
ph. Instagram Walk of Peace
La “Walk for Peace” (Marcia per la Pace), un’iniziativa di un gruppo di 19 monaci buddisti vietnamiti che ha deciso di intraprendere un pellegrinaggio a piedi attraverso gli Stati Uniti, con al seguito un cane di nome Aloka, partendo il 26 ottobre 2025 dal centro buddista Huong Dao Vipassana Bhavana a Fort Worth, in Texas, sta per entrare nella sua fase finale. La conclusione del pellegrinaggio a Washington D.C. è programmata per il 12 febbraio 2026 (alcune fonti indicano un arrivo entro il giorno di San Valentino). E in quel frangente i monaci presenteranno formalmente la richiesta per il riconoscimento del Vesak come festività, portando migliaia di firme raccolte durante il tragitto. Il loro cammino fino ad oggi non è stato privo di dolore. In Texas, un camion ha travolto l’auto di scorta dei monaci, ferendo gravemente due di loro (uno ha subito l’amputazione di una gamba). Nonostante la tragedia, il gruppo ha deciso di perdonare l’autista e continuare la loro marcia. È previsto un grande raduno davanti al Lincoln Memorial o al Campidoglio, dove leader di diverse religioni si uniranno ai monaci e ad Aloka, che tornerà al centro in Texas come un “eroe” e un benefattore, perché la sua storia ha già ispirato molti rifugi per animali a collaborare con centri di meditazione per la pet-therapy consapevole.







Preparazione Fisica e Dieta: Il “Carburante” dei Monaci
Camminare per oltre 3.700 km richiede una disciplina estrema. Come stanno affrontando questa vera e propria impresa secondo la tradizione Dhutanga? I monaci mangiano una sola volta, rigorosamente prima di mezzogiorno. Questo pasto (chiamato Dana) è composto da ciò che i sostenitori offrono lungo la strada: riso, verdure, frutta, ma anche proteine per sostenere lo sforzo. Dopo mezzogiorno e fino all’alba successiva, assumono solo liquidi (acqua, tè o succhi). Non mangiano per piacere, ma considerano il cibo un supporto necessario per la pratica spirituale. Questo riduce la pesantezza digestiva durante le lunghe ore di cammino pomeridiano. Il leader del gruppo, il venerabile Bhikkhu Pannakara, sta percorrendo l’intero tragitto completamente scalzo. Nonostante ferite causate da sassi, chiodi e vetri (che vengono medicate ogni sera), continua a camminare per dimostrare la forza della mente sul dolore fisico. Alcuni monaci seguono un voto ancora più severo: non si sdraiano mai. Dormono in posizione di meditazione seduta, sostenendo che questa pratica permette loro di rigenerare le energie più velocemente rispetto a un sonno profondo convenzionale.


La storia del cane Aloka
Aloka non era “previsto” nel programma, ma è diventato il simbolo vivente della marcia. Rappresenta la fedeltà, la resistenza silenziosa e l’armonia tra esseri umani e natura. Non abbaia, non disturba, cammina e basta. È un ex cane randagio, abbandonato e ferito, che è stato adottato dal centro buddista. Quando i monaci sono partiti, Aloka ha iniziato a seguirli. Loro hanno provato più volte a caricarlo su un’auto di supporto per risparmiargli la fatica (soprattutto dopo che era stato urtato da un veicolo e si era ammalato), ma lui è sempre sceso per tornare a camminare al loro fianco.
Gli obiettivi della marcia
La marcia ha scopi sia universali che specifici:
- Pace Interiore: Insegnare che la pace nel mondo inizia dalla guarigione individuale e dal perdono.
- Riconoscimento del Vesak: Uno degli obiettivi formali è raggiungere Washington D.C. per chiedere al Congresso che il Vesak (il giorno della nascita e illuminazione del Buddha) venga riconosciuto come festività ufficiale.
- Ponti tra culture: Dimostrare che la gentilezza è un linguaggio universale, ricevendo ospitalità da chiese cristiane, comunità locali e semplici cittadini.
I monaci e lo staff che li supporta sono molto attivi sui social media. Utilizzano la tecnologia per amplificare il messaggio di pace, condividendo la posizione e i momenti salienti della giornata.
- TikTok e Instagram: Sono i canali principali. Cerca l’account @walkforpeace.usa. Pubblicano video quotidiani di Aloka che cammina, delle preghiere mattutine e degli incontri con le persone lungo la strada.
- Sito Ufficiale: Sul loro sito ufficiale walkforpeace.us dove spesso caricano il calendario delle tappe previste, è disponibile un link a una mappa GPS che mostra la posizione in tempo reale del gruppo e del cane Aloka.
- Live Stream: Frequentemente trasmettono dirette durante la marcia, permettendo a migliaia di persone di “camminare virtualmente” con loro.
- Supporto locale: Se ti trovi negli USA o conosci qualcuno sulla costa est, le comunità locali (chiese, centri buddisti e stazioni di polizia) coordinano spesso i punti di sosta per chi vuole portare acqua o semplicemente salutare il gruppo.
Molti si chiedono come facciano a percorrere 30-40 km al giorno, spesso scalzi e con un solo pasto. Il segreto è che non stanno solo “camminando”, stanno praticando la meditazione in movimento.
“Non camminiamo per arrivare, camminiamo per essere qui”
Le regole del loro cammino
- Consapevolezza del passo: Ogni passo è sincronizzato con il respiro. L’obiettivo è “baciare la terra con i piedi”, trattando il suolo con rispetto e gentilezza.
- Silenzio: Per lunghi tratti della giornata i monaci osservano il silenzio per mantenere l’energia concentrata e non disperderla in chiacchiere superflue.
- Il distacco dal dolore: Camminare scalzi sull’asfalto bollente o sotto la pioggia fa parte della pratica di distacco dalle sensazioni fisiche, cercando una pace che non dipenda dalle circostanze esterne.
Un piccolo consiglio se decidi di seguirli…
Se ti capita di guardare i loro video, noterai che molte persone lasciano del cibo o dell’acqua sul ciglio della strada. È una tradizione buddista chiamata Dana (generosità). I monaci non chiedono nulla, ma accettano ciò che viene offerto col cuore. E nonostante gli incidenti e il clima gelido di questo gennaio, il gruppo non si è mai fermato, dimostrando che “la pace è possibile, un passo alla volta”.
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