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SOPHIE ADENOT È PARTITA PER LA SUA MISSIONE ƐPSILON E RESTERÀ IN ORBITA 9 MESI SULLA ISS


di Patricia Sinclair

Mentre il mondo festeggiava il giorno di San Valentino, a centinaia di chilometri sopra le nostre teste si scriveva una nuova, straordinaria pagina dell’esplorazione spaziale europea. Alle 21:15 ora italiana del 14 febbraio 2026, la capsula SpaceX Dragon Freedom ha completato con successo il suo aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), portando a termine un viaggio iniziato circa 34 ore prima tra le fiamme e il rombo di un Falcon 9 decollato dal Kennedy Space Center in Florida. A bordo di questo “taxi spaziale” un equipaggio internazionale che incarna la cooperazione globale: l’astronauta dell’ESA Sophie Adenot, i colleghi della NASA Jessica Meir e Jack Hathaway, e il cosmonauta di Roscosmos Andrei Fedyayev. Per Adenot e Hathaway, entrambi piloti collaudatori di formazione, le ore trascorse in orbita prima dell’attracco non sono state solo un tempo di attesa, ma una prima, preziosa occasione per abituarsi alla danza della microgravità e alla vita in un ambiente dove l’alto e il basso perdono di significato. L’ingresso nella Stazione è stato un momento di grande calore umano. Una volta aperti i portelli, i quattro membri della Crew-12 sono stati accolti dall’abbraccio dei colleghi già a bordo dal novembre precedente. In un clima di festa e solennità, Sophie Adenot e Jack Hathaway hanno ricevuto le loro ali da astronauta direttamente dalle mani del comandante della Stazione, Sergei Kud-Sverchkov. È un gesto simbolico che segna il passaggio definitivo dallo status di allievi a quello di esploratori dello spazio profondo, un traguardo che per Sophie rappresenta anche un primato: è infatti la prima della classe di astronauti ESA 2022, soprannominata gli “Hoppers”, a raggiungere le stelle.

Ma la missione εpsilon non è solo una questione di traguardi personali. Con una durata prevista di ben nove mesi, si appresta a diventare la missione più lunga mai intrapresa da un astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea. Sophie Adenot non sarà una semplice spettatrice: nel suo ruolo di specialista di missione, sarà il cuore pulsante delle attività scientifiche all’interno del modulo europeo Columbus e di quello giapponese Kibo. Il suo programma è serratissimo e prevede la gestione di ben 36 esperimenti europei, sette dei quali sviluppati specificamente dal CNES francese. Dalla fisiologia umana allo studio dei cambiamenti climatici, passando per dimostrazioni tecnologiche d’avanguardia, il lavoro di Sophie avrà ricadute dirette sulla vita quotidiana qui sulla Terra e getterà le basi per le future esplorazioni verso la Luna e Marte. Come sottolineato dai vertici dell’ESA, questa missione non solo conferma l’eccellenza della formazione europea, ma ribadisce l’impegno del continente nel mantenere una presenza umana costante e produttiva in orbita bassa. Mentre la Dragon Freedom riposa agganciata alla Stazione, per Sophie e i suoi compagni il vero lavoro è appena iniziato: un viaggio di scoperta che terrà l’Europa con il fiato sospeso per i prossimi nove mesi.

Vivere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per nove mesi non è solo una sfida scientifica, ma una vera prova di adattamento logistico e fisico. Per Sophie Adenot, la routine quotidiana è scandita da un cronoprogramma rigorosissimo gestito dai centri di controllo a Terra, dove ogni minuto è pianificato per bilanciare lavoro, salute e manutenzione della “casa” orbitante

Ma come si svolgerà una giornata tipo di Sophie nella sua nuova dimora a 400 km di altezza? In microgravità, il corpo umano non deve contrastare la forza di gravità per muoversi o stare in piedi. Senza sforzo, i muscoli iniziano a deteriorarsi e le ossa perdono calcio a un ritmo preoccupante (circa l’1% di massa ossea al mese). Per contrastare questo fenomeno, Sophie dovrà dedicare circa 2 ore e mezza ogni giorno all’esercizio fisico con strumenti specifici. Come l’ARED (Advanced Resistive Exercise Device), una macchina che simula il sollevamento pesi utilizzando cilindri a vuoto, fondamentale per mantenere la forza muscolare e la densità ossea, il T2 (Treadmill 2), un tapis roulant dove gli astronauti vengono letteralmente “legati” con degli elastici per evitare che volino via mentre corrono e la CEVIS, una cyclette fissa per il mantenimento dell’efficienza cardiovascolare.

Il momento del pasto

Mangiare nello spazio è un’esperienza sensoriale diversa. A causa dello spostamento dei fluidi corporei verso la testa, gli astronauti hanno spesso una sensazione di congestione nasale che riduce il senso del gusto; per questo i cibi molto speziati o piccanti sono i preferiti. Oltre alle razioni standard, Sophie avrà a disposizione anche i cosiddetti “Bonus Food”, pasti speciali preparati con il supporto del CNES che includono eccellenze della cucina francese, pensati per sollevare il morale e celebrare occasioni speciali. Pane e cibi che producono briciole sono vietati, poiché i piccoli frammenti potrebbero finire negli occhi dei colleghi o danneggiare i delicati sistemi di ventilazione della stazione. Si usano tortillas di mais al posto del pane e salse per “incollare” il cibo alle posate.

Igiene e riposo in una scatola di scarpe

Senza acqua corrente, l’igiene personale richiede inventiva. Sophie utilizzerà saponi senza risciacquo e pochissima acqua per lavarsi, mentre per i capelli userà uno shampoo secco specifico. E per dormire? Generalmente verso le 21:30 GMT Sophie si infilerà nel suo sacco a pelo ancorato alla parete della sua cabina privata, che ha le dimensioni di una cabina telefonica. In assenza di gravità è fondamentale dormire vicino a un ventilatore perché in assenza di gravità, l’anidride carbonica espirata ristagna intorno al viso dell’astronauta, creando una “bolla” che potrebbe causare asfissia o forti mal di testa.

Manutenzione e tempo libero

Non tutto però è scienza. Sophie, come ogni abitante di una casa complessa, dovrà dedicare tempo alla pulizia dei filtri dell’aria, al controllo dei sistemi di riciclo dell’acqua e alla riparazione di eventuali guasti. Nel tempo libero, però, il luogo preferito è senza dubbio la Cupola: la vetrata panoramica da cui Sophie può ammirare la Terra che scorre sotto di lei, scattando foto mozzafiato e mantenendo il legame visivo con il suo pianeta d’origine. Mantenere il legame con la Terra è l’aspetto più critico per la salute mentale di un astronauta, specialmente in una missione record di nove mesi come quella di Sophie Adenot. Anche se si trova a 400 km di altezza e viaggia a 28.000 km/h, Sophie non è affatto isolata; anzi, la tecnologia moderna le permette di essere più vicina ai suoi cari di quanto non lo fossero gli esploratori del passato. Come gestirà il “mal di Terra” e gli affetti durante la missione εpsilon? Una volta a settimana, Sophie ha diritto a una videochiamata privata di circa 15-20 minuti con la sua famiglia. Utilizzando un software simile a quelli che usiamo noi (ma criptato e instradato attraverso i satelliti TDRS della NASA), potrà vedere i volti dei suoi cari e partecipare, seppur virtualmente, alla vita domestica. È un momento sacro che viene inserito nel suo programma ufficiale e raramente viene spostato.

Il Telefono IP: Chiamare chiunque, in qualsiasi momento

Forse non tutti sanno che sulla ISS c’è un telefono IP. Finché la Stazione avrà una connessione satellitare attiva, Sophie potrà comporre un numero di telefono terrestre e chiamare amici o parenti. E avrà accesso anche a una rete locale sulla ISS che le permetterà di inviare e ricevere email. Potrà anche aggiornare i suoi profili social per condividere con noi le foto scattate dalla Cupola, anche se spesso queste comunicazioni passano prima per i centri di controllo a terra per motivi di sicurezza e gestione dei dati. Vedere la Terra dal finestrino e poter dire “ecco, sto passando sopra casa mia” è un potente antidoto alla solitudine.

Pacchetti regalo e “Care Packages”

Prima del lancio della Crew-12, la famiglia di Sophie ha potuto preparare una piccola scatola di effetti personali che è stata stivata a bordo della Dragon Freedom. Il contenuto? Foto cartacee, piccoli disegni, lettere o persino un giocattolo preferito che funge da “indicatore di gravità zero”. Questi oggetti fisici, che portano con sé l’odore di casa, sono tesori inestimabili in un ambiente asettico e metallico come la ISS.

Il supporto psicologico

Ogni due settimane, Sophie avrà un colloquio privato con un chirurgo di volo e uno psicologo dell’ESA. Non si parla solo di salute fisica, ma di come gestirà lo stress, la convivenza negli spazi ristretti con i colleghi e la distanza da casa. Il team a terra monitora costantemente il morale dell’equipaggio per prevenire il burnout, specialmente considerando che εpsilon è una missione piuttosto lunga. Uno dei temi centrali della missione sarà anche capire come il corpo umano reagisce a una permanenza così prolungata (ben nove mesi!) in microgravità. Perché in assenza di gravità, il cervello deve reinterpretare i segnali che arrivano dagli occhi e dall’orecchio interno. E gli esperimenti mirano a capire come il sistema nervoso si adatti per evitare il “mal di spazio” e mantenere la coordinazione motoria. Ma anche la perdita di densità ossea e l’invecchiamento accelerato dei vasi sanguigni, processi che in orbita avvengono molto più rapidamente che a terra. Ecco perché questi studi sono fondamentali non solo per i futuri viaggi verso Marte, ma anche per trovare nuove cure per l’osteoporosi e le malattie cardiache negli anziani sulla Terra.

Il contributo del CNES: l’eccellenza francese

Poiché Sophie è un’astronauta francese, e particolare non da poco, è la seconda donna francese nella storia a volare nello spazio dopo Claudie Haigneré, la missione εpsilon avrà un legame speciale con il CNES. Tra i sette esperimenti specifici sviluppati dall’agenzia francese, molti si concentrano sulla biologia molecolare e sulla psicologia. Per esempio si studierà come le cellule staminali si differenziano in microgravità e come il microbioma intestinale degli astronauti muti durante la missione, influenzando il sistema immunitario. Sophie testerà anche nuove tecnologie che renderanno le future stazioni spaziali (e magari le basi lunari) più autonome. Si parla di sistemi avanzati per il riciclo dell’acqua e dell’aria, e di interfacce uomo-macchina che permettono di controllare rover robotici sulla superficie di un pianeta rimanendo in orbita.

Come si concluderà la sua storica missione εpsilon?

Tutto inizierà con il distacco della SpaceX Dragon Freedom dalla Stazione Spaziale. Dopo alcune ore di volo orbitale per allontanarsi in sicurezza, la capsula accenderà i motori per la manovra di “deorbiting”. È qui che la fisica diventa brutale: la Dragon colpirà gli strati alti dell’atmosfera a circa 28.000 km/h. L’attrito trasformerà l’energia cinetica in calore infernale, raggiungendo i 1.600°C all’esterno della capsula. E mentre fuori l’aria diventerà plasma incandescente (interrompendo le comunicazioni radio per qualche minuto), Sophie e il suo equipaggio all’interno rimarranno al sicuro grazie allo scudo termico in PICA-X. Sophie passerà dai “zero g” a sentire una pressione pari a 4 o 5 volte il suo peso corporeo.

Lo splashdown: un tuffo nell’oceano

A pochi chilometri di quota, si apriranno i paracadute frenanti e poi i quattro enormi paracadute principali, che faranno dondolare dolcemente la capsula fino all’ammaraggio (lo splashdown) al largo delle coste della Florida. Le squadre di recupero di SpaceX e della NASA raggiungeranno la Freedom in pochi minuti per issarla a bordo di una nave specializzata.

La sfida della riabilitazione: imparare di nuovo a camminare

Uscire dalla capsula sarà il momento della verità. Dopo una missione così lunga, il corpo di Sophie avrà “dimenticato” come gestire la gravità terrestre. Il suo sistema vestibolare (l’orecchio interno) sarà completamente confuso. Molti astronauti provano vertigini fortissime e nausea appena tornano a terra; anche un semplice movimento della testa può far sembrare che il mondo stia girando vorticosamente. Il cuore, diventato “pigro” nello spazio perché non doveva pompare il sangue contro la gravità verso il cervello, potrebbe faticare a mantenere la pressione costante. Sophie potrebbe sentirsi svenire se provasse ad alzarsi in piedi troppo velocemente. E nonostante le ore di palestra sulla ISS, i suoi muscoli stabilizzatori (quelli che ci tengono dritti senza che ce ne accorgiamo) saranno molto deboli.

Il ritorno in Europa

Poche ore dopo il recupero, Sophie salirà su un aereo medico dell’ESA che la porterà direttamente a Colonia, in Germania, presso lo European Astronaut Centre (EAC). E qui inizierà una fase di riabilitazione intensiva di circa tre settimane: massaggi, fisioterapia e test medici costanti per garantire che il suo corpo torni ai livelli pre-volo. Alla fine di tutto ci sarà anche il momento del “debriefing”: Sophie racconterà agli scienziati ogni dettaglio della missione εpsilon, consegnando i risultati di quei 36 esperimenti che potrebbero cambiare il futuro della medicina e della tecnologia.



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