbe spingere a rimandare i consumi di altri beni e servizi

In leggera risalita i servizi

 Il recupero del turismo in Italia sostiene anche l’industria: la spesa dei viaggiatori stranieri ha ormai azzerato il gap dal pre-Covid: -0,9% a giugno (era -21% in aprile). La maggiore spesa per servizi (+5,3% nel 2° trimestre, ma ancora -4,5% il gap) ha trainato i consumi: soprattutto acquisti fuori casa, grazie alla fine delle restrizioni. In agosto, il PMI servizi è tornato a indicare espansione, ma a ritmo molto ridotto (50,5). Perciò, il rimbalzo dei servizi è stimato proseguire, più piano, nel 3° trimestre.

Export resiliente

 Le esportazioni italiane di beni e servizi hanno continuato a crescere nel 2° trimestre (+2,5%), sebbene con una dinamica più moderata (+4,7% nel 1°), sostenuta dall’accelerazione nei servizi (+6,6%). A luglio è proseguita la crescita dell’export di beni (+3,8% a prezzi costanti), sostenuto dalle vendite di prodotti farmaceutici e di quelli della raffinazione petrolifera. Anche il commercio mondiale nel 2° trimestre è cresciuto ancora (+0,8%), ma poco.

Eurozona verso una brusca frenata

 Nel 2° trimestre il PIL europeo è cresciuto ancora (+0,8%, dopo +0,7% nel 1°). Tuttavia, forti criticità rischiano di arrestare l’espansione nei prossimi mesi: spinta dai prezzi energetici, l’inflazione è ai massimi (+9,1% annuo in agosto) e potrebbe frenare i consumi delle famiglie, principale traino dell’economia finora; la fiducia delle imprese industriali ha continuato a ridursi in agosto, specie in Francia e Germania, allungando un’ombra sugli investimenti.

Cosa fare?

È urgente attenuare i rincari dell’energia o i loro effetti. Come? Primo, con interventi compensativi per famiglie e imprese, che però sono molto costosi, sostenibili per periodi limitati; l’Italia è già tra i paesi europei con il maggior intervento di bilancio per l’energia. Servono allora interventi regolatori: destinare parte dell’elettricità prodotta dalle rinnovabili alle imprese, a un prezzo fisso e più moderato; riformare il mercato elettrico, sganciando il prezzo dell’elettricità da quello del gas; imporre un tetto UE al prezzo del gas in Europa, per agire direttamente sul cuore della crisi. Insieme, bisogna ridurre la dipendenza energetica da altri paesi (più rinnovabili) e ridurre i consumi nazionali di gas ed elettricità, come si sta iniziando a fare. Ma bisogna fare presto, lungo tutte queste direttrici, se non ci si vuole rassegnare a una stagnazione, o peggio.


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