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LA NAUTICA SI CONFERMA MOTORE DEL MADE IN ITALY CON IL 52% DEI SUPERYACHT MONDIALI


a yacht cruising near the shore
Photo by Josh Withers on Pexels.com

di Pat Sinclair

L’industria nautica italiana non è solo un simbolo del Made in Italy nel mondo, ma un vero e proprio motore economico che continua a macinare numeri da record. Presentati a Milano, presso Palazzo Edison, i nuovi rapporti “La Nautica in Cifre Monitor – Trend 2025/2026” e “Geografie della Filiera Nautica Italiana 2026” hanno tracciato il profilo di un settore che, nonostante le complessità geopolitiche globali, dimostra una resilienza e una capacità d’innovazione fuori dal comune. Con un valore aggiunto che supera i 13 miliardi di euro e una forza lavoro di quasi 168 mila occupati (in crescita del 5,6%), la filiera si conferma uno dei pilastri più dinamici dell’intero sistema manifatturiero nazionale. Il quadro che emerge dagli studi realizzati dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in collaborazione con Fondazione Edison e Fondazione Symbola è quello di un consolidamento strutturale. La leadership italiana è particolarmente evidente nel segmento dei superyacht, dove l’Italia detiene ormai il 52% degli ordini mondiali. Mentre il mercato globale ha registrato una lieve flessione, la quota italiana è cresciuta di due punti percentuali, con ben 568 unità in portafoglio. Questo successo nell’alta gamma funge da traino per l’intera economia del mare, permettendo ai grandi cantieri di mantenere order book stabili o in crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il mercato non è monocromatico. Se il lusso vola, la nautica di fascia media e piccola risente maggiormente della fluttuazione della fiducia dei consumatori, influenzata da tassi di interesse elevati e tensioni internazionali. Eppure, le prospettive per l’anno nautico 2025/2026 appaiono in netto miglioramento anche per i segmenti sotto i 24 metri: le imprese che prevedono un aumento del fatturato sono quasi raddoppiate, passando dal 23% al 46%. Anche i comparti degli accessori, dei motori marini e del turismo nautico mostrano segnali di ottimismo, con il settore del noleggio e del charter che beneficia di un processo di semplificazione normativa capace di alimentare il turismo costiero in modo capillare. Un aspetto cruciale emerso dalle analisi è il ruolo della nautica come potente moltiplicatore economico. La ricerca di Fondazione Symbola rivela infatti che per ogni euro prodotto direttamente dai cantieri, se ne attivano altri 5,2 lungo l’intera catena del valore. Allo stesso modo, ogni addetto impiegato nel “core” produttivo genera oltre 7 posti di lavoro nell’indotto. Questa capacità di attivazione si concentra in poli di eccellenza regionale — come Toscana, Liguria, Marche e Lombardia — dove competenze storiche e innovazione tecnologica si fondono per creare prodotti unici. L’export rimane la punta di diamante di questo successo. Tra la fine del 2024 e il 2025, le esportazioni hanno superato i 4 miliardi di euro, posizionando l’Italia sul gradino più alto del podio mondiale. Nonostante le sfide poste dai costi del lavoro e dalle giacenze di magazzino ancora presenti in alcuni segmenti, la strategia del comparto è chiara: puntare sulla qualità assoluta e sulla sostenibilità. Come sottolineato durante la presentazione, mantenere l’eccellenza non è solo una questione di prestigio, ma una necessità strategica per garantire margini operativi e libertà d’azione in un mercato globale sempre più competitivo. La nautica italiana, dunque, non si limita a resistere alle tempeste economiche, ma sceglie di governarle con la forza del suo saper fare.

Il valore della nautica sul territorio nazionale

L’analisi delle “Geografie della Filiera Nautica Italiana 2026” scatta una fotografia molto precisa di come il valore della nautica si distribuisca sul territorio nazionale. Non si tratta di un settore isolato, ma di una rete di competenze che vede alcune regioni guidare la produzione core (la cantieristica) e altre contribuire in modo decisivo attraverso la componentistica e i servizi.

Ecco il dettaglio dei dati regionali e provinciali emersi dal report:

Le Regioni Leader della Cantieristica

La produzione di imbarcazioni è fortemente concentrata in alcuni poli di eccellenza. Il report identifica le regioni chiave che rappresentano i veri “motori” del settore:

  • Toscana, Liguria e Marche: Si confermano i tre pilastri storici, grazie alla presenza dei distretti dei superyacht e della nautica di lusso.
  • Lombardia ed Emilia-Romagna: Giocano un ruolo cruciale non solo nella produzione di imbarcazioni (spesso di fascia media e componentistica hi-tech), ma anche come sedi operative di grandi gruppi.
  • Campania, Sicilia e Lazio: Rappresentano i poli di riferimento per il Sud e il Centro, con una forte specializzazione nel refitting, nel turismo nautico e nella cantieristica di piccole e medie dimensioni.

Il Primato delle Province

Se guardiamo ai dati a livello provinciale (basati sulla densità di imprese e valore aggiunto), la classifica vede dei protagonisti ben definiti:

  • Lucca (Viareggio): Si conferma la capitale mondiale dei superyacht, detenendo circa l’8,5% delle aziende nautiche nazionali.
  • Napoli: Segue al secondo posto (7,4%), a testimonianza di una vitalità straordinaria nella produzione e nei servizi nautici.
  • Genova e La Spezia: Completano il podio della “Blue Economy” ligure, rispettivamente con il 6,5% e il 4,9% delle imprese.
  • Altre eccellenze: Pesaro-Urbino, Roma, Sassari (con Olbia come distretto chiave per la Sardegna) e Venezia mostrano quote significative, a dimostrazione di una filiera che abbraccia tutte le coste italiane.

L’Impatto della “Blue Economy” nel Nord-Est

Un dato interessante riguarda il Friuli Venezia Giulia, che si posiziona come la seconda regione in Italia (dopo la Liguria) per incidenza del valore aggiunto dell’economia del mare sul totale dell’economia regionale. In particolare, la provincia di Trieste guida la classifica nazionale per incidenza economica della Blue Economy sul territorio, con un valore che sfiora il 19%.

La Nautica non è solo “costiera”

Il report sottolinea come la nautica non sia solo “costiera”. Anche regioni interne come il Piemonte e la Lombardia sono parte integrante della filiera: qui si concentra la produzione di motori, sistemi elettronici, arredamenti di design e tessuti tecnici che vengono poi installati nei cantieri lungo la costa. Questo sistema “diffuso” spiega perché la nautica abbia un moltiplicatore così alto: ogni nuovo posto di lavoro in un cantiere toscano o ligure ne sostiene altri 7 in giro per l’Italia, dai produttori di valvole lombardi ai designer piemontesi.



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