
di Marco Galli
Al 6 aprile 2026, il dibattito sulle accise e sugli extraprofitti in Italia è entrato in una fase caldissima. Il governo Meloni ha confermato la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio 2026, confermando lo sconto di circa 24,4 centesimi al litro per benzina e diesel. La misura, volta a contrastare il caro carburanti, ha un costo stimato di oltre mezzo miliardo di euro. Per reperire le risorse necessarie, si prevede un intervento su varie voci di spesa. La proroga del taglio delle accise fino a maggio 2026 ha temporaneamente calmierato i prezzi, ma la “rimodulazione” (l’aumento del diesel per finanziare il calo della benzina) ha riacceso lo scontro politico.
Durata: Lo sconto è stato esteso fino al 1° maggio.
Costo: L’intervento richiede circa 500 milioni di euro, coperti tramite un nuovo decreto legge.
Motivazioni: La proroga mira a sostenere famiglie e imprese a causa delle tensioni internazionali sui costi energetici.
PRO E CONTRO
Maggioranza di Governo
- Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia): Difende la linea della “prudenza fiscale”. La premier sostiene che l’eliminazione totale delle accise, promessa in passato, non sia sostenibile senza tagliare servizi essenziali. Punta tutto sulla lettera inviata all’UE per la tassa sugli extraprofitti: l’obiettivo è far pagare le grandi multinazionali dell’energia per finanziare nuovi tagli strutturali ai cittadini.
- Giancarlo Giorgetti (Lega/MEF): È il promotore tecnico della “rimodulazione”. Spiega che il diesel deve allinearsi alla benzina per criteri ambientali europei (eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi), ma garantisce che il gettito rimarrà nel comparto carburanti per evitare rincari netti.
- Forza Italia: Più cauta sull’aumento del diesel. Il partito spinge per maggiori compensazioni fiscali per gli autotrasportatori, temendo che l’aumento del gasolio si rifletta sui prezzi dei beni di consumo (inflazione da trasporto).
Opposizioni
- Elly Schlein (PD): Accusa il governo di “tradimento elettorale”. Il PD sottolinea come la destra abbia costruito il proprio consenso promettendo l’abolizione delle accise, per poi procedere con rincari sul diesel che colpiscono i lavoratori e la logistica. Appoggiano la tassa sugli extraprofitti UE, ma la definiscono “tardiva”.
- Giuseppe Conte (M5S): Critica duramente la gestione degli extraprofitti. Secondo Conte, il governo ha fallito la prima tassa del 2022 (incassando poco) e ora “chiede il permesso a Bruxelles” invece di agire con decreti nazionali più aggressivi. Propongono di usare il gettito per un nuovo “Reddito Energetico”.
- Azione/Italia Viva: Definiscono la politica del governo “confusa”. Chiedono meno bonus temporanei e una riforma strutturale delle accise che premi chi usa carburanti meno inquinanti o biocarburanti, criticando la tassa sugli extraprofitti se non accompagnata da garanzie per gli investimenti in rete.
Tabella comparativa delle accise su diesel e benzina nei principali paesi UE nel 2026
Al 2026, la mappa delle accise in Europa riflette due grandi spinte: da un lato la necessità dei governi di fare cassa per coprire i sussidi energetici, dall’altro la direttiva UE che spinge per l’eliminazione dei vantaggi fiscali sul diesel (i cosiddetti “Sussidi Ambientalmente Dannosi” o SAD). L’Italia, con l’ultima manovra, ha quasi azzerato lo storico divario tra i due carburanti, portandosi ai vertici della pressione fiscale europea insieme a Francia e Olanda.
Comparazione Accise UE (Dati stimati Aprile 2026)
I valori sono espressi in Euro per 1.000 litri e includono le rimodulazioni approvate nell’ultimo biennio.
| Paese | Accisa Benzina (€) | Accisa Diesel (€) | Divario (B – D) | Note 2026 |
| Italia | 705 | 690 | +15 | Rimodulazione Meloni quasi completata |
| Francia | 690 | 600 | +90 | Forte spinta su accisa carbonio |
| Germania | 654 | 470 | +184 | Mantiene ancora il vantaggio sul diesel |
| Olanda | 810 | 510 | +300 | Tassazione benzina più alta dell’area UE |
| Spagna | 470 | 380 | +90 | Tra le più basse dei grandi paesi UE |
| Austria | 510 | 430 | +80 | Recentemente aumentate per scopi climatici |
Tuttavia, nonostante lo sconto fiscale sia attivo, i prezzi alla pompa stanno registrando forti rincari a causa delle tensioni internazionali in Medio Oriente, che hanno spinto il petrolio Brent ai massimi dal 2008 (oltre i 140 dollari al barile).
Ecco la situazione media nazionale rilevata oggi, 6 aprile 2026
Prezzi Medi Nazionali (Self-Service)
| Carburante | Prezzo Medio Stradale | Prezzo Medio Autostradale |
| Benzina | 1,783 €/litro | 1,816 €/litro |
| Diesel | 2,130 €/litro | 2,142 €/litro |
Punti chiave della situazione attuale
- Il sorpasso del Diesel: Il dato più rilevante è l’impennata del gasolio, che ha superato la soglia psicologica dei 2,10 euro al litro, costando sensibilmente più della benzina. In alcune regioni come la Calabria e la Lombardia, i picchi hanno già sfiorato i 2,16 euro/litro.
- L’effetto del taglio accise: Senza la proroga decisa dal Governo Meloni, oggi pagheremmo la benzina oltre i 2 euro e il diesel vicino ai 2,40 euro al litro. La misura serve quindi a “calmierare” un rialzo che sarebbe altrimenti insostenibile.
- Modalità “Servito”: Se scegliete il rifornimento servito, i prezzi medi salgono ulteriormente, con la benzina intorno a 1,89 €/litro e il diesel che può superare i 2,20 €/litro.
I prezzi variano molto in base alla zona. Le province più care oggi risultano Palermo, Nuoro e Isernia, mentre i prezzi più bassi si registrano mediamente a Sondrio e Cagliari.
Perché il diesel è aumentato così tanto?
Il record storico del prezzo del diesel, che nel 2026 ha superato stabilmente la benzina nonostante il taglio delle accise, è il risultato di una “tempesta perfetta” che combina geopolitica, transizione energetica e logistica globale. Tre i fattori principali che spiegano perché oggi il gasolio costa così tanto:
Il blocco totale delle importazioni dalla Russia
Sebbene le sanzioni siano iniziate anni fa, il 2026 segna il consolidamento dell’indipendenza energetica europea totale dai prodotti raffinati russi.
- Il problema: L’Europa era strutturalmente dipendente dal diesel russo (più che dalla benzina).
- La conseguenza: Sostituire milioni di barili di diesel con forniture provenienti da Stati Uniti e Medio Oriente ha comportato costi di trasporto (noli marittimi) altissimi, che ricadono direttamente sul prezzo alla pompa.
La crisi dei raffinatori e lo squilibrio produttivo
Le raffinerie europee sono nate per produrre un certo mix di carburanti.
- Capacità ridotta: Molte raffinerie in Europa hanno chiuso o sono state convertite per la produzione di biocarburanti (Green Diesel).
- Scarsità di offerta: Mentre la domanda di diesel resta altissima (trasporto merci, riscaldamento, industria), l’offerta di prodotto raffinato è ai minimi storici. In economia, quando l’offerta crolla e la domanda tiene, i prezzi esplodono.
Tensioni nel Canale di Suez e instabilità in Medio Oriente
Le recenti escalation militari nelle rotte commerciali vitali hanno reso il trasporto di petrolio estremamente rischioso e costoso.
- Rotte più lunghe: Molte navi cisterna che portano il diesel dalle raffinerie del Golfo Persico all’Italia sono costrette a circumnavigare l’Africa (Capo di Buona Speranza) invece di passare per Suez.
- Assicurazioni: I premi assicurativi per le navi che transitano in zone di guerra sono decuplicati nell’ultimo anno, aggiungendo diversi centesimi al costo finale di ogni singolo litro.
Diesel vs Benzina
Mentre la benzina beneficia di una produzione globale più abbondante e di una domanda in leggero calo grazie alla diffusione delle auto elettriche e ibride in città, il diesel rimane il “sangue” del commercio globale e dei trasporti pesanti. Proprio per questa sua natura indispensabile, è più esposto alle speculazioni e alle crisi internazionali.
Perché questi costi riescono a influenzare i prezzi dei beni di consumo nei supermercati?
Il rincaro del gasolio non è solo una voce di spesa per chi guida un’auto diesel; è un moltiplicatore di costi che attraversa l’intera economia italiana. Poiché l’85% delle merci in Italia viaggia su gomma, ogni centesimo in più al distributore si riflette quasi immediatamente sui prezzi al consumo.
La logistica dell’ultimo miglio
Il costo del trasporto pesante è aumentato mediamente del 18-22% rispetto al 2024 e questo aumento colpisce soprattutto i prodotti freschi (frutta, verdura, latte) che richiedono consegne quotidiane. Ecco perché molte catene di distribuzione hanno introdotto un “supplemento carburante” che si traduce in un aumento dei prezzi al dettaglio tra il 4% e il 7%, anche per prodotti non direttamente legati al petrolio.
Il settore agricolo e la produzione
Il diesel agricolo (agevolato ma comunque rincarato) è la linfa vitale dei trattori e delle macchine da raccolta. Seminare e raccogliere costa oggi circa il 15% in più. Questo crea una pressione inflazionistica “alla fonte” che rende difficile per i produttori mantenere i prezzi stabili senza lavorare in perdita.
Trasporto pubblico e servizi
Anche i comuni e le aziende di trasporto pubblico locale (TPL) stanno soffrendo. Nonostante gli incentivi per l’elettrico e il fatto che gran parte delle flotte di bus extraurbani sia ancora a gasolio, c’è stato un adeguamento delle tariffe dei trasporti e dei costi di raccolta dei rifiuti, con rincari medi del 10% sulle bollette comunali.
Il paradosso del 2026: Mentre l’inflazione generale sembra stabilizzarsi, il “caro-diesel” agisce come una tassa occulta che colpisce in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito, le quali spendono una quota maggiore del proprio budget in generi alimentari e trasporti.
Per contrastare l’effetto domino che il caro carburanti ha sui prezzi al dettaglio, il Governo Meloni ha messo in campo per il 2026 una combinazione di aiuti diretti alle famiglie e interventi sulla filiera logistica con un obiettivo duplice: ridurre il costo del trasporto (che incide per oltre il 15% sul prezzo finale di un prodotto alimentare) e sostenere il potere d’acquisto dei nuclei più esposti.
Ecco le misure specifiche attive oggi
La “Carta Dedicata a Te” 2026
Confermata come misura strutturale fino al 2027, la social card è lo strumento principale per il contrasto al “caro-carrello”.
- Importo: Un contributo una tantum di 500 euro.
- Destinatari: Famiglie con ISEE fino a 15.000 euro e almeno 3 componenti.
- Utilizzo: Esclusivamente per beni alimentari di prima necessità presso i negozi convenzionati (che spesso applicano un ulteriore sconto del 15% ai possessori della carta).
Sostegno all’Autotrasporto (Credito d’Imposta)
Per evitare che l’aumento del diesel si scarichi interamente sui prezzi degli scaffali, il Consiglio dei Ministri del 3 aprile 2026 ha approvato:
- Un credito d’imposta del 28% sull’acquisto di gasolio per gli autotrasportatori.
- Questa misura è fondamentale perché “congela” i costi logistici per le grandi aziende di distribuzione, disincentivando ulteriori rincari sui prezzi di pasta, pane e ortofrutta.
Vigilanza contro le speculazioni
Il Governo ha attivato un monitoraggio rafforzato tramite la Guardia di Finanza e il Garante per la sorveglianza dei prezzi (“Mister Prezzi”).
- L’obiettivo è verificare che il taglio delle accise di 25 centesimi venga effettivamente traslato sui prezzi alla pompa e che non ci siano aumenti ingiustificati sui beni alimentari con la scusa dei costi energetici.
Il risparmio stimato: Secondo le associazioni dei consumatori, il mix tra taglio delle accise e bonus alimentari permette a una famiglia tipo di risparmiare circa 650-800 euro l’anno nel 2026, compensando parzialmente l’inflazione alimentare che viaggia intorno al +2,2%.
Qual è la scomposizione del prezzo di 1kg di pasta nel 2026? Quanto pesano trasporto, energia e materia prima?
Nel 2026, il prezzo di un chilogrammo di pasta di semola di grano duro si è stabilizzato su una media di 2,15 €/kg per i marchi industriali standard. La scomposizione del prezzo rivela come i costi energetici e logistici abbiano ormai superato, in termini di incidenza, il valore della materia prima agricola stessa.
L’analisi dei costi industriali mostra una struttura dove i “servizi” (energia e trasporti) pesano per quasi la metà del prezzo finale (media 2026)
| Voce di spesa | Incidenza (%) | Valore stimato (€) | Nota tecnica |
| Materia Prima (Grano duro) | 32% | 0,69 € | Include stoccaggio e molitura in semola. |
| Energia e Produzione | 28% | 0,60 € | Essiccazione termica e confezionamento. |
| Logistica e Trasporti | 22% | 0,47 € | Pesantemente influenzata dal caro-diesel. |
| Distribuzione e Margine | 18% | 0,39 € | Margine del supermercato e costi di vendita. |
Analisi dei fattori critici
Il peso del Diesel (Logistica)
Con il gasolio oltre i 2,10 €/litro, la logistica non è più una voce secondaria. La pasta è un prodotto “povero” ma pesante; spostare un bancale dal pastificio al centro di distribuzione costa oggi il 40% in più rispetto al 2021. Questo spiega perché, nonostante il prezzo del grano possa scendere, il prezzo della pasta allo scaffale rimane rigido.
Il fattore Energia
La produzione della pasta richiede temperature costanti per cicli di essiccazione che variano dalle 6 alle 24 ore. L’aumento dei costi del gas e dell’elettricità nel 2026 ha reso l’essiccazione la seconda voce di costo più pesante dopo il grano.
La materia prima (Grano duro)
Il prezzo del grano duro nel 2026 risente dei cambiamenti climatici che hanno ridotto i raccolti in Canada e nel Sud Italia. Anche se il taglio delle accise aiuta i trasporti, non può nulla contro il prezzo internazionale della materia prima, che rimane volatile.
Curiosità: Per produrre 1 kg di pasta servono circa 1,3 kg di grano duro. Il resto viene perso durante la molitura (crusca e sottoprodotti), che però i mulini rivendono per l’alimentazione animale, recuperando parte dei costi.
La differenza tra la pasta di semola classica e le varianti integrale o biologica
La differenza tra la pasta di semola classica e le varianti integrale o biologica non risiede tanto nel processo produttivo (che è quasi identico), quanto nel costo della materia prima e nelle economie di scala. Nel 2026, produrre pasta integrale o bio costa mediamente tra il 20% e il 35% in più rispetto alla classica. Ecco come si scompone questa differenza.
| Voce di spesa | Pasta Classica (€/kg) | Pasta Integrale/Bio (€/kg) | Perché la differenza? |
| Materia Prima | 0,69 € | 1,05 € | Resa agricola inferiore (Bio) e costi di certificazione. |
| Energia e Produzione | 0,60 € | 0,65 € | Pulizia del chicco più accurata per l’integrale. |
| Logistica | 0,47 € | 0,52 € | Volumi minori = trasporti meno efficienti per unità. |
| Marketing e Margine | 0,39 € | 0,58 € | Posizionamento “Premium” e rotazione più lenta. |
| Prezzo Finale Medio | 2,15 € | 2,80 € | +30% circa |
I 3 fattori che alzano il prezzo
La resa agricola e il rischio (Bio)
L’agricoltura biologica nel 2026 affronta sfide climatiche maggiori senza l’ausilio di fitofarmaci di sintesi. La resa per ettaro è inferiore del 25-30% rispetto al convenzionale. Per compensare questa perdita e i costi dei controlli di filiera, il prezzo del grano bio al mulino è sensibilmente più alto.
Il paradosso della crusca (Integrale)
Tecnicamente, la pasta integrale richiede meno lavorazione perché non viene rimosso il rivestimento esterno (crusca e germe). Tuttavia:
- Scadenza: La pasta integrale scade prima perché i grassi del germe possono irrancidire.
- Stoccaggio: Richiede silos separati per evitare contaminazioni con la semola bianca, aumentando i costi fissi del pastificio.
Logistica e “Rotazione”
Il diesel a 2,13 €/litro colpisce tutti, ma la pasta bio spesso viaggia in lotti più piccoli. Mentre un bilico di pasta classica viaggia “saturato” (pieno), la distribuzione di nicchia ha costi di rifornimento per singolo pacchetto più elevati perché la merce resta più tempo sugli scaffali prima di essere venduta.
L’ascesa del “Bio-Locale”: Nel 2026 stiamo assistendo a un fenomeno interessante: la pasta integrale prodotta a km zero costa talvolta meno di quella industriale di marca, perché elimina quasi interamente la voce “Logistica” che oggi pesa per oltre il 20% sul prezzo finale.
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