[gtranslate] EUROPA, EMISSIONI DI ANIDRIDE CARBONICA IN CALO DEL 2,8% RISPETTO AL 2021 - WHAT-U

Secondo le stime di Eurostat, nel 2022 le emissioni di anidride carbonica (CO 2 ) dell’UE derivanti dalla combustione di combustibili fossili (petrolio e prodotti petroliferi, gas naturale, carbone e torba) per uso energetico nel territorio dell’UE hanno raggiunto quasi 2,4 Gigatoni (Gt), indicando un decremento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Le emissioni di CO 2 dovute all’uso di energia contribuiscono in modo determinante al riscaldamento globale e rappresentano circa il 75% di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica nell’UE. Il mix di combustibili, gli standard abitativi, la crescita economica, le dimensioni della popolazione, i trasporti e le attività industriali sono alcuni dei fattori, come è già noto, che influenzano le emissioni di CO 2 derivanti dal consumo di energia.

L’utilizzo di gas naturale importato per la produzione di elettricità comporta un aumento delle emissioni nel paese che ha importato il gas. Al contrario, le importazioni di energia elettrica non influiscono sulle emissioni del Paese, in quanto queste vengono rendicontate nel Paese in cui l’elettricità è stata prodotta

Un’analisi più approfondita deve tenere conto di tutte le importazioni ed esportazioni di diversi prodotti energetici primari e derivati, merci con emissioni incorporate (come ferro e acciaio), nonché, nel caso dei trasporti, del turismo del carburante (ad es. rifornire un veicolo in un paese ma consumare quel carburante in un altro paese). Le attività umane hanno contribuito pesantemente all’alterazione di alcuni cicli biogeochimici del pianeta. Il rilascio di carbonio, immagazzinato nelle riserve fossili e nella vegetazione, ha determinato un incremento della concentrazione di CO2 atmosferica da un valore di circa 280 ppm dell’era preindustriale a circa 368 ppm nel 2000. Le misure del biossido di carbonio nelle carote di ghiaccio dell’Antartide prelevate a Vostock hanno rivelato un quadro chiaro su un periodo di 420.000 anni che comprende le ultime quattro glaciazioni), i dati mostrano che l’attuale concentrazione di CO2 non è mai stata superata nel periodo considerato. In particolare, le concentrazioni di CO2 sono variate tra 180 e 300 ppm, con valori più bassi durante le epoche glaciali. Alcuni studiosi concludono che le attuali concentrazioni siano superiori a quelle degli ultimi 20 milioni di anni, in relazione all’affermarsi dell’attività fotosintetica e ad alcune evidenze geochimiche, tuttavia a tali scale temporali non mancano stime di concentrazioni vicine a quelle attuali (Royer, 2003). Il ciclo biogeochimico del carbonio si realizza attraverso un processo continuo di combinazione e rilascio di carbonio e ossigeno attraverso i compartimenti della biosfera, idrosfera, litosfera e atmosfera. I principali serbatoi di carbonio sono, in ordine decrescente, la litosfera (riserve geologiche), l’idrosfera (riserve oceaniche), biosfera (riserve terrestri) ed atmosfera. In termini di flussi di carbonio la biosfera ricopre il ruolo più importante tra i vari compartimenti, seguita dal processo di scambio fisico tra atmosfera e idrosfera.

Nel 2022, le emissioni di CO 2 derivanti dall’uso energetico territoriale sono diminuite in 17 paesi dell’UE. Il calo maggiore è stato registrato nei Paesi Bassi (-12,8%), seguiti da Lussemburgo (-12%), Belgio (-9,7%) e Ungheria (-8,6%). Dall’altro lato, la Bulgaria ha registrato il maggiore aumento delle emissioni di CO 2 (+12%), seguita dal Portogallo (+9,9%) e da Malta (+4,1%).

Nei Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Ungheria si registra una forte diminuzione delle emissioni di CO 2 
 

grafico a barre: emissioni di CO2 derivanti dal consumo di energia nell'UE, 2022 (variazione % 2021 vs 2022)


I dati mostrano che la sola Germania è responsabile di un quarto delle emissioni totali di CO 2 dell’UE dovute alla combustione di combustibili fossili per uso energetico. L’Italia e la Polonia (ciascuna con il 12,4%) e la Francia (10,7%) sono arrivate dopo nell’elenco dell’UE dei maggiori emettitori di CO2 nel 2022. Nel 2022, i dati aggregati mostrano che le emissioni di CO 2 da combustibili fossili solidi (carbone e scisti bituminosi, torba esclusa) sono leggermente aumentate a livello UE (+3 punti percentuali; pp.), mentre le emissioni da petrolio e prodotti petroliferi sono rimaste a circa il stesso livello del 2021 (+1 pp). Di contro, le emissioni di CO 2 da gas naturale sono diminuite significativamente (-13 pp), riflettendo, tra l’altro, gli sforzi profusi dai Paesi dell’UE per raggiungere l’obiettivo volontario di riduzione della domanda di gas introdotto nell’agosto 2022. 

L’ Obiettivo di Sviluppo Sostenibile “Azione per il Clima” (SDG 13) mira a raggiungere un mondo climaticamente neutro entro la metà del secolo e a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, con un obiettivo di 1,5°C, rispetto ai tempi preindustriali . Mira a rafforzare la resilienza climatica e la capacità di adattamento dei paesi, con particolare attenzione al sostegno ai paesi meno sviluppati.

Il monitoraggio dell’SDG 13 nel contesto dell’UE si concentra sui progressi compiuti nella mitigazione del clima e negli sforzi di adattamento per ridurre gli impatti climatici e finanziare l’azione per il clima. L’UE ha fissato l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica senza emissioni nette di gas a effetto serra (GHG) entro il 2050. Ciò significa ridurre il più possibile le emissioni di gas a effetto serra compensando le emissioni residue rimuovendo l’anidride carbonica (CO2), ad esempio, attraverso pozzi di carbonio e utilizzando tecnologie di rimozione del carbonio. Nel suo cammino verso l’obiettivo del 2050, l’UE si è impegnata a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Il protocollo di Kyoto un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il surriscaldamento globale, pubblicato l’11 dicembre 1997 nella città giapponese di Kyoto in occasione della Conferenza delle parti “COP 3” della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005, prevedeva una riduzione emissiva per gli Stati che mediamente valeva il – 5% (rispetto alla baseline emissiva del 1990), da conseguire entro il 2012. Con l’accordo di Doha, l’estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni serra. Purtroppo gli obiettivi programmati non sono stati raggiunti e ora bisogna fare davvero una corsa contro il tempo. Ma tenuto conto che ci sono ancora Paesi come Cina e India che inquinano tanto quanto lo sta già facendo metà continente, gli sforzi per raggiungere i risultati sperati sembrano sempre più una missione impossibile.


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