
di Pat Sinclair
Il mondo si trova oggi a un bivio drammatico, stretto tra la minaccia di un’escalation militare senza precedenti nel Golfo Persico e una crisi diplomatica che sta scuotendo le fondamenta stesse dei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede. Mentre i prezzi del petrolio schizzano sopra i 100 dollari al barile, l’Amministrazione Trump sembra aver rotto gli indugi, preparandosi a quello che appare come un assedio navale dello Stretto di Hormuz.
La domenica del Presidente a Doral è stata scandita da febbrili consultazioni e telefonate con i vertici di Fox News, in un clima di crescente tensione dopo il fallimento dei colloqui di pace a Islamabad. Il rifiuto categorico dell’Iran di smantellare il proprio programma nucleare ha mandato su tutte le furie Donald Trump, che vede ora nel blocco navale l’unica via per piegare la resistenza di Teheran. Nonostante il desiderio dichiarato di una soluzione pacifica, l’ordine è partito: la Marina degli Stati Uniti è pronta a monitorare e limitare il traffico marittimo, puntando direttamente al cuore dell’economia iraniana. La logica della Casa Bianca, supportata dal consigliere economico Steve Moore, è quella della sicurezza globale: mettere in sicurezza lo stretto per evitare che l’economia mondiale precipiti in una recessione irreversibile. Tuttavia, la strategia di Trump non sta isolando solo l’Iran, ma sta creando crepe profonde all’interno della comunità internazionale. Se la Russia e la Cina condannano apertamente quello che definiscono un “atto di pirateria”, anche i partner storici della NATO mostrano segni di insofferenza. Dalla Spagna alla Gran Bretagna, i leader europei prendono le distanze da una missione che considerano parte di una spirale distruttiva, preferendo invece ipotizzare una forza multinazionale puramente difensiva. In questo scenario già saturo di tensioni, si è innestato un attacco frontale e senza precedenti di Donald Trump contro Papa Leone XIV. Definendo il Pontefice “debole” e accusandolo di assecondare la sinistra radicale, il Presidente americano ha aperto una ferita profonda con il primo Papa statunitense della storia. La controversia è nata dalle ripetute condanne di Leone XIV verso quello che ha definito un “delirio di onnipotenza” bellico, richiamando costantemente le parti al dialogo evangelico. Trump è arrivato persino a rivendicare il merito della sua ascesa al Soglio Pontificio, sostenendo che la Chiesa lo abbia scelto solo come mossa politica per gestire i rapporti con la Casa Bianca. Le reazioni non si sono fatte attendere: dalla Conferenza Episcopale USA alla CEI, il mondo cattolico ha fatto scudo attorno al Papa, ribadendo che il Vicario di Cristo non è una controparte politica né un rivale elettorale. Anche in Italia, il dibattito politico si è infiammato, con condanne trasversali che vanno da Antonio Tajani a Elly Schlein, tutti concordi nel definire inaccettabili le parole del Presidente. Dal canto suo, Leone XIV ha risposto con la calma di chi non cerca lo scontro mediatico. Durante il volo verso Algeri, il Pontefice ha ribadito di non temere l’amministrazione americana e di non voler scendere nell’arena del dibattito politico. Il suo messaggio resta fermo sul Vangelo e sulla necessità di interrompere un conflitto che sta causando troppe vittime innocenti. Mentre la scadenza per il blocco navale si avvicina e i cacciatorpediniere USS Frank E. Petersen e USS Michael Murphy incrociano nelle acque del Golfo, l’umanità osserva col fiato sospeso uno scontro che è diventato, contemporaneamente, militare, economico e spirituale.
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