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ISTANBUL, L'ATTENTATO NEL CUORE DELLA CITTÀ, È DI MATRICE CURDA SPIEGA IL MINISTRO DELL'INTERNO SOYLU, ARRESTATA UNA DONNA SIRIANA - WHAT-U

La polizia ha arrestato un sospetto, una donna di origini siriane, che si ritiene abbia piazzato la bomba esplosa nel viale pedonale nel centro di Istanbul, ha dichiarato il ministro dell’Interno turco, Suleyman Soylu, aggiungendo che in base alle prime indagini l’attentato risulta di matrice curda. Sei le persone uccise e diverse dozzine sono rimaste ferite nell’esplosione di ieri mentre passeggiavano su Istiklal Avenue, una popolare arteria fiancheggiata da negozi e ristoranti che conduce all’iconica piazza Taksim. “La persona che ha lasciato la bomba è stata arrestata dalle nostre squadre del dipartimento di polizia di Istanbul”, ha affermato l’agenzia di Anadolu, citando Soylu. Inoltre altre 21 persone sono ora in stato di fermo per essere sottoposte a interrogatorio. “Coloro che ci hanno fatto passare questo dolore in Istiklal Avenue saranno inflitti molto più dolore”, ha detto il ministro, aggiungendo che “delle 81 persone ricoverate in ospedale, 50 sono state dimesse. Cinque dei feriti stavano ricevendo cure di emergenza e due di loro erano in pericolo di vita”. Ora c’è chi punta il dito contro il PKK, Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, attivo dal 27 novembre 1978 nel sud-est della Turchia e nella zona del Kurdistan iracheno, considerato da diversi Stati come un’organizzazione terroristica poiché pratica la lotta separatista armata per tentare di fondare un Kurdistan indipendente. Il PKK inizialmente fu un’organizzazione nazionalista curda d’ispirazione marxista-leninista, che rivendicava la fondazione di uno Stato indipendente nella regione storico-linguistica del Kurdistan, a cavallo tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. A partire dal 1999, il leader incarcerato Abdullah Öcalan ha abbandonato il marxismo-leninismo, rimuovendo il simbolo della falce e martello dalla bandiera del PKK, portando il partito ad adottare la nuova piattaforma politica del confederalismo democratico ispirato dalle letture, maturate durante la sua prigionia, dell’opera del pensatore anarchico Murray Bookchin, inerenti alle teorie del municipalismo libertario e dell’ecologia sociale. Il gruppo, tuttavia, è stato da più parti accusato di terrorismo per i suoi metodi di lotta, come l’uso di attentati dinamitardi e kamikaze contro obiettivi civili e militari turchi – questi ultimi ritenuti oppressori del popolo curdo, specie in seguito alle sanguinose repressioni del governo di Ankara o anche a sequestri di occidentali. Ed è stato accusato dal regime turco e da ambienti filo-turchi di essere un vero e proprio sindacato criminale, implicato soprattutto nel traffico di stupefacenti, tramite il quale finanzierebbe la propria attività insurrezionale. Attualmente il PKK è considerato un’organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti d’America, dall’Unione europea (dal 2002 a seguito delle pressioni degli USA, promulgatori durante la presidenza di George W. Bush della cosiddetta War on Terror, nonostante diversi gruppi di protesta, nel corso degli anni, abbiano provato a convincere l’UE a rimuoverlo dalla lista di Paesi ed organizzazioni terroristiche e considerarlo una legittima forza politica di resistenza, sebbene, nel 2008, il Tribunale dell’Unione europea abbia persino deliberato in sfavore della scelta fatta in materia dall’Unione e nel 2018 la Corte Europea abbia sentenziato l’irregolarità di tale iscrizione fra 2014 e 2017), dall’Iran e dalla NATO, ma non dalla Russia, dall’India, dalla Cina, dal Brasile, dalla Svizzera, dall’Egitto e dalle Nazioni Unite. Le sue ali militari sono le Forze di Difesa del Popolo (HPG), l’Unità delle Donne Libere (YJA-STAR) e l’Esercito di Liberazione Nazionale del Kurdistan (ARGK).

Oltre che contro il governo turco (con cui è in vigore un cessate il fuoco dal 2013), il PKK è impegnato nella guerra contro lo Stato Islamico (ISIS) in Iraq e in Siria assieme ai peshmerga e all’YPG curdi – con cui ha stretti legami, tanto da essere considerate come due organizzazioni sorelle – ed è presente nella regione del Rojava. Il partito è inoltre molto noto per la sua difesa convinta dei diritti delle donne, spesso presenti come soldati effettivi nelle sue milizie armate, e la sua forte contrarietà al fondamentalismo islamico. Nel 2015 il PKK ha interrotto la tregua con la Turchia, guidata da anni dal filo-islamico Recep Tayyip Erdoğan, uccidendo quattro poliziotti turchi e  il Governo turco ha risposto bombardando postazioni del PKK in Iraq.

In queste ore il vicepresidente turco Fuat Oktay, si è recato sul luogo dell’attentato e ai giornalisti ha detto che l’esplosione è considerata un atto terroristico e che dietro l’attacco c’era una donna, secondo l’agenzia di stampa statale Anadolu . Derya Yanik, il ministro turco della famiglia e dei servizi sociali, ha affermato in un tweet che uno dei suoi colleghi e sua figlia sono due delle persone uccise nell’esplosione. Nel filmato pubblicato online la sirena delle ambulanze, sembrava suonasse senza interruzioni. E poi i camion dei pompieri e la polizia, ognuno a dare il proprio contributo. Un video pubblicato su Instagram rende in parte l’idea di quanto è successo tra l’altro in un giorno dove le vie del centro della città erano affollatissime. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito l’esplosione un “attacco traditore” e ha affermato che i suoi autori sarebbero stati puniti. La segretaria stampa della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha affermato che gli Stati Uniti “condannano fermamente l’atto di violenza che ha avuto luogo” a Istanbul. “I nostri pensieri sono con coloro che sono stati feriti e le nostre più sentite condoglianze vanno a coloro che hanno perso i propri cari. Siamo spalla a spalla con il nostro alleato della NATO Turkiye nella lotta al terrorismo”, ha affermato Jean-Pierre in una nota. Anche Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, ha risposto alla notizia dell’esplosione e ha affermato che l’organizzazione “è solidale” con la Turchia. “Immagini scioccanti da #Istanbul”, ha twittato Stoltenberg . “I miei pensieri e le più sentite condoglianze a tutte le persone colpite e al popolo turco. La #NATO è solidale con il nostro alleato #Türkiye”. Il presidente francese Emmanuel Macron domenica ha osservato che l’attacco di Istanbul è avvenuto esattamente sette anni dopo che gli estremisti dello Stato islamico hanno ucciso 130 persone nei caffè di Parigi, nel teatro Bataclan e nello stadio nazionale francese.”In un giorno così simbolico per la nostra nazione, mentre pensiamo alle vittime cadute il 13 novembre 2015, il popolo turco è stato colpito da un attacco al cuore, Istanbul”, ha detto Macron. “Ai turchi: condividiamo il tuo dolore. Siamo al tuo fianco nella lotta al terrorismo”.


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