


Budapest si è svegliata in una nuova era. Le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 non hanno solo decretato un cambio di governo, ma hanno letteralmente smantellato il sistema di potere di Viktor Orbán dopo sedici anni di dominio incontrastato. Il partito d’opposizione Tisza, guidato dall’ex “insider” del regime Péter Magyar, ha ottenuto una vittoria che definire travolgente sarebbe riduttivo: con il 53,6% dei voti, Magyar si assicura 138 seggi su 199, conquistando quella “supermaggioranza” dei due terzi che gli permetterà persino di mettere mano alla Costituzione.
Il crollo del muro di Orbán
Il responso delle urne è impietoso per il premier uscente. Il suo Fidesz si è fermato a 55 seggi, travolto da un’affluenza record che ha sfiorato il 78%, la più alta nella storia post-comunista del Paese. È il segno tangibile di una mobilitazione civile senza precedenti, alimentata dalla stanchezza per l’isolamento internazionale e dalle accuse di corruzione che Magyar ha saputo trasformare nel motore della sua campagna elettorale. In piazza Batthyany, a Budapest, i sostenitori di Tisza hanno festeggiato intonando lo storico slogan della rivolta del 1956, “Ruszkik, haza” (russi a casa), un chiaro segnale del cambio di rotta geopolitica. Magyar ha promesso che l’Ungheria tornerà a essere un alleato solido e affidabile sia per l’UE che per la NATO, annunciando che i suoi primi viaggi saranno a Varsavia e Bruxelles per sbloccare i circa 20 miliardi di euro di fondi europei congelati.
Reazioni: tra speranza e gelo
L’Europa respira. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha salutato il voto dichiarando che “l’Ungheria riprende il suo cammino europeo”, mentre il polacco Donald Tusk ha celebrato la fine della sintonia tra Budapest e il Cremlino. Di segno opposto le reazioni da Mosca, dove l’entourage di Putin parla di una vittoria che “accelererà il collasso dell’UE”. In Italia, il fronte politico si divide. Mentre la premier Giorgia Meloni ha mantenuto un profilo istituzionale, ringraziando “l’amico Orbán” pur congratulandosi con il vincitore, il vicepremier Matteo Salvini ha espresso rammarico per la sconfitta di un leader che, a suo dire, ha fatto tanto per la sua gente sfidando Bruxelles sui migranti. Dall’altra parte, Elly Schlein sottolinea come la sconfitta di Orbán rappresenti un colpo diretto anche alle ambizioni delle destre sovraniste italiane.
Ecco il quadro delle principali reazioni internazionali
Unione Europea: l’entusiasmo di Bruxelles
- Ursula von der Leyen (Commissione UE): Ha espresso grande gioia su X, dichiarando che “il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria” e che il Paese ha finalmente scelto di riprendere il suo cammino europeo.
- Roberta Metsola (Parlamento UE): Ha salutato il risultato come una vittoria della democrazia, pronta a collaborare con il nuovo governo.
- Emmanuel Macron (Francia): È stato tra i primi a chiamare Magyar, lodando “l’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione” e auspicando un’Europa più sovrana e unita.
- Friedrich Merz (Germania): Il cancelliere tedesco si è detto impaziente di collaborare per una “Europa forte e sicura”, sottolineando che l’Ungheria ha chiaramente deciso il suo futuro.
Italia: Un fronte diviso
- Giorgia Meloni: Ha tenuto una linea istituzionale, congratulandosi con Magyar per la “chiara vittoria” e garantendo collaborazione, pur mantenendo un tono di rispetto per il legame storico di amicizia tra le due nazioni.
- Matteo Salvini: Decisamente più critico, ha difeso l’operato di Orbán, definendolo “una persona che per la sua gente ha fatto tanto” e lanciando una sfida a Magyar: “Vedremo se farà almeno una parte di quanto fatto da Orbán”.
- Elly Schlein (Opposizione): Ha esultato parlando di una “lezione per i sovranisti”, sostenendo che la sconfitta di Orbán segna l’inizio della fine per quel modello politico anche in Italia.
Regno Unito e Polonia
- Keir Starmer (UK): Ha definito il voto un “momento storico per la democrazia europea”, sottolineando l’importanza della stabilità e della cooperazione in un periodo di tensioni globali.
- Donald Tusk (Polonia): Ha celebrato con particolare calore, vedendo nel successo di Magyar un riflesso della sua stessa vittoria in Polonia e la fine del “modello illiberale” nel Gruppo di Visegrád.
Russia e USA: gelo e silenzio
- Mosca (Cremlino): La reazione è stata durissima. Kirill Dmitriev (inviato di Putin) ha commentato che questa svolta “accelererà il collasso dell’UE”, vedendo nella sconfitta di Orbán la perdita del suo principale alleato all’interno del blocco europeo.
- Washington: L’amministrazione statunitense (guidata da Donald Trump nel 2026) ha mantenuto un silenzio cautamente freddo nelle prime ore. Figure vicine alla Casa Bianca, come JD Vance che aveva attivamente sostenuto Orbán durante la campagna elettorale, non hanno rilasciato commenti immediati sulla debacle del loro alleato.
Cosa succede ora?
Il compito che attende Péter Magyar è immane. Non dovrà solo formare un governo in tempi record — avendo già chiesto al presidente Sulyok il mandato immediato — ma dovrà iniziare a smontare l’impalcatura “illiberale” costruita in tre lustri. Ma almeno ha un grande vantaggio; ha i numeri dalla sua parte e la forza legale per farlo, anche se la sfida sarà ora gestire un Paese profondamente polarizzato e ricostruire la fiducia in istituzioni che per anni sono state piegate al volere di un solo uomo. Molti analisti in queste ore dicono che le reazioni alla storica vittoria di Péter Magyar e alla caduta di Viktor Orbán riflettono una profonda spaccatura geopolitica. Di fatto lo è e ora bisogna vedere se questa svolta si rifletterà anche in altri Paesi, come in Italia, dove nonostante i salti mortali della premier Meloni per fronteggiare eventi di qualsiasi tipo di evento, i partiti di sinistra sono già sul fronte di guerra con grande anticipo in vista delle elezioni del prossimo anno.
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