
di Molly Preston
È un’immagine quasi cinematografica quella che ha accolto gli abitanti di Cuneo in una soleggiata mattina di aprile 2026: George Clooney, una delle icone più splendenti di Hollywood, che arriva al Palazzetto dello Sport guidando personalmente una vecchia decappottabile, senza autisti né guardie del corpo in vista. L’attore è approdato in Italia per la precisione in Piemonte come ospite d’onore della Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo) per l’evento “L’impegno civile: una scelta di campo“, parlando a cuore aperto davanti a una platea di oltre tremila studenti delle scuole superiori provenienti da tutta la provincia. E lontano dai riflettori della California, Clooney ha smantellato il suo mito di “divo irraggiungibile” per vestire i panni del mentore.
George Clooney ph. Bryan Berlin (Opera propria, CC BY-SA 4.0)
Ha ricordato ai ragazzi le sue origini umili in Kentucky, quando lavorava nelle piantagioni di tabacco per tre dollari l’ora o dormiva sul pavimento di una cabina armadio a Los Angeles, spostandosi in bicicletta perché non poteva permettersi un’auto. È proprio questa consapevolezza della precarietà, ha spiegato l’attore, ad avergli dato il coraggio di esporsi politicamente e civilmente attraverso la sua Clooney Foundation for Justice. Il cuore politico del suo intervento ha colpito duramente Donald Trump e il clima di polarizzazione estrema negli Stati Uniti. Clooney non ha usato giri di parole, dichiarando che con l’ex Presidente si è “superato il limite della decenza”. Pur rispettando le posizioni conservatrici, l’attore ha sottolineato come la retorica di Trump rappresenti un pericolo per le istituzioni democratiche e per la stabilità globale, arrivando a definire come “un crimine” l’idea di voler smantellare i pilastri della civiltà moderna. Ha inoltre espresso una forte preoccupazione per il futuro della NATO, definendola l’istituzione che ha garantito la sicurezza dell’Europa e del mondo negli ultimi decenni. Ma la riflessione di Clooney non si è fermata alla critica degli avversari. Con insolita franchezza, ha commentato anche le dinamiche interne al Partito Democratico, ammettendo che il mancato svolgimento di vere primarie nel 2024 è stato un errore strategico che ha lasciato il partito “con le spalle al muro”. Ha rivendicato con orgoglio il suo celebre editoriale sul New York Times in cui chiedeva a Joe Biden di fare un passo indietro, spiegando che quella scelta, per quanto dolorosa e rischiosa per i suoi rapporti personali, era necessaria per dare una chance di vittoria ai democratici. Tra aneddoti personali e visioni geopolitiche, l’attore ha lasciato ai giovani di Cuneo un messaggio di speranza e resilienza. Ha parlato del superamento del sistema tossico di Hollywood post-caso Weinstein, dove i diritti fondamentali venivano calpestati sistematicamente, e ha esortato gli studenti a non temere il fallimento. Secondo Clooney, l’unica cosa che pesa davvero con l’avanzare dell’età è il rimpianto, non l’errore commesso nel tentativo di inseguire un sogno. La sua presenza a Cuneo, città che ha confessato di aver visitato spesso in segreto durante i suoi giri in moto, si è chiusa con un monito sulla generosità: piccoli miracoli quotidiani e gesti di altruismo che, proprio come quei venti dollari prestati a uno sconosciuto anni fa, possono cambiare il corso di una vita intera.
La Clooney Foundation for Justice
Non tutti sanno che George e Amal Clooney nel 2016 hanno fondato assieme la Clooney Foundation for Justice (CFJ), che non opera come una classica associazione umanitaria che fornisce aiuti diretti, ma si definisce piuttosto come un’organizzazione di “giustizia tattica”: l’obiettivo è utilizzare la legge come un’arma per proteggere i vulnerabili e punire i potenti che violano i diritti umani. La fondazione agisce principalmente attraverso tre programmi pilastro, ognuno focalizzato su una specifica “falla” del sistema giudiziario globale.
1. TrialWatch: Monitoraggio dei Processi
Questo programma invia osservatori specializzati nelle aule di tribunale di tutto il mondo dove i diritti umani sono a rischio. L’obiettivo è documentare le irregolarità nei processi contro giornalisti, donne, persone LGBTQ+ e minoranze.
- Cosa fa: Utilizza una scala di valutazione (da A a F) per dare un “voto” alla correttezza del processo, creando una pressione diplomatica e mediatica sui governi.
- Battaglia chiave: Ha monitorato casi critici in paesi come la Thailandia (contro attivisti pro-democrazia) e l’Egitto, fornendo supporto legale gratuito per ribaltare sentenze ingiuste.
2. The Waging Justice for Women Initiative
Lanciato per combattere le leggi discriminatorie e l’impunità per la violenza di genere. Il programma si concentra sull’eliminazione delle barriere legali che impediscono alle donne di ottenere giustizia.
- Progetti attivi: Collabora con avvocati locali in Africa e Asia per sfidare leggi sul matrimonio infantile e per perseguire penalmente i responsabili di crimini sessuali in zone di conflitto.
- Obiettivo: Trasformare le sopravvissute in “attrici legali” che portano i loro carnefici davanti a una corte.
3. The Docket: Crimini di Guerra e Genocidi
Questo è il braccio più “aggressivo” della fondazione. Mentre TrialWatch osserva, The Docket indaga. Un team di ex investigatori e avvocati internazionali raccoglie prove di crimini di massa per innescare procedimenti penali.
- Ucraina: CFJ è estremamente attiva nel documentare i crimini di guerra russi, lavorando a stretto contatto con la Corte Penale Internazionale.
- Venezuela e Sudan: Stanno raccogliendo prove per perseguire leader politici e militari responsabili di torture e uccisioni sistematiche.
“La giustizia deve essere costruita, non accade e basta. Il nostro lavoro è stanare chi crede di essere al di sopra della legge e dimostrare che si sbaglia”, ripete spesso George Clooney
Oltre ai programmi strutturati, la CFJ si è distinta anche per interventi mirati di alto profilo. Si è battuta per la libertà di stampa sostenendo la difesa legale di Maria Ressa (Premio Nobel per la pace) nelle Filippine, contrastando i tentativi del governo di metterla a tacere attraverso accuse di evasione fiscale e diffamazione. Amal Clooney ha guidato la battaglia legale per le donne Yazidi vittime di genocidio da parte dell’ISIS, riuscendo a ottenere storiche condanne per crimini contro l’umanità in tribunali europei (come in Germania) attraverso il principio della giurisdizione universale. La fondazione combatte l’uso della legge come strumento di persecuzione (il cosiddetto lawfare), dove i governi usano accuse penali inventate per incarcerare l’opposizione politica.
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