
Donald Trump non esclude la possibilità di poter imporre dazi sui paesi che non sono d’accordo sulla Groenlandia. “Potrei imporre dazi doganali ai paesi” per la Groenlandia, di cui “abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”, ha detto il presidente statunitense. Le dichiarazioni rilasciate oggi, 16 gennaio segnano un’ulteriore escalation nella sua strategia per ottenere il controllo della Groenlandia. Il Presidente ha esplicitamente collegato la politica dei dazi doganali non solo a questioni economiche, ma alla sicurezza nazionale legata all’espansione territoriale nell’Artico.
Durante una tavola rotonda sulla sanità rurale alla Casa Bianca, Trump ha usato una logica di “pressione incrociata” ricordando di aver già minacciato dazi (fino al 25%) contro paesi come Francia e Germania per costringerli ad aumentare i prezzi dei farmaci nei loro mercati interni, riducendo così il divario con i prezzi statunitensi (politica della “nazione più favorita”). Subito dopo, ha dichiarato: “Potrei imporre dazi doganali ai paesi che non sono d’accordo sulla Groenlandia”. Il Presidente ha ribadito che l’acquisizione dell’isola è una priorità di sicurezza nazionale per contrastare la presenza di navi russe e cinesi nella regione.
Insomma la situazione sul campo è estremamente tesa.Proprio tra ieri e oggi, contingenti militari di Francia, Germania e Svezia sono arrivati in Groenlandia su richiesta della Danimarca (Operazione “Arctic Endurance”) per partecipare a esercitazioni congiunte. Il Primo Ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen, ha dichiarato un fermo “ora basta”, ribadendo che l’isola non è in vendita. La Danimarca ha avvertito che un’eventuale annessione forzata segnerebbe la fine della NATO. Nel frattempo una delegazione bipartisan di 11 membri del Congresso USA (tra cui i senatori Chris Coons e Lisa Murkowski) si è recata a Copenaghen per incontrare i leader danesi, cercando di rassicurarli che il Congresso vede la Groenlandia come un alleato e non come un asset da acquistare.
L’interesse di Donald Trump per la Groenlandia ovviamente non è un’ossessione passeggera, ma una strategia che si fonda su tre pilastri fondamentali: difesa militare, indipendenza tecnologica e nuove rotte commerciali.
Sicurezza Nazionale e “Occhi” sull’Artico
La Groenlandia si trova in una posizione geografica cruciale tra Nord America, Europa e Russia.
- La Base di Pituffik (ex Thule): Gli USA hanno già una base spaziale lì che ospita un radar sofisticatissimo per l’allerta precoce contro i missili balistici russi. Trump vuole che questo avamposto non dipenda più da trattati con la Danimarca, ma diventi territorio sovrano USA per proteggere direttamente le città americane.
- Il GIUK Gap: L’isola è un “cancello” fondamentale per monitorare i sottomarini russi che passano dal Mar Artico all’Oceano Atlantico. Controllarla significa poter bloccare la flotta russa in caso di conflitto.
La Guerra delle “Terre Rare” contro la Cina
Questo è forse il motivo più urgente. Sotto il ghiaccio della Groenlandia si nascondono i giacimenti di minerali critici (neodimio, praseodimio, litio) più grandi al mondo al di fuori della Cina.
- A cosa servono: Sono essenziali per costruire magneti per motori elettrici, batterie di smartphone, ma soprattutto per la tecnologia militare avanzata (come i caccia F-35).
- L’obiettivo di Trump: Attualmente la Cina detiene il monopolio di questi minerali. Possedere la Groenlandia permetterebbe agli USA di diventare autosufficienti e togliere a Pechino il potere di ricatto tecnologico.
Lo Scioglimento dei Ghiacci e le Nuove Rotte
Il cambiamento climatico sta rendendo navigabili tratti di mare precedentemente bloccati.
- Il Passaggio a Nord-Ovest: La Groenlandia controlla l’accesso a nuove rotte che potrebbero tagliare i tempi di navigazione tra Asia, Europa e America del 40%, evitando il Canale di Panama.
- Petrolio e Gas: Si stima che l’area artica contenga il 13% del petrolio e il 30% del gas naturale non ancora scoperti al mondo. Trump vede in queste risorse un’opportunità economica colossale (valutata in migliaia di miliardi di dollari).
La Sfida alle “Navi Russe e Cinesi”
Nelle sue dichiarazioni di gennaio 2026, Trump ha ribadito che la Groenlandia è “circondata da navi cinesi e russe”. Egli sostiene che la Danimarca sia troppo “piccola e debole” per difendere un territorio così vasto e che solo l’ombrello protettivo americano può garantire che l’Artico non diventi un “lago cinese”.
Il sottosuolo della Groenlandia ha un valore da 4.400 miliardi
Recenti stime valutano il valore complessivo delle risorse nel sottosuolo groenlandese intorno ai 4.400 miliardi di dollari. Per Trump, comprare l’isola (o controllarla tramite dazi e pressioni) non è solo una mossa immobiliare, ma un modo per garantire agli Stati Uniti il dominio globale per il prossimo secolo.