Menu Chiudi

Dolce & Gabbana: Il passo indietro di Stefano e la sfida del debito


di Patrizia Vassallo

Oggi è stato annunciato un passo indietro di Stefano Gabbana dalle cariche amministrative della Maison, formalizzato all’inizio del 2026, che segna uno spartiacque storico per il Made in Italy. Sebbene la nota ufficiale parli di un “naturale percorso di evoluzione”, la coincidenza temporale con la ristrutturazione del debito e le indiscrezioni sul futuro della sua quota del 40% suggeriscono uno scenario molto più complesso, dove la strategia finanziaria si intreccia con la necessità di una successione manageriale strutturata. Al di là della “evoluzione della governance”, l’ipotesi più accreditata riguarda la preparazione di un assetto che possa sopravvivere ai suoi fondatori.

Stefano Gabbana (ph. Renan Katayama)

In passato, Dolce e Gabbana avevano dichiarato di non voler vendere a gruppi stranieri, immaginando una gestione familiare affidata alla famiglia Dolce (Alfonso Dolce è infatti l’attuale Presidente e CEO). Tuttavia, il rallentamento globale del mercato del lusso e l’erosione dei margini sembrano aver imposto un cambio di passo. L’uscita di Gabbana dai ruoli gestionali, unita ai rumors sull’ingresso di Stefano Cantino (ex CEO di Gucci), suggerisce il tentativo di trasformare la maison da “azienda dei fondatori” a una public company o a un’entità gestita da manager esterni di alto profilo, pronti a rassicurare i mercati e il sistema bancario. Con un debito di circa 450 milioni di euro e la necessità di ottenere nuova liquidità per 150 milioni, il gruppo si trova in una fase di negoziazione delicata. Le banche, in contesti di ristrutturazione, chiedono spesso garanzie di stabilità e una distinzione netta tra la “genialità creativa” e il “rigore amministrativo”. Bloomberg ha ventilato l’idea che la nota azienda di moda possa optare per la strada della vendita di immobili e il rinnovo delle licenze puntando su una strategia di cash pooling (raccolta di liquidità) necessaria per sostenere gli investimenti nei settori Beauty e Real Estate, che sono ad alto assorbimento di capitale ma cruciali per la crescita futura.

L’enigma della quota del 40%

L’elemento che più alimenta le speculazioni non sono tanto le dimissioni dalle cariche, quanto la valutazione che Gabbana starebbe facendo sulla propria quota azionaria, tenuto conto che se decidesse di vendere o di diluire la sua partecipazione, si aprirebbero scenari inediti. Il primo potrebbe essere quello dell’ingresso di un fondo. Un partner finanziario potrebbe iniettare il capitale necessario per abbattere il debito, portando però a una governance ancora più orientata al profitto. La seconda ipotesi è quella della quotazione in Borsa, spesso discussa, ma mai concretizzata, che richiederebbe però una pulizia di bilancio e una struttura manageriale esattamente come quella che si sta profilando oggi. L’ultima strada potrebbe essere quella del consolidamento interno che prevederebbe una possibile acquisizione della quota da parte della famiglia Dolce o della società stessa, per mantenere il controllo tutto italiano. In sintesi, la scelta di Stefano Gabbana appare come un “sacrificio istituzionale” necessario per permettere alla maison di affrontare la tempesta perfetta: un mercato del lusso in frenata, un debito da rifinanziare e la necessità di una gestione moderna che non dipenda esclusivamente dalla presenza fisica dei due storici creatori nelle stanze dei bottoni.



Scopri di più da WHAT U

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Articoli Correlati

error: Content is protected !!

Scopri di più da WHAT U

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere