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Tregua in Ucraina per la Pasqua Ortodossa: Putin annuncia il cessate il fuoco, Zelensky accetta


di Irina Bikik

Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso l’instabile equilibrio tra Stati Uniti e Iran, il fronte ucraino sembra aver vissuto nelle ultime ore una parentesi di surreale sospensione. L’annuncio di Vladimir Putin di un cessate il fuoco unilaterale per la Pasqua ortodossa – dalle 16:00 di sabato 11 aprile fino alla mezzanotte di domenica – ha colto molti di sorpresa, non tanto per la natura del gesto, quanto per il tempismo geopolitico. In un conflitto che si trascina ormai da oltre quattro anni, ogni segnale di “de-escalation”, per quanto fragile, assume il peso di una speranza insperata. Tuttavia, la realtà sul campo racconta una storia diversa: già nelle prime ore della tregua, Kiev ha denunciato centinaia di violazioni lungo gli oltre 1.200 chilometri di fronte, trasformando il “silenzio delle armi” in un nuovo terreno di accuse reciproche. La posizione di Vladimir Putin appare oggi guidata da una necessità di riposizionamento strategico. Con l’attenzione di Washington e degli alleati occidentali parzialmente dirottata verso la crisi in Medio Oriente e le tensioni nel Golfo, il Cremlino tenta di giocare la carta della moderazione diplomatica davanti alla comunità internazionale, pur mantenendo una pressione militare costante. Per Putin, la tregua pasquale è un’operazione d’immagine che serve a consolidare il consenso interno e a proiettare la Russia come un attore capace di “gesti di buona volontà”, mentre l’economia di guerra russa continua a pompare risorse nel Donbass. Il messaggio sottinteso è chiaro: Mosca è pronta a negoziare, ma solo alle proprie condizioni, forte di una stabilità economica che – nonostante le sanzioni – sembra reggere l’urto del tempo. Dall’altra parte, Volodymyr Zelensky, attualmente in Italia per incontrare la premier Giorgia Meloni e altre alte cariche istituzionali allo scopo di rafforzare la cooperazione con l’Italia, consolidare il sostegno militare e politico, discutere il “Piano per la Pace” e partecipare a conferenze sulla ricostruzione dell’Ucraina, si trova a navigare in acque agitate. Il leader ucraino ha accolto la tregua con un misto di pragmatismo e scetticismo, dichiarandosi pronto a passi “simmetrici” per proteggere i civili, ma con la consapevolezza che il focus globale si sta spostando. La sua preoccupazione principale è che il conflitto tra USA e Iran possa drenare non solo l’attenzione politica, ma soprattutto le forniture militari americane necessarie per la resistenza. Zelensky, ha infatti approfittato del momento per chiedere il pieno ripristino delle sanzioni energetiche contro la Russia, ora che la riapertura dello Stretto di Hormuz ha allentato la morsa sui mercati globali del greggio. Per Kiev, la tregua di Pasqua non è la fine della guerra, ma un momento di respiro per ribadire che la sicurezza europea passa ancora inevitabilmente per le pianure ucraine. Attualmente, la guerra tra Russia e Ucraina vive una fase di stallo dinamico. Mentre i negoziati sono rimasti congelati a causa delle distrazioni internazionali, le forze sul campo continuano a logorarsi in una battaglia d’attrito. Il timore di Zelensky è che il 2026 possa diventare l’anno della “normalizzazione” del conflitto, in cui l’Ucraina viene lasciata a gestire una guerra di posizione con meno risorse, mentre l’Occidente si occupa di nuovi incendi in Medio Oriente. La tregua pasquale, dunque, rischia di restare una breve parentesi spirituale in un contesto dove la diplomazia fatica a trovare spazio tra le macerie, e dove l’ombra di un confronto globale più ampio tra grandi potenze continua a condizionare il destino delle trincee.



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