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Guerra in Iran: come i sistemi Bavar-373 e i droni Shahed stanno sfidando la tecnologia USA


close up of missiles
Ph. by Yena Kwon

di George Fullon

Mentre i cieli del Medio Oriente si oscurano sotto il peso di una escalation che sembra sfuggire a ogni controllo diplomatico, il conflitto ribattezzato dal Pentagono Operazione Epic Fury ha vissuto nelle ultime ore i suoi momenti più drammatici. Quella che era iniziata come una missione di contenimento si è trasformata in una guerra d’attrito che sta mettendo a dura prova la superiorità tecnologica statunitense, segnata in modo indelebile dall’abbattimento di due velivoli d’attacco in un solo giorno. Nelle ultime 24 ore, l’abbattimento di due aerei d’attacco statunitensi ha segnato un punto di svolta psicologico e militare, mettendo a nudo le vulnerabilità delle forze alleate nonostante la retorica di “vittoria totale” spesso cavalcata dalla Casa Bianca. Il fatto più grave è avvenuto sopra l’Iran centrale. Un F-15E Strike Eagle (inizialmente indicato dai media iraniani come un F-35 per enfatizzare il successo della propria contraerea) è stato centrato dai sistemi di difesa aerea di Teheran. Sebbene una massiccia operazione di ricerca e soccorso (CSAR) — coordinata tra velivoli HC-130 Hercules e soccorritori su elicotteri Pave Hawk — sia riuscita a trarre in salvo uno dei due membri dell’equipaggio, la sorte del secondo aviatore rimane avvolta nel mistero. Le agenzie internazionali, tra cui Reuters e la locale NourNews (vicina ai Pasdaran), riportano frammenti di un mosaico inquietante: la TV di Stato iraniana ha offerto ricompense alla popolazione per informazioni sul pilota disperso, mentre circolano voci non confermate di una sua cattura da parte dei commando delle Guardie Rivoluzionarie. A complicare il quadro, la notizia di un secondo abbattimento: un A-10 Warthog, l’iconico jet da attacco al suolo, è precipitato nelle acque del Golfo, nei pressi dello Stretto di Hormuz. In questo caso, il pilota è stato recuperato incolume, ma il Wall Street Journal conferma che anche questo velivolo sarebbe stato colpito dal fuoco iraniano prima di precipitare.

Sebbene il pilota sia in salvo, il successo rivendicato da Teheran segnala che l’arsenale iraniano rimane pericolosamente intatto, con fonti di intelligence che stimano operativa ancora la metà dei lanciatori missilistici e migliaia di droni d’attacco

Parallelamente, il fronte libanese continua a ribollire di violenza. L’esercito israeliano ha confermato l’inizio di massicci attacchi contro le infrastrutture di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, dove esplosioni devastanti hanno scosso l’alba di oggi. In questo fuoco incrociato, la missione Unifil si ritrova tragicamente esposta: tre caschi blu indonesiani sono rimasti feriti in un’esplosione presso la loro postazione, un incidente che segue la morte di altri tre commilitoni nei giorni scorsi e che ha lambito ripetutamente anche il contingente italiano a Shama.

In questo scenario di macerie e incertezza, la politica internazionale cerca faticosamente una via d’uscita

E mentre il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trova nel Golfo per incontrare il Principe Ereditario Mohammed bin Salman, nel tentativo di blindare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e promuovere una de-escalation regionale, le grandi potenze mediatrici sembrano scontrarsi contro un muro.

Teheran ha infatti ufficialmente respinto una proposta statunitense per una tregua di 48 ore, dichiarandosi non disponibile nemmeno per i colloqui previsti a Islamabad. Anche l’asse Mosca-Ankara, pur invocando un “immediato cessate il fuoco” attraverso un colloquio telefonico tra Putin ed Erdogan, non è ancora riuscito a scalfire la determinazione dei belligeranti. A dare voce a un sentimento di profonda inquietudine morale è intervenuto infine Papa Francesco, attraverso le meditazioni scritte per la Via Crucis al Colosseo. In un passaggio che risuona come un monito diretto ai potenti della terra proprio nel giorno di questa tragica escalation, il Pontefice ha denunciato l’illusione di chi “crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento”.

“C’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento. Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere: il potere di giudicare, ma anche quello di avviare una guerra o di terminarla, di educare alla violenza o alla pace”

Francesco ha ricordato con fermezza che ogni leader dovrà rispondere davanti a Dio del modo in cui esercita il potere, sottolineando come la responsabilità di “avviare una guerra o di terminarla” non sia un gioco di strategia, ma una scelta che pesa sulla coscienza eterna, specialmente quando l’autorità viene usata per alimentare la vendetta anziché la riconciliazione o per opprimere i popoli attraverso l’economia. In un mondo che conta ormai 365 militari americani feriti e migliaia di civili coinvolti, il richiamo del Papa trasforma il conflitto in una questione di etica universale, proprio mentre la diplomazia del silenzio sembra aver preso il sopravvento su quella del dialogo.

Quali sistemi di difesa aerea sta usando l’Iran per abbattere i jet USA e quanto del loro arsenale è realmente intatto?

L’abbattimento di velivoli sofisticati come l’F-15E Strike Eagle e l’A-10 Warthog suggerisce che l’Iran stia impiegando una strategia di “difesa aerea a mosaico”, coordinando sistemi russi d’élite con piattaforme di produzione nazionale pesantemente modificate.

Nonostante settimane di bombardamenti dell’operazione Epic Fury, l’intelligence occidentale stima che circa il 50% delle capacità missilistiche mobili iraniane sia ancora operativo, grazie a una vasta rete di tunnel sotterranei e tattiche di occultamento avanzate.

L’Iran non si affida a un unico “super-missile”, ma a una rete integrata che rende lo spazio aereo estremamente pericoloso per i jet a bassa e media quota

SistemaOrigineRuolo e Capacità
Bavar-373IranSpesso chiamato “l’S-300 iraniano”. Utilizza il missile Sayyad-4B con una gittata di oltre 300 km. È il sospettato numero uno per l’abbattimento dell’F-15E.
S-300PMU2RussiaSistema a lungo raggio estremamente resistente al jamming elettronico. Funge da “ombrello” per proteggere i siti strategici centrali.
Khordad-15IranSistema mobile equipaggiato con radar a scansione elettronica (AESA). Può tracciare 6 bersagli contemporaneamente, ideale per intercettare jet d’attacco come l’A-10.
3rd KhordadIranFamoso per aver abbattuto un drone Global Hawk nel 2019. È altamente mobile, il che lo rende difficile da distruggere con attacchi preventivi.

Perché l’arsenale è ancora “minaccioso”?

Il motivo per cui il Pentagono parla di un arsenale ancora intatto al 50% risiede nella dottrina della sopravvivenza di Teheran:

  • Le “Città Missilistiche”: Gran parte dei lanciatori e delle scorte è stoccata in basi sotterranee (fino a 500 metri di profondità) scavate nelle montagne. Queste strutture sono quasi immuni ai comuni missili da crociera.
  • Mobilità Estrema: I sistemi come il 3rd Khordad sono montati su camion commerciali modificati. Possono sparare e spostarsi in meno di 5 minuti, rendendo obsoleti i dati di puntamento satellitare in tempo reale.
  • Ridondanza dei Sensori: L’Iran utilizza radar passivi (che non emettono segnali e quindi non possono essere localizzati dai missili anti-radar) per tracciare i jet americani prima di attivare i radar di puntamento solo all’ultimo secondo.

L’incognita russa: Diverse agenzie di stampa (come Reuters e Associated Press) hanno segnalato un possibile trasferimento recente di tecnologie di guerra elettronica russe (Krasukha-4) che spiegherebbe come i piloti americani siano stati sorpresi nonostante i loro sistemi di difesa di bordo.

Le armi dell’Iran: L’Iran sta dimostrando una capacità di “negazione d’area” (A2/AD) superiore alle aspettative iniziali, confermando le preoccupazioni espresse dal Papa sulla tragica facilità con cui si può “avviare una guerra” ma sulla tremenda complessità nel portarla a termine

Quali sono le specifiche tecniche del missile Sayyad-4B e come riesce a contrastare le tecnologie stealth americane?

Il Sayyad-4B rappresenta l’apice della tecnologia missilistica iraniana a lungo raggio. È il “braccio armato” del sistema di difesa aerea Bavar-373 e, secondo i test condotti da Teheran nel novembre 2022, è in grado di intercettare bersagli a una distanza di 305 km e ad altitudini superiori ai 30.000 metri. Per contestualizzare, queste prestazioni lo pongono nella stessa categoria dei russi S-400 e degli americani PAC-3 MSE, rendendolo capace di colpire non solo jet, ma anche missili balistici e droni ad alta quota.

ParametroSpecifica (Stime Intelligence e Dati Ufficiali)
Gittata Operativa300 – 310 km
Quota Massima32 km (circa 105.000 piedi)
Velocità MassimaMach 6.1 (Ipersonico)
GuidaRadar attivo (ARH) + Correzioni inerziali via data-link
TestataFrammentazione ad alto esplosivo (HE-FRAG) con spoletta di prossimità laser

Come contrasta le tecnologie Stealth (F-35, F-22)

Il Sayyad-4B da solo è solo un proiettile e la sua capacità di colpire aerei “invisibili” dipende dal sistema radar del Bavar-373, che utilizza una strategia a tre livelli per annullare i vantaggi della bassa osservabilità (Stealth). La tecnologia stealth americana (come quella dell’F-35) è ottimizzata per disperdere le onde nelle bande X e Ku (usate dai radar di puntamento dei caccia). L’Iran utilizza invece radar di ricerca a bassa frequenza (Banda L o VHF). Queste onde lunghe “risuonano” contro le dimensioni fisiche dell’aereo (ali, code), rendendo la sagoma stealth visibile come un bersaglio convenzionale, seppur con meno precisione. Una volta individuata l’area generale del bersaglio con le basse frequenze, il Bavar-373 attiva il radar di tiro Meraj-4. È un sensore AESA in grado di concentrare un fascio di energia estremamente stretto e potente su un singolo punto. Questa tecnica, chiamata “burn-through”, permette di rilevare il debole ritorno radar di un F-35 anche se quest’ultimo sta cercando di deviare le onde.

Ecco come le ‘città missilistiche’ sotterranee iraniane e come garantiscono la sopravvivenza dei sistemi Bavar-373

Le “città missilistiche” (in persiano shahr-e mushaki) non sono semplici depositi, ma complessi militari sotterranei autosufficienti, progettati per trasformare il territorio iraniano in una fortezza inattaccabile. Per sistemi avanzati come il Bavar-373, queste strutture rappresentano il “moltiplicatore di forza” che garantisce la sopravvivenza anche sotto un massiccio bombardamento aereo. Queste basi sono scavate nelle catene montuose (come i monti Zagros) a profondità che variano dai 100 ai 500 metri. Questa profondità le rende immuni alla maggior parte delle bombe “bunker buster” convenzionali, come la GBU-31 JDAM.

  • Tunnel a “V” e a “U”: I tunnel non sono dritti. Sono progettati con curve a gomito e paratie blindate per dissipare l’onda d’urto di un’eventuale esplosione all’ingresso.
  • Ingressi multipli e mimetizzati: Ogni base ha decine di uscite distanti chilometri tra loro. Molte sono camuffate da normali tunnel stradali, ingressi di cave o capannoni agricoli.
  • Autosufficienza: Dispongono di centrali elettriche interne, riserve idriche e dormitori per migliaia di soldati, permettendo di operare per mesi in totale isolamento dal mondo esterno.

Il Bavar-373: Dalla tana al lancio

Il sistema Bavar-373 è composto da diversi veicoli pesanti (radar, centri di comando e lanciatori verticali). La sua sopravvivenza è garantita da una procedura chiamata “Shoot and Scoot” sotterraneo. I missili Sayyad-4B vengono caricati sui lanciatori all’interno di vaste camere sotterranee, lontano dagli occhi dei satelliti spia e dei droni. Poi il convoglio esce da uno dei tunnel mimetizzati. I veicoli si posizionano in uno spiazzo pre-calcolato (spesso una piazzola di cemento nascosta tra le rocce). Il radar Meraj-4 si accende, aggancia il bersaglio (come l’F-15E) e lancia il missile. L’intera operazione dura meno del tempo necessario a un caccia nemico per localizzare la fonte del segnale e rispondere. Infine, prima che le bombe nemiche colpiscano la posizione di lancio, i veicoli rientrano nel tunnel o si spostano verso un ingresso diverso, rendendo inutile il contrattacco. Un altro vantaggio sta nel fatto che le basi sono collegate tra loro da migliaia di chilometri di fibra ottica sotterranea. Questo significa che i centri di comando possono inviare dati di puntamento ai lanciatori senza usare onde radio che potrebbero essere intercettate o disturbate (jamming). Fuori dai tunnel, poi l’Iran posiziona spesso repliche gonfiabili o in legno dei lanciatori Bavar-373 che emettono calore e segnali radar fasulli per ingannare i piloti e consumare le munizioni costose degli attaccanti.

Il punto critico: Per distruggere un Bavar-373 protetto in questo modo, non basta colpire il lanciatore; bisognerebbe far crollare un’intera montagna. È questa asimmetria che rende l’Operazione Epic Fury così complicata per il Pentagono.

Come si integrano i droni Shahed con i sistemi Bavar-373 nella strategia di difesa iraniana?

L’integrazione tra i droni della famiglia Shahed (come i celebri 136 “kamikaze” o i più avanzati 129 e 191) e il sistema missilistico Bavar-373 rappresenta il cuore della dottrina di “difesa asimmetrica” di Teheran. Non si tratta di due sistemi isolati, ma di un ecosistema che mira a saturare, confondere e infine distruggere le capacità aeree nemiche.

PROS AND CONS

I Droni come “Esche” e Sensori Avanzati

Mentre il Bavar-373 rimane silente nei suoi tunnel per evitare di essere localizzato dai missili anti-radar (come gli AGM-88 HARM americani), i droni Shahed vengono lanciati in sciami.

  • Saturazione dei Radar: Decine di Shahed-136, economici e lenti, costringono le difese dei caccia (e le navi nel Golfo) ad accendere i propri radar e a consumare munizioni costose per abbatterli.
  • Identificazione del Bersaglio: Una volta che i caccia americani (come gli F-15E) rivelano la loro posizione per colpire i droni, i sensori passivi del Bavar-373 captano le loro emissioni. A quel punto, il Bavar-373 deve solo “accendere” il proprio radar per pochi secondi, lanciare il Sayyad-4B e colpire un nemico già impegnato a gestire lo sciame di droni.

Il Drone “Puntatore” (Shahed-129/191)

I droni più grandi e sofisticati fungono da osservatori avanzati. Volando a quote diverse, possono trasmettere dati di telemetria al centro di comando del Bavar-373 tramite data-link protetti.

  • Oltre l’Orizzonte: Poiché la terra è curva, i radar a terra hanno un limite di visibilità. Un drone Shahed in volo può vedere un caccia americano che tenta di volare a bassa quota per sfuggire al radar del Bavar-373 e “comunicare” le coordinate esatte al sistema missilistico sotterraneo.

La Trappola della “Difesa a Strati”

L’Iran utilizza i droni per creare quello che gli analisti chiamano un “Dilemma Tattico”:

  1. Livello Basso: Gli Shahed volano bassi, obbligando i jet USA a scendere di quota per identificarli o abbatterli con i cannoni (per risparmiare missili).
  2. Livello Alto: Scendendo di quota, i jet entrano nella zona di massima efficacia dei sistemi a corto raggio e, soprattutto, diventano bersagli più facili per i radar di puntamento del Bavar-373 che li aspetta dall’alto.

Costo vs Efficacia

ElementoCosto StimatoRuolo Tattico
Shahed-136$20.000Esca / Saturazione / Consumo munizioni nemiche
Bavar-373 (Batteria)Milioni di $Distruzione del bersaglio pregiato (F-15, F-35)
F-15E Strike Eagle$80.000.000+Bersaglio da abbattere

La conclusione? L’Iran è disposto a perdere 100 droni Shahed (costo totale 2 milioni $) pur di permettere a un solo Bavar-373 di abbattere un jet da 80 milioni $. È una matematica della guerra che logora le risorse degli Stati Uniti molto più velocemente di quelle iraniane.



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