Menu Chiudi

“Michael” supera “Bohemian Rhapsody”: debutto record per il biopic


di Purdey Shevell

Il debutto nelle sale di Michael non è stato semplicemente un successo commerciale, ma un vero e proprio terremoto mediatico che ha riscritto le gerarchie del cinema biografico. Nonostante una produzione segnata da ostacoli legali e una critica internazionale che ha accolto la pellicola con freddezza, il pubblico ha risposto con un entusiasmo travolgente, regalando al film un debutto da 97 milioni di dollari nel mercato nordamericano. Questo risultato non solo ha polverizzato le stime iniziali, che parlavano di circa 50 milioni, ma ha stabilito un nuovo standard per il genere, distanziando nettamente i colossi che lo avevano preceduto. Per comprendere la portata di questo fenomeno, è inevitabile il confronto con i precedenti “pesi massimi” del biopic musicale. Se nel 2015 Straight Outta Compton aveva stupito l’industria con un’apertura da 60,2 milioni di dollari, e nel 2018 Bohemian Rhapsody aveva iniziato la sua scalata verso l’Oscar con 51 milioni, Michael ha giocato in una categoria a sé stante. Mentre il film sui Queen puntava su una narrazione che abbracciava l’intera parabola di Freddie Mercury, il lavoro di Antoine Fuqua ha scelto una strada più circoscritta e, per certi versi, controversa: fermare il racconto al 1988. Questa scelta stilistica e narrativa ha permesso di evitare le turbolenze legali legate alle accuse post-1993, ma ha anche creato un distacco netto rispetto a opere come Leaving Neverland, che invece facevano della cronaca giudiziaria il proprio fulcro. La genesi del film è stata tuttavia molto più complessa rispetto a quella di successi lineari come Super Mario Galaxy – Il film o Project Hail Mary, che stanno dominando la stagione primaverile con numeri da capogiro. Se questi ultimi hanno goduto di una produzione fluida e di un consenso critico più uniforme, “Michael” è dovuto passare attraverso una radicale ristrutturazione in fase di montaggio. Il taglio del terzo atto originale e le riprese aggiuntive da 50 milioni di dollari, necessarie per rispettare i vincoli legali degli eredi Jackson, rappresentano un caso quasi unico nella storia recente del cinema ad alto budget. Eppure, questo “limite” temporale sembra non aver scalfito l’appeal della pellicola agli occhi dei fan, che hanno premiato il film con un solido “A-” su CinemaScore, ignorando il modesto 38% assegnato dagli aggregatori di recensioni come Rotten Tomatoes. In un panorama cinematografico che vede titoli come Project Hail Mary superare i 600 milioni di dollari globali grazie a una narrazione fantascientifica solida, il successo di Michael conferma che l’iconografia del Re del Pop possiede ancora una forza d’attrazione impareggiabile, capace di superare persino le polemiche familiari e le perplessità etiche. La Lionsgate, pur avendo ceduto i diritti internazionali alla Universal per mitigare i rischi di un budget lievitato a 200 milioni, si trova ora tra le mani l’inizio di un possibile franchise. Con un sequel già in cantiere e un terzo capitolo ipotizzato, la storia cinematografica di Michael Jackson sembra destinata a seguire le orme dei grandi blockbuster seriali, trasformando la vita di un artista in un’epopea divisa per atti che promette di dominare il botteghino negli anni a venire.



Scopri di più da WHAT U

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Articoli Correlati

error: Content is protected !!

Scopri di più da WHAT U

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere